1.Non riesco più a capire se sto meglio adesso che sto male.

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Non riesco più a capire se sto meglio adesso che sto male~Federica Carta

Dean aveva appena finito di torturare l'ultima anima. Ormai non era più neanche chiamabile tale. Erano tanti i pezzi sparsi in quella stanza.
Il gioco era semplice, lui doveva solo martoriarli, lasciare segni indelebili su di loro. Tanto poi qualcuno li avrebbe risistemati, eliminando qualsiasi prova dell'avvenuto, all'infinito, e sarebbe ricominciato tutto da capo.

Dean ormai non ci pensava più. Entrava in una stanza e faceva quello che doveva. Le urla facevano eco in tutto quel luogo, in ogni corridoio.
Le persone pensano che l'inferno sia il caos, magari tutti che combattono tra loro, fuoco, armi...beh quelle c'erano.
In realtà non era niente di tutto ciò.
Solo un interminabile spazio di gabbie, anime bloccate in un soffrire infinito. I demoni se ne stavano per conto loro a "divertirsi" e se proprio non gli andava giù stare lì, creavano qualche casino sulla Terra.

La Terra...ormai Dean non ci pensava più. Suo fratello Sam, se era ancora lì vuol dire che non aveva trovato un modo di salvarlo, magari si era rifatto una vita. E Dean ne era felice, senza di lui che per puro egoismo lo trascinava nei casini, la sua vita sarebbe stata sicuramente migliore.

Ma ormai non ci pensava più. Aveva abbandonato i sentimenti perché li non c'era modo di provarli. Certo stava uno schifo, ma probabilmente ora stava meglio. Libero da ogni preoccupazione. Quando andava a caccia doveva preoccuparsi, preoccuparsi per Sam, preoccuparsi di rendere orgoglioso il padre, preoccuparsi di sopravvivere, preoccuparsi di sentirsi come un cane al guinzaglio, libero di andare ma pur sempre legato, lui si comportava da quel tipo di uomo che non pretende troppo dalla vita, solo cerca di renderla bella. Ed è vero, da un certo punto di vista, la sua, poteva dirsi una vita libera, sempre in viaggio in un bella auto, ascoltare canzoni a tutto volume e a tutta velocità, mangiare sempre cibo di fast food, che lui comunque amava, e dopotutto, aveva anche una compagnia, suo fratello.
Ma la verità è che lui si sentiva oppresso da tutto quello, migliaia di emozioni gli turbinavano dentro ma non lui non le ha mai espresse.
Perciò sì, potrebbe essere una grandissima cretinata dirlo, ma ora che era all'inferno e non aveva più motivi per provare emozioni poiché non c'era presenza umana a parte le anime che torturava, lui stava meglio.
Però gli mancava da morire avere qualcosa.

Ancora una volta, come tutti i giorni, stava percorrendo quei corridoi bui e freddi. E come sempre, infinite grida si stavano facendo largo in quegli spazi vuoti. Lui ignorava, sempre. Non avevano più alcun effetto su di lui. Però quel giorno...delle grida in particolare lo attrassero. Si avvicinò alla stanza da cui provenivano è vide qualcosa che non pensava fosse possibile.
Tanti demoni intenti a torturare, di solito si ammassavano con le nuove anime o con quelle più importanti.
E vide un uomo, un uomo con un paio di enormi ali. Non sapeva se fossero nere o se fosse solo l'effetto dell'ombra in quel luogo lucubre.
Quando lo vide pensò subito ad un angelo, ma era impossibile...un angelo all'inferno, torturato, era una cosa troppo macraba e scaturì in Dean dei brividi, forse la prima emozione che provava dopo tanto anche se non poteva effettivamente essere definita tale.
Quando alcuni demoni si spostarono per cambiare attrezzature lo vide meglio, cercava di rannicchiarsi in se stesso e coprirsi con le grandi ali dalle quali si intravedevano brutte ferite, ma le catene che lo tenevano legato glielo impedivano.
Dean capì che non era neanche una semplice tortura, ma qualcosa di molto più doloroso.
Nonostante ciò, lo colpì il fatto che non una sola lacrima bagnava quel volto che sembrava tanto perfetto. Non una sola lacrima per tutto quel dolore inflitto e continuerà ad essergli inflitto, anzi Dean potrebbe giurare di aver visto la rassegnazione su quel volto, sfiorato da alcune piume dalle sue ali che si muovevano come a volerlo consolare.
Probabilmente un movimento causato solo dai demoni che spostavano l'aria, ma Dean la stava stranamente vedendo in modo diverso.
Decise che non gli piaceva stare lì così si allontanò, e qualcosa gli colpì il cuore, più si allontanava più lo sentiva pesante, provò a girarsi e sentì una forte agitazione salirgli fino alla gola.
Fu a quel punto che scappò correndo.
Lui non voleva, non voleva provare di nuovo quelle emozioni, emozioni che gli avevano rovinato la vita.
Si fermò con le mani appoggiate contro un muro e respirando affannosamente, forse per la rabbia, forse per la paura, forse per l'ansia e tirò un pugno contro il muro, poi un altro e un altro ancora finché il suo battito cardiaco non rallentó.
Poi si infilò le mani nei capelli, si accasciò a terra e sospirò. Non sapeva neanche perché, in realtà non stava più pensando a niente.

Souls~DestielWhere stories live. Discover now