Prologo

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Leslie

Quel giorno sarebbe stato l'inizio di tutto. Un tutto a dir poco meraviglioso anche se non così tanto piacevole, poiché quella che credevo sarebbe stata la mia vita da allora era incominciata bene, ma la tristezza e un infinito senso di mancanza l'avevano alternata.

Quello non era un lunedì come gli altri. Era speciale, lo sentivamo tutti in cuor nostro anche se non sapevamo a cosa stessimo andando incontro. Una volta, da piccola, la mamma mi diceva: "Se fai la buona, ti accadranno solo cose buone" ed io ci credevo, ci ho sempre creduto e così sono cresciuta con la consapevolezza che se avessi aiutato sempre il prossimo, la mia vita sarebbe migliorata all'istante. Ma anche se non avessi seguito il suo consiglio, potevo affermare che la mia vita sarebbe stata comunque meravigliosa perché avevo conosciuto Cassidy, la mia migliore amica, la mia parabatai, la mia Yuki (che significa felicità in giapponese) e l'unica ragazza la cui amicizia era molto importante per me.

Ma non avevo solo lei: avevo la mia classe a scuola e i miei due migliori amici... Avevo anche –indirettamente– Levi.

Chi fosse Levi? Mai una risposta sarebbe potuta essere così tanto semplice! Lui era semplicemente il ragazzo per cui avevo una cotta da quando avevo dieci anni e lo vidi per la prima volta negli schermi dei cinema mascherato da un Peter Pan che non voleva crescere. Levi era un giovane attore che viveva nella mia stessa città, a Brisbane, e che non avevo mai incontrato, nemmeno casualmente, in diciassette –o quasi– anni della mia vita. Lui era il mio idolo e, purtroppo, anche la mia ossessione. E questo non era dovuto soltanto alle banali cotte dei fan per i propri idoli, ma più perché Levi era il migliore amico di Peter e John –i miei migliori amici– e loro me ne parlavano in continuazione.

I due, sapendo che per Levi avessi solo una banale cotta da fan, non avevano mai programmato un incontro tra noi due, anche per proteggerlo supponendo una mia reazione da fan impazzita, ma finalmente, quando fui quasi sul punto di compiere 17 anni, dimostrai loro la maturità necessaria e i due decisero di programmare l'incontro per quel lunedì. Quel lunedì speciale.

Quel lunedì sarebbe stato speciale anche perché per tutta la settimana la scuola sarebbe stata chiusa per via di una falla alle tubature idriche e per alcuni restauri generali e di controllo, quindi avremmo avuto molto tempo per quell'incontro che sognavo da ben sette anni.

«Non farmi pentire di averti concesso questo incontro, Bellissima» mi disse Peter sorridendomi. Per un attimo lo guardai negli occhi prima di saltargli addosso e stringerlo forte a me come se fossi un koala.

«Sei il migliore amico che una ragazza possa desiderare di avere, Adulatore» gli lasciai un bacio sulla guancia prima di scendere e ritornare alla mia altezza naturale di un massimo di un metro e sessanta al confronto di Peter che era alto un metro e ottanta circa. I suoi occhi erano bellissimi, verdi e profondi. Occhi grandi e splendenti come i suoi non me avevo mai visti in tutta la mia vita!

I suoi capelli erano spettinati ma perfettamente corvini, così scuri da avere dei riflessi ancora più scuri. Il corpo non troppo muscoloso e snello lo slanciava di più e lo faceva sembrare ancora più alto di quanto già non fosse. Il viso molto spigoloso e la mascella marcata lo rendevano molto attraente, anche se non era il tipo di ragazzo che potesse piacermi perché, insomma, era il mio migliore amico e lo consideravo come un fratello per me. Peter era anche un giovane scrittore che aveva mandato ad una casa editrice il suo primo libro scritto al computer a soli 15 anni e da allora quella stessa casa editrice lo aveva selezionato e aveva sempre pubblicato le sue nuove idee. Era il mio migliore amico in assoluto perché era un fanboy e ci piaceva discutere animatamente di libri insieme, ma anche perché era un ragazzo dolce, simpatico, carismatico e un po' riservato ma a me confidava sempre tutto e non riuscivo mai a non resistere alla tentazione di riappacificarmi con lui in quelle poche volte che litigavamo. Eravamo fatti così noi due, seppur litigassimo raramente, tornavamo sempre l'uno dall'altra perché ci volevamo un bene dell'anima e potevo persino giurarlo, ma avrei anche rischiato la mia vita per poterlo salvare da tutto e da tutti.

«Ed io chi sarei?» chiese John alzando gli occhi al cielo e facendo finta di essere offeso «Anch'io ho concordato con Peter per farti conoscere Levi... non mi ringrazi neppure?»

«Dai, John, sai che ti voglio un mondo di bene e che non potrò mai ringraziarvi abbastanza per avermi concesso una cosa simile!» poi lo abbracciai forte forte e lui mi strinse ricambiando ancora più forte.

John, al contrario di Peter, non era molto alto ma comunque più alto di me difatti arrivava a pelo al metro e settantatré. I suoi capelli erano più lunghi e spettinati di quelli di Peter ma erano comunque più chiari dei suoi; gli occhi di John erano castani con qualche pagliuzza dorata che gli ingigantiva lo sguardo mentre il viso era perfetto: la mascella non era troppo marcata e la barba era leggermente ispida, segno che non si fosse rasato quella mattina.

«Ti vogliamo tanto bene, Leslie. È per questo che lo facciamo» mi sorrisero entrambi anche se Peter lo fece con meno entusiasmo. Non riuscivo a capire perché a volte Peter non fosse per niente entusiasta quando chiedevo loro di Levi, ma non ci badavo mai molto, come quella volta.

«Comunque adesso dovremmo andare da Levi, magari gli accenneremo qualcosa su di te» mi fece l'occhiolino John guardando dall'altro lato della strada, forse pensando al percorso per raggiungere la casa di Levi.

«Andate a casa sua? Al Residence?» chiesi loro con gli occhi pieni di euforia per ciò che sarebbe successo l'indomani. Già immaginavo di fare amicizia con Levi e successivamente immaginavo lui che mi permetteva di conoscere la sua famiglia: sua madre e le sue due sorelle maggiori. Purtroppo suo padre era morto quando era davvero piccolo e lui ancora lo ricordava e ne soffriva, a volte. Lo faceva solitamente quando cadeva ogni anno l'anniversario di morte e lui si recava a piangerlo.

Ovviamente non sono una stalker, so queste cose perché me le raccontano sempre Peter e John e di conseguenza rimango sempre informata.

«Purtroppo» Peter mi si avvicinò e scostò una ciocca di capelli che mi era caduta davanti al viso, dolcemente. Quel modo che sempre era solito usare con me perché mi voleva un mondo di bene, come io gliene volevo a lui «Mi spiace che non possiamo passare più tempo insieme, Bellissima»

«Non fa niente, Adulatore» gli sorrisi gentilmente buttandomi tra le sue braccia e inspirando l'odore buono di colonia del mio migliore amico «Ci vediamo domani, no?»

Lui si staccò da me sorridendo e affermando che ci saremmo visti l'indomani, come ogni giorno, del resto. John sorridendo mi si avvicinò per abbracciarmi e mi sussurrò all'orecchio: «Sta' tranquilla che ti faremo conoscere l'amore della tua vita»

Arrossii come un peperone e gli baciai una guancia dolcemente prima che prendessero a camminare verso il Residence lasciandomi da sola con lo sguardo volto verso l'Oceano, non molto distante da dove abitavo. Riuscivo quasi persino a sentire il rumore del vento che soffiava forte sulla cresta dell'onda. Sicuramente dovevano esserci molti surfisti in spiaggia...

La Stella del mio destino #1Stories to obsess over. Discover now