Morte di una mantide religiosa

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Accese la luce del comodino per guardarlo.
Come per timore che la notte l'avesse ripreso con sé.
O ricondotto quel corpo colore dell'ambra in uno dei suoi tanti sogni erotici.
E invece era ancora lì, nel suo letto. Completamente nudo.
Bellissimo.

Sarebbe potuta rimanere ore soltanto ad ammirarlo. A osservare come la luce soffusa correva sulla pelle levigata, cesellava ogni singolo muscolo e scavava l'ampia schiena in una valle che si stringeva in basso, nella vita, prima che i glutei, completamente lisci, emergessero sfrontati, come una sfida sensuale alla gravità.
Allungò una mano per carezzarli, ma la ritirò subito. E un sorriso le increspò appena il volto.
Il Trophy boy è preso, ho vinto.

Poi si voltò a prendere il cellulare per rileggere il messaggio che l'aveva svegliata.
"Specchio, specchio delle mie brame, chi è del regno la più tegame?".

Mentre scorreva i messaggi sul gruppo, WhatsApp si chiuse di colpo.
E nello stesso momento iniziò ad avvertire forte l'odore di lui levarsi dal letto.
Le sembrò un serpente etereo, impalpabile. Lo sentì scivolare lentamente intorno al collo, sollevarle il mento e penetrare nelle narici.
Gli occhi si dilatarono.
Adesso si muoveva dentro. Nella sua gola, nella sua testa.
Lo sentiva rimescolare sensazioni, immagini e ricordi.
Baci, carezze, saliva.

ALCUNE ORE PRIMA

Lei gli allungò un bicchiere di vino bianco accompagnato con un sorriso. Che lui ricambiò prima di sollevare il calice in un cin-cin.
Il tintinnio dei bicchieri riecheggiò nella casa mentre entrambi portarono il vino alle labbra, continuando a guardarsi negli occhi. Uno di fronte all'altra, seduti sul divano.
«Se continui a fissarmi così, avrò bisogno degli occhiali da sole» disse lei con un leggero sorriso.
«In realtà hai iniziato tu. È un po' di tempo che ho notato il tuo sguardo nel locale».
«Beh, immagino tu sia abituato a sentire gli occhi delle donne addosso».
«Ci si abitua ad essere guardati, non al modo».
La donna riportò il calice alla bocca. «Interessante distinzione. E come sarebbero questi modi?».
«Lo sguardo rivela. Rivela il pensiero che c'è dietro. E i pensieri delle donne, lo sai meglio di me, sono fatti di infinite sfumature. Dunque infiniti modi di incastrarti nelle loro fantasie».
«Incastrarti nelle loro fantasie», ripeté lei mentre si allungava per prendere una sigaretta dal pacchetto sul tavolino di fronte. «Bella espressione, molto evocativa. Penso sia perfettamente aderente alla psiche femminile», disse accendendosi la sigaretta. Poi voltò la testa di lato, per non gettargli il fumo nel viso. «Comunque mi sorprendi. Non avrei mai sospettato che uno tipo come te avesse... come dire...»
«Sensibilità?»
«Esatto. Insomma, una certa capacità di scandagliare anche le menti femminili».
«Perché anche?».
La donna sorrise maliziosa. «Tradita da un lapsus. Scusami. Ma mi sembra evidente che uno come te scandagli anche altro, anzi in particolar modo».
«Certo, i muscoli, le spalle larghe, la pelle scura. È evidente, donne a iosa; anzi, una diversa a sera... Non ti preoccupare, ormai ci ho fatto il callo a questo personaggio. Comunque sarei falso se ti dicessi che non gioco con quest'immagine. Perché rimane il modo più semplice per attrarre corpi... È che ormai i corpi non mi bastano più. Sento invece un bisogno diverso. Il bisogno di scandagliare, come dici tu, anche gli sguardi, forse soprattutto quelli. Tanto che adesso mi definirei, un amante di sguardi, anzi di più: un collezionista. Un collezionista di sguardi».
Lei appoggiò il bicchiere sul tavolino e tornò a fissarlo in modo nuovo, come se affiorasse una persona diversa dal ragazzo che aveva invitato a casa sua.
«E vediamo allora... cosa diceva o dice il mio sguardo?».
Il ragazzo si sollevò dallo schienale col busto, per allinearsi alle sue pupille. E, in silenzio, iniziò a scrutarle, come a frugarci dentro. Occhio per occhio.
Rimase così, per tre, massimo cinque secondi, ma a lei parvero minuti. Poi il ragazzo riprese il bicchiere e bevve appena un sorso, prima di abbandonarsi nuovamente al divano.
Lei gli rivolse una smorfia come a chiedergli conto.
Lui allora guardò il soffitto, forse a cercare una sensazione, poi riagganciò gli occhi di lei.
«È come essere seduto sulla spiaggia e guardare il mare».
«Carina - ridacchiò lei - ma puoi fare di meglio. Per una che ha gli occhi azzurri, sei quasi scivolato su una banalità».
Lui non si scompose affatto. Stese un braccio per carezzarle la nuca, le spostò i capelli da una parte e si sollevò di nuovo per accostarsi all'orecchio con le labbra.
Le quali rimasero socchiuse per un attimo, come se lui volesse lasciare al suo profumo la prima parola, quella più eloquente. Quella che sarebbe scivolata dietro la porta dei sensi per scardinarla.
Infine parlò.
«Non mi riferivo al colore, ma alla vastità dell'orizzonte che i tuoi occhi lasciano intravedere. Per un esploratore non c'è promessa migliore».

La mano con la sigaretta si adagiò lentamente sul divano, mentre la cenere cadeva per terra.

***

Per un esploratore non c'è promessa migliore, riassaporò ancora una volta quella frase, facendosela correre per la testa insieme alle immagini di quello che era accaduto dopo.
Poi però la sua mente saltò a un'altra frase, in realtà appena un sussurro. Che lui le aveva detto, con occhi improvvisamente tremuli, nel bel mezzo del mentre. Quando - come lei sapeva bene - le parole a volte vengono su da sole, quasi uno zampillo irrefrenabile. Senza la rete dei calcoli o della prudenza.
"Ho bisogno di perdermi".

Nel frattempo whatsapp si apriva sull'ultimo messaggio del gruppo.
"Attendiamo foto. La regola è sempre la stessa".

Alzò la testa dallo schermo e diede un'altra occhiata all'uomo nel letto, prima di alzarsi per andare in bagno.

Di fronte allo specchio trovò un volto che conosceva poco.
Non c'era luce né sicurezza.
Allora muovendosi lentamente ne cercò sul volto la ragione. Come se fosse scritta intorno alle pieghe della bocca o nelle occhiaie. Ma già intuiva che ogni risposta la riportava in camera da letto. Quasi si fosse aperta in quella stanza un'improvvisa voragine, dove precipitavano insieme certezze e verità.

Blinnn

Lo schermo dello smartphone si rianimò.
"No foto, no win", recitava un nuovo messaggio sul gruppo delle Mantidi Religiose.
Rimase incollata a quel testo per dei secondi, come dovesse ruminare, una ad una, ogni singola lettera.
Alla fine chiuse whatsapp e tornò a fissarsi nello specchio.
No, si disse mentre portava l'indice e il pollice a un occhio, a spalancarne le palpebre, e il medio dell'altra mano scivolava sulla cornea, estraendo una lente a contatto azzurra.
Tolta anche l'altra, osservò le sclere arrossate e le iridi marroni. Ora meglio.
Poi recuperò le lenti a contatto azzurre e le buttò nel water.

Buona notte.

Fine

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