•1•

22 2 0
                                        

Corse. Corse. Corse. Alla fine si voltò e non vide nessuno. Anche questa volta ce l'aveva fatta. Si fermò a prendere fiato le mani sulle ginocchia a guardare un punto lontano. Non era quel tipo di persona che si sente subito al sicuro e non aveva intenzione di abbassare la guardia.
Si votò e si mimetizzò con la folla della città.
Camminò per strada fino a raggiungere il posto che conosceva meglio, oltre a casa: il Fioraio.
Il Fioraio era un grazioso negozietto di piante e fiori. Entrando ti sembrava di stare in una foresta pluviale, eri circondato da piante di ogni genere. Dalla parte opposta rispetto l'entrata c'era il bancone, dietro al quale si trovava Noha, un ventenne sempre sorridente dai capelli neri e ben curati, gli occhi verdi come le sue piante e un filo di barba sul mento, che gli stava davvero bene. Noha era il fratello adottivo di Sophie. Prima che Sophie nascesse i suoi genitori non riuscivano ad avere figli, così ne adottarono uno. Quattro anni dopo la madre rimase incinta e così nacque Sophie. Sophie non somigliava a Noha, certo era solare, ma di aspetto aveva dei capelli ricci e castani, sempre in disordine, che le arrivavano alle spalle, occhi marroni con sfumature oro a seconda della luce e piccole lentiggini sul naso e sulle guancie. Sophie, in oltre, era di carnagione più scura rispetto a Noha.
Appena entrò nel negozio, il ragazzo le corse incontro e la abbracciò, poco dopo lei svenne. Dieci minuti più tardi si risvegliò sdraiata sui sedili posteriori di una macchina che riconobbe come quella del fratello. Lentamente si mise a sedere e guardò l'autista attraverso lo specchietto retrovisore.
Noha notò che Sophie era sveglia e assunse la faccia meno preoccupata possibile.
- Come ti senti adesso?
- Ad essere sincera sento che la mia testa potrebbe esplodere da un momento all'altro, ma per il resto bene dai.
Per il resto del tragitto i due non parlarono. Si sentiva la radio in sottofondo, sincronizzata su una stazione che trasmetteva canzoni vecchie che Sophie non conosceva. Fuori aveva iniziato a piovere e le gocce scivolavano lungo il finestrino e creavano un ticchettio continuo e rilassante. La macchina voltò nella via di casa. Noha scese per primo e aprì l'ombrello, poi andò ad aprire lo sportello della sorella. Insieme si avviarono verso la casa di mattoni alla fine della strada.
La casa dei Wright non era certo nuova, ma era stata ristrutturata da poco. Al primo piano si trovava la zona giorno che comprendeva una cucina con un'isola, un bagno e una splendida sala da pranzo con delle grandi vetrate che davano sul giardino. Al secondo piano c'era invece la zona notte con due bagni e tre camere, di cui una per gli ospiti. La camera di Sophie era il vecchio studio della madre e si trovava al "terzo piano", infatti era la torretta dell'edificio. Da la sopra dominava la via e spesso si perdeva a guardare fuori dalla finestra anzi che studiare.
Noha aprì la pota e gridò:
- C'è qualcuno in casa?
La voce di una donna rispose alla chiamata
- Si Oak. C'è anche Sophie con te?
- Ciao mamma ci sono anche io.
I due ragazzi si tolsero le scarpe e Sophie si diresse subito verso camera sua. Si sdraiò a braccia aperte sul grande letto e chiuse gli occhi. Non fece in tempo ad addormentarsi che qualcuno busso alla porta.
- Chi è...?
- Sono Noha. Posso entrare?
- Mhmh.
Noha entrò e si sedette sulla sedia della scrivania, girato verso la sorella.
- È la seconda volta in un mese che ti precipiti dal Fioraio col fiatone e senza preavviso. Mi dici che ti succede? Devo dirlo alla mamma o a papà?
- Lasciami stare Noha. Sono affari miei.
- Ok, vedi di riposarti. Comunque nel caso cambiassi idea io ci sono.
Poi si alzò e diede un bacio sulla fronte a Sophie. Si avvicinò alla porta e prima di uscire si voltò e disse
- Comunque non so se ti ricordi ma questa sera deve venire Diana.
La ragazza abbozzò un sorriso
- Grazie Oak, ti voglio bene.
Dormì per almeno un'ora prima che un esuberante persona facesse il suo catastrofico ingresso in camera inciampando sull'ultimo gradino delle scale a chiocciola. Era Diana. Diana era la migliore amica di Sophie. Aveva dei lunghi capelli biondi, gli occhi castani chiaro con una macchia rossiccia nel occhio destro e gli occhiali. Le sue guancie erano sempre rosse ed era un poco più bassa di Sophie. Diana era la vivacità fatta a persona, oltre che ad essere un affiatata lettrice. Le due ragazze si sdraiarono sul letto e rimasero per un po' a ridere della goffaggine di Diana. A cominciare parlare fu proprio quest'ultima.
- Ehi So, finito i compiti?
- Al diavolo D, vogliamo parlare seriamente di questo?
- Ok, ok. Argomento bocciato. Sai che oggi Freddy mi ha regalato una rosa rossa per il nostro quarto mesiversario?
Frederick era il fidanzato di Diana, un ragazzo dai capelli rossi,alto e veramente molto magro. Lui andava dietro a lei da quando erano in seconda elementare, ma era un continuo tira e molla.
Sophie si lasciò andare e parlò di gossip con l'amica fino all'ora di cena.
Scesero a mangiare la pizza è trovarono a tavola ad aspettarli i genitori di Sophie e la madre di Diana, mentre Noha si stava preparando per uscire con i suoi amici.
Finito di mangiare ritornarono in camera.
Diana fece un lungo sospiro mente guardava le foto incorniciate appese su un intero muro della stanza. La sua preferita era quella che avevano scattato il primo giorno di scuola delle elementari. Lei indossava una gonnellina a a righe rosa e una maglia con un cuore e la sua amica dei pantaloni verdi con una canottiera rossa. Sophie, nel frattempo, aveva tirato tutte le tende, si era seduta sul letto e strofinava nervosamente i piedi sul soffice tappeto. Era così indecisa se raccontare tutto a Diana... Ma loro si erano raccontate sempre tutto.
- Ehi D
- Dimmi
Lei la capiva sempre subito, la adorava per questo.
- Oggi mi hanno inseguito. Di nuovo.
Diana si mise, se possibile, in posizione ancora più eretta.
- Questa volta li ho visti meglio. Erano vestiti di grigio, uno aveva la barba marrone, l'altro completamente pelato. Sono scappata, ma ho avuto la fortuna di vederli poco prima che si avvicinassero troppo.
Sophie sapeva che Diana non avrebbe fatto la spia, ma le fece comunque promettere di non dirlo ai suoi genitori, ne a nessun'altro, e di stare attenta nel caso notasse anche lei qualcosa di sospetto.
Le ragazze tornarono a parlare di cose normali e alla fine si salutarono.
Sophie andò a letto con un peso in meno sulle spalle, sapeva che avrebbe comunque potuto contare sempre sull'amica.

SeasonsWhere stories live. Discover now