«Perché non parli?»
Alcune persone credono che le parole siano l'espressione d'una qualche verità interiore.
Io credo solo che nascondano molto più di quanto dicano.
Può sembrare strano, lo so, ma ho imparato a mie spese quanto esse possano essere ingannevoli e subdole, persino accompagnate da un sorriso possono essere delle pugnalate.
Probabilmente starete pensando ch'io sia un pazzo, oppure vi starete domandando cosa credo di risolvere scegliendo la strada del silenzio.
Beh, partiamo dal principio.
Sin da quando ero piccolo non ho fatto altro che subire violenze verbali.
Prima da coloro che avrebbero dovuto amarmi più di ogni altra cosa al mondo, poi da quelli che avrebbero dovuto essere miei compagni oppure amici, infine da me stesso.
Già, ad un certo punto la mia mente era arrivata al limite. Cercava di convincermi che tutto ciò che mi veniva sputato contro fosse vero, ma commetteva un grande errore.
Ma torniamo a noi.
Non riuscivo a difendermi: mi sentivo in trappola, come se tutte quelle parole fossero divenute la mia gabbia.
Non ero in grado di emulare i miei aggressori, odiavo far del male e preferivo usare la mia voce per scopi ben più nobili.
Non volevo correre il rischio di diventare come loro, perciò scelsi una strada alternativa: il silenzio.
In molti pensarono che ciò avrebbe segnato definitivamente la mia rovina, ma si sbagliavano.
Il silenzio, infatti, divenne la mia più grande arma.
Il nulla e la diversità sortirono molteplici effetti: alcune persone si allontanarono da me perché mi credevano pazzo; altre invece si avvicinarono, forse curiose di poter osservare da vicino un nuovo fenomeno da baraccone.
In ogni caso, la mia era una posizione privilegiata.
Di certo non potevo evitare che continuassero a prendermi in giro, ma potevo contrastare ciò con l'indifferenza.
Potevo osservare, e lasciarmi osservare.
Ben poche persone sarebbero riuscite a capirmi ugualmente, mentre io avrei potuto studiarle tutte.
Una sola anima riuscì a comprendere il mio tormento.
Mi studiò a sua volta, si avvicinò e rimase in silenzio.
La cosa mi stupì, ma credevo che presto si sarebbe stancata.
Lei invece tornò, ancora e ancora.
Dimostrò con i suoi gesti ciò che con le parole non poteva dire.
Trovò del buono in me, non fermandosi alla barriera costituita dal silenzio.
Comprese che esso era parte di me, che ne avevo bisogno.
Ed è solo grazie a lei se oggi posso rispondere a questa domanda.
«Resto in silenzio per scoprire ciò che le parole non dicono.»
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Parola dopo parola
Short StoryRaccolta di storie brevi d'ogni genere, dettata dalla necessità di mettere per iscritto emozioni e sensazioni su tutto ciò che ci circonda, ma non solo. Vi invito ad entrare, con la speranza che le mie umili riflessioni possano trasmettervi qualcosa.
