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Parte 1

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"Quello era un coraggio da fifoni, un esibizionismo da timidi, il gesto di sfida di quelli che hanno paura della propria ombra.

È di nuovo quella maledizione, l'esibizionismo dei timidi, la spavalderia dei codardi."

Non ho ben capito cosa questo possa significare ma allo stesso tempo mi ci rispecchio molto.

Essere timidi non è facile, non lo è per niente.

Dicono che la timidezza sia composta dal desiderio di piacere e dalla paura di non riuscirci.

Dicono che mangiarsi le unghie e toccarsi spesso i capelli siano gesti di mancanza di autostima.

E si sa, bassa autostima e timidezza vanno di pari passo.

È proprio la timidezza che frega, che ruba un sacco di occasioni, di opportunità, solo per paura, e tu resti lì, immobile, con la sensazione di stare sprecando qualcosa di importante, di nuovo e diversi anni della tua vita, forse i migliori, quelli che da vecchia rimpiangerai, ma ormai sarà troppo tardi per tornare in dietro, per riaverli, reagire, fare qualcosa, modificare il passato. Puoi vivere il resto della tua vita, certo, questo sì, nessuno te lo impedisce, ma non sarà mai come avresti voluto che fosse.

Ma paura di cosa poi?

Quella che hanno i timidi è un tipo di paura che non si può descrivere, quel tipo di paura che non esiste ma che ci riempie le giornate e le fa sembrare così piene ma allo stesso tempo così vuote.

Passiamo le giornate senza pensieri o quelle dove il cervello fa gli straordinari. E ovviamente vengono sempre gli altri, di te stessa. Ti importa di loro, raramente di te, quasi mai.

Essere timidi significa anche vivere con la paura costante di mettersi in mostra, essere sempre sopraffatti dall'ansia, in qualsiasi occasione.

Odiare i posti affollati, sentirsi "sbagliati", "mai abbastanza" o "di troppo".

Aver paura di stare sotto lo sguardo delle persone, di essere giudicati.

Paura dei pregiudizi.

Aver paura anche delle piccole cose.

Ad esempio in classe, durante una qualsiasi lezione, capitano quei momenti dove tutti alzano la mano per rispondere ad una domanda, ma tu no. Resti lì in silenzio sulle tue, con la paura di dare la risposta sbagliata ed essere derisa dai tuoi compagni, anche se a scuola "si va per imparare e sbagliare è normale", frase che più volte ci sarà capitato di sentirci dire dai professori.

Anche se non hanno avuto proprio tutti i torti.

Le cose sbagliate sono altre, non siamo noi.

Ci sentiamo sbagliati, quasi sempre, ma non è detto che sia così.

Aver paura di non riuscire a controllare le proprie emozioni.

Aver timore di conoscere nuove persone per paura di non essere accettati.

Questo non significa che tutti i timidi siano degli asociali che non vogliono avere a che fare con il resto del mondo se non con se stessi, almeno credo.

A volte abbiamo solo bisogno di stare da soli ed evitare di entrare nella vita degli altri, paura di disturbare.

A volte capita anche di sentirsi soli e non di volerci stare, è così strano ma così bello. Stare bene anche nella propria solitudine.

Aver paura o meglio vergogna di mostrarsi deboli di fronte agli altri e di conseguenza di chiedere aiuto, ma non capiamo che anche non facendo nulla le nostre fragilità sono sempre belle in vista. Sta agli altri vederle e capirle.

Di solito i timidi notano tutto e tutti ma la maggior parte delle volte sono proprio loro quelli a non essere notati. Questa è una delle frasi che si sente spesso, ed è così, la maggior parte delle volte.

Fanno fatica a costruire un rapporto ma quando ci riescono danno il meglio di loro per non veder soffrire la persona a cui si legano e per creare qualcosa di forte con essa, ma soprattutto provano a farsi conoscere per quello che sono, pur non essendo facile e lasciando tempo al tempo.

Questo accade con un numero ristretto di persone, a volte per caso, a volte per volontà.

Ma le persone con cui accade sono poche e rare.

Facciamo di tutto per evitare che queste persone escano dalla nostra vita.

Anche se spesso non capiscono quanto teniamo a loro o forse siamo noi che non riusciamo a dimostrarlo. Bisogna tenere in considerazione entrambe le opzioni. Io opterei per la seconda però. Non è sempre colpa degli altri. Impariamo a mettere da parte l'orgoglio e ad ammettere i nostri sbagli invece e smettiamola di nasconderci dietro a delle scuse per niente plausibili.

I timidi sono quelle persone che stanno in silenzio ma notano tutti i dettagli, persone che non parlano sempre ma se prendono confidenza non la finiscono più. Sono persone che si affezionano quasi sempre e quasi sempre si illudono e vengono deluse...magari proprio da chi non se lo sarebbero mai aspettati.

I timidi sono quelle persone introverse, quelle che preferiscono ascoltare piuttosto che essere ascoltate, trovano curioso e bello il modo in cui le altre persone provano a rendersi più interessanti mentre a loro questa cosa non viene bene.

Sono quelle persone che non si sentono "migliori" di nessuno.

Figurati se possono pensare di essere migliori per qualcuno.

Qualche anno fa  una mia amica mi ha detto "Ti invidio. Alle elementari sei sempre stata la preferita di tutti e lo sei anche ora, alle medie. Ma come fai?"

Io non mi sono mai sentita "la preferita" di nessuno e non ho mai voluto esserlo.

Ho solo desiderato di essere accettata per quella che sono, nella mia semplicità, per il mio piccolo essere. E forse ci sono riuscita.

Essere timidi non è una passeggiata.

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