Sì, lo voglio

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Louis si guardò allo specchio.

Studiò attentamente l'immagine riflessa in quel cerchio di vetro, non riconoscendosi.
I suoi capelli sempre in ordine erano spettinati, i suoi occhi blu e felici erano diventati cupi e pieni di lacrime. E tremava, tremava tanto.

Sta succedendo davvero?, si domandò non distogliendo lo sguardo da se stesso.
Cercò di non pensare a quello che tra qualche ora sarebbe successo. Ma gli era davvero difficile.

Tra qualche ora sarebbe dovuto entrare nella chiesa, dove avrebbe detto il suo si a Sophia, che conosceva appena. Avrebbe dovuto recitare la sua parte da principe innamorato e felice, vestito con abiti eleganti e con un sorriso stampato sul viso. Ma lui non era così. Non era mai stato così. Lui era diverso dal giovane Louis calmo e responsabile. Era l'opposto.

Louis era un angelo ribelle, a cui erano state tagliate le ali. Doveva solo fare ciò che era giusto per il padre, la madre, il popolo. Mai nulla per se stesso.

Qualcuno bussò alla porta, interrompendo il flusso dei suoi pensieri.
Si sciacquò il viso e sistemò un po' i capelli, anche se era tutto inutile.
Poi, invitò la persona fuori alla porta ad entrare.
Subito nella sua stanza entrò il sarto del regno, accompagnato dal figlio, che spesso aveva confezionato i vestiti per Louis.
«Vostra Grazia» dissero in coro i due, con un breve inchino.
«Quante volte devo dirvi che mi dovete chiamare per nome?» disse Louis, con un piccolo sorriso.
«Sapete bene che non potremmo mai farlo» ribatté il sarto.
Louis scosse il capo, per poi pararsi davanti allo specchio. Subito il sarto e suo figlio, lo vestirono, apportando le ultime modifiche.
«Ecco fatto, mio signore. Che ne pensate?» chiese l'uomo.
Louis però non rispose, semplicemente si guardò.
Sta per succedere, pensò.

«Vi sentite bene?» disse il figlio del sarto, Liam.
«Io... si, Liam. Grazie, va tutto bene. Potete andare.»
Il sarto fece un breve inchino, per poi uscire dalla stanza. Liam, invece, rimase lì, vicino al principe.
«Mi dispiace, Louis. Mi dispiace che tu sia costretto, così come mi rattrista il fatto che io non possa fare nulla per te, quando tu mi hai aiutato molto.»
Louis finalmente si voltò a guardare Liam, uno dei suoi amici più veri, che lo conosceva davvero. Che sapeva tutto e lo vedeva non come il futuro erede al trono, ma semplicemente come Louis, un ragazzo privo di libertà.
Il principe semplicemente abbracciò l'amico, come mai aveva fatto. Poi, sciolto l'abbraccio, gli sussurrò un quasi impercettibile "grazie", che valeva più di mille parole.
«Ora vai, Liam» disse, sforzandosi di sorridere.
Il ragazzo annuì e dopo aver fatto un inchino, chiuse la porta dell'enorme camera.

Louis era di nuovo solo con se stesso.
Ma la sua solitudine durò poco, perché ben presto qualcun altro bussò alla porta.
Louis diede il permesso di entrare e si trovò davanti l'ormai anziana Rose, che si era sempre presa cura di lui.
«Rose.»
«Oh piccolo mio» disse lei, abbracciandolo con molta delicatezza.
«Siediti tesoro, questi capelli vanno sistemati.»
Louis obbedì.
«Louis, mi dispiace.»
«Non devi dispiacerti. Starò bene» disse lui, cercando di convincere più se stesso che lei.
«Certo, non ho dubbi.»
Poi, calò il silenzio.
Louis si sentiva triste, solo, terrorizzato. Era immerso in un mare di emozioni negative. Ed ecco perché quando Rose finì il suo lavoro, lui nemmeno se ne accorse. Lei lo guadò, non vedendo più quel bambino che aveva cresciuto e che combinava sempre guai.
Vedeva un ragazzo che era stato costretto a crescere troppo in fretta. Costretto a mentire. Rose gli lasciò allora un bacio sulla guancia, per poi uscire dalla stanza, con le lacrime agli occhi.

Non voglio che succeda, pensò Louis guardando la sua amica uscire.

****

Il regno era in festa.
Tutti erano felici di assistere al matrimonio dell'anno, di cui si sarebbe parlato per giorni.
Il primo figlio del loro amato Re William stava per prendere in moglie la bella e giovane Sophia, primogenita del duca di Edimburgo.

Le strade di Londra erano piene di gente e tutti quanti aspettavano con ansia l'arrivo della famiglia reale.
Louis, chiuso nella sua auto, si sentiva a dir poco male. Si sforzava di guardare la sua gente felice per lui, cercando di prendere un po' della loro gioia.
Se solo sapessero la verità, pensò Louis.
Ma ovviamente il suo popolo sapeva solo ciò che la sua famiglia voleva. E di certo la verità non era ciò che suo padre voleva far sapere.

L'auto si fermò.
Louis trasalì sentendo l'aria mancare. Lui non voleva farlo, non era ciò che aveva desiderato, non era lei che amava.
Gli veniva soltanto da piangere, ma dovette trattenersi.
Prese un respiro profondo e poco dopo la porta della sua auto venne aperta.

Sfoderò il suo miglior sorriso, scendendo dall'auto nera. Salutò la folla che lo acclamava, per poi prendere sotto braccio sua madre. Prima di iniziare a camminare, però, sua madre si avvicinò di più a lui.
«Mi dispiace, figlio mio. Perdonami» gli sussurrò, in modo che nessuno la sentisse.
Louis fece un cenno con la testa, cercando di farle capire che non era colpa sua.
Voleva dirle che lui non era arrabbiato con lei, perché sapeva quanto lei avesse cercato di aiutarlo.

Iniziarono a camminare verso la chiesa.
Stare vicino a sua madre lo rassicurava, ma sapeva che quando sarebbero arrivati all'altare tutte le sue sicurezze sarebbero smarrite. Sarebbe rimasto solo ad affrontare il suo destino.

Il cammino sulla navata durò davvero troppo poco per i suoi gusti. La madre lo lasciò lì e lui si trovò di nuovo solo, in mezzo a tante persone.
Poi, tutto accadde velocemente.
Una canzone venne dispersa nella chiesa, annunciando l'arrivo della sposa che, poco dopo, apparve nel suo grazioso abito bianco, al fianco di suo padre.
E Louis si sentì pervadere dalla tristezza.
Provò tristezza per se stesso, che era stato costretto a sposare qualcuno che mai amerà.
Provò tristezza per Sophia che, sposandolo, non sarebbe mai stata amata.
Provò tristezza per colui che davvero amava, che avrebbe vissuto in uno stato di solitudine e odio nei suoi confronti.

Ma fece comunque finta di essere felice, accogliendo al suo fianco la sua futura moglie.

Il resto della cerimonia passò abbastanza in fretta. Louis si limitò a fare le cose necessarie, a sorridere e a scambiare qualche sguardo dolce con la sconosciuta che aveva al suo fianco. Finché, arrivò la fatidica domanda.

«Vuoi tu Louis William prendere come tua legittima sposa la qui presente Sophia Victoria, per amarla, onorarla e rispettarla, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà finché morte non vi separi?»

No, non lo voglio.
Ma devo.

«Sì, lo voglio.»

È successo, pensò Louis.
È successo.

Always you || Larry Stories to obsess over. Discover now