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Venerdì, 1/9/17, 18:22.

Molti le dicono di sorridere di più, e lei si chiede come. Come può sorridere? Come può sorridere se è qui? Se è in quest'ambiente di persone che non ascoltano? Ascoltare. Non vuole essere sentita; vuole essere ascoltata. Ma loro continuano a dire "Su con la vita!" mentre la spingono giù da un precipizio. Un giorno non riuscirà più ad aggrapparsi e risalire. Un giorno cadrà e basta, senza nemmeno provare ad afferrare un ramo. Cadrà e continuerà a cadere, mentre sente le lacrime rigarle il volto come la pioggia sulle foglie. Foglie. Foglie d'estate. Hanno il colore dei tuoi occhi, sai. Sono di un verde non troppo chiaro né troppo scuro: perfetti. Si ricorda di quando l'hai guardata dritta negli occhi e l'ha chiamata egoista. Egoista, perché soffre. Egoista, perché 'non si impegna abbastanza'. Egoista, perché non nasconde il dolore.
"Lo nascondo eccome" disse tra le lacrime e i singhiozzi soffocati. "Lo nascondo. Sempre. Per una volta volevo chiedere aiuto, ma alla fine sei come tutti gli altri. Giudichi. I tuoi occhi mi ispiravano fiducia, umanità. Ma forse mi sbagliavo. Forse sono io l'errore, come dicono tutti.".

Aveva il respiro affannato e aveva quelle dannate lacrime. Quanto le odia: dimostrano quanto è debole dentro. Urla. 'Non mi ricordo l'ultima volta in cui ho provato qualcosa. Anzi, sì, ma non ero io. Era quel pezzo di metallo insanguinato. Mi faceva provare qualcosa, qualcosa oltre alla sensazione di vuoto' pensò, tirando fuori un fazzoletto. Chiuse un attimo gli occhi. Sentì i grilli, il fiume e il fruscio delle foglie. 'Orchestra', pensò. 'Ormai non pensiamo più ai suoni che sentiamo in natura; ci occupiamo solo della notificazione e dei messaggi sul telefono, che non ricevo. E dico noi, perché anch'io ne faccio parte. Il mio sorriso dipende da quel commentino "Mi piace la tua maglietta!". Ma ora non importa. Non importa più niente. Non importa la suoneria del mi telefono, non importano le chiamate perse e gli insulti, non importa il fatto che sono l'una di mattina: sono qui'. Le comparse un sorriso sul volto: qui è felice. E' solo la povera ragazza del Millennio incompresa che detesta la società. Detesta il fatto che deve essere bionda, alta, magra, bianca e con gli occhi azzurri per essere 'bella'. Detesta il fatto che deve stare con un uomo per essere 'normale'. 'E non voglio essere normale. Il normale non esiste: siamo tutti diversi. Sembra una frase cliché, ma è importante' pensò mentre si asciugava le lacrime.

Aprì gli occhi e vide miliardi di lucciole sul grande fiume. 'Luce. La luce alla fine del tunnel. Non vivrò più come me lo dicono. Sarò me, senza più scusarmi. E anche se ho aspettato tantissimo, ho ancora la speranza di incontrare qualcuno come me, che mi comprenda'.

"I waited a hundred years,
but i'd wait a milion more for you.".

spazioWhere stories live. Discover now