«Signori, signori, faremo la storia!»
Il dottor Tanner era così entusiasta di aver finalmente creato il siero giusto per poter viaggiare in un mondo parallelo che era sul punto di provarlo su se stesso, quando il suo fidato amico, il dottor Marin, lo fermò, prima che potesse commettere una sciocchezza.
«Erik, abbi pazienza, non sai se questo siero funzionerà veramente e non sai quali effetti potrà avere su di te.» Disse posando una mano sulla sua spalla.
«Ma, mio caro amico, sento che questo è quello giusto!» Ribatté lui impaziente di iniettarsi il siero.
«L'ultimo siero che hai usato ti ha ricoperto la faccia di bolle per due mesi.» Rispose il dottor Marin cercando di far ragionare l'amico.
«Questa volta ne sono proprio sicuro però» replicò lui «non capisci che abbiamo la possibilità di cambiare le cose?» continuò, questa volta con aria determinata, con l'espressione di una persona che vuole riuscire nel suo intento, e lo fece rivolgendosi a tutti i presenti.
«Tutti noi qui abbiamo visto quanto meravigliosa sia l'altra dimensione, quanti benefici potrebbe dare al nostro pianeta se solo li sfruttassimo. Quante malattie potremmo curare? Quante guerre potremmo evitare? E, soprattutto, quante vite potremmo salvare?
Noi possiamo fare la storia. Essere ricordati come i salvatori del pianeta Terra.» Concluse con lo sguardo iniettato di sangue.
Dopo qualche secondo, il dottor Marin parlò. «Erik, lo capiamo questo, e sappiamo quanto sia importante, non solo per te ma per tutta l'umanità, per tutti noi. Però devi capire che devi agire con calma, devi stare attento, proprio per il fatto che questo progetto è troppo importante.»
Quando ebbe finito, il dottor Tanner si calmò e annuì, posò il siero sul tavolo da laboratorio e sempre rivolto ai suoi colleghi disse: «Cavie. Ci servono delle cavie su cui sperimentare il siero. Cosa ne dite?»
Nella stanza si udì un brusio. Tutti stavano valutando l'idea del dottor Tanner, che a molti sembrava ottima.
Marin fu il primo a parlare. «Mi sembra un'idea eccellente, mio caro collega.» Poi si rivolse anche lui verso i suoi colleghi e con aria maliziosa disse: «E perché non sperimentare il siero sui nostri figli? Se non sbaglio, la maggior parte delle persone presenti in questa stanza ha dei figli adolescenti, dico bene?»
A quel punto ci fu un mormorio di disapprovazione.
«Come può pensare di sacrificare i nostri figli?» urlò una donna in fondo alla stanza. «Sono così giovani...e se il siero li uccidesse? Dopotutto l'ha detto anche lei che non sappiamo cosa potrebbe causare, no? O l'ha detto solo per salvare il suo amico?»
«Mia cara» rispose lui con tranquillità «Ho proposto i nostri figli come cavie perché loro sono il futuro. Se qualcuno deve conquistare la nuova dimensione, quelli sono loro. Non è d'accordo anche lei, dottor Tanner?» disse girandosi verso di lui. Il dottore, ancora sconvolto dalla proposta di Marin, acconsentì con un semplice cenno.
«Se qualcuno vuole obbiettare, lo faccia adesso o mai più.» disse Marin ai suoi colleghi.
Nessuno disse niente.
«Bene, allora è deciso. I nostri figli saranno i primi abitanti di Silverain.» annunciò con orgoglio, e poco dopo cominciarono tutti a prepararsi per l'immediato esperimento.
«Lily, mi stai ascoltando?» chiese a gran voce la sua amica Coraline che, mentre le stava raccontando della sua disagiata vita sentimentale, si era accorta che Lily aveva la testa fra le nuvole.
«Cos...s-si...ehm...sono d'accordo anch'io.» rispose tirando su i suoi occhiali neri. Coraline allora la guardò con un espressione annoiata, consapevole di doverle rispiegare tutto. «Stavo dicendo...insomma, ieri sono andata alla festa di Mike, e lui mi ha praticamente ignorata. L'ho seguito ovunque andasse, e l'ho visto addirittura baciarsi con Cotton. COTTON, CAPISCI? Quella cambia un fidanzato al giorno, e io invece posso ritenermi fortunata se un ragazzo mi parla. Non è giusto.» concluse imbronciata.
«Coral» le disse la sua amica «te l'avrò ripetuto almeno centomila volte che lei ha bisogno di avere un ragazzo per stare bene. Non ci puoi fare niente se non riesce a stare da sola.» Affermò prendendo una matita per poi scarabocchiare come al suo solito sul quaderno di scienze nell'attesa che la professoressa arrivasse.
Coraline la fissò per un attimo e poi parlò: «A te proprio non interessano queste cose, eh? O almeno questo è quello che vuoi far credere alla gente, vero Lily?» A quel punto Lily si girò verso Coraline e abbassò lo sguardo. «Lo sai che non mi fido dei ragazzi.» disse tornando a scarabocchiare sul suo quaderno, mentre i capelli castani le ricadevano sul quaderno e le coprivano il viso.
«Lily, non devi farti condizionare da quello che è successo con quell'idiota di Peter...lui non si merita nemmeno le tue attenzioni, è proprio...»
«Non ne voglio parlare, Coral!»La interruppe urlando «Sai che non voglio neanche sentire pronunciare il suo nome!»
Solo quando ebbe finito di gridare si accorse che gli occhi di tutti i suoi compagni di classe erano puntati su di lei, fra bisbigli e risatine. In quel preciso istante arrivò la professoressa di scienze, che salutò tutti con un grande e dolce buongiorno e posò i libri sulla cattedra, quando si accorse di quello che stava succedendo.
Proprio quando stava per richiamare i suoi alunni all'attenzione Lily parlò con la voce colma di ansia. «Posso andare in bagno? È urgente.» Disse puntando gli occhi verso la sua insegnante, in modo da farle capire quanto bisogno avesse in quel momento di uscire dalla classe. Lei, capendo più o meno la situazione, acconsentì con un cenno veloce.
Lily corse subito verso la porta e subito dopo si ritrovò sola, salva da tutti quegli sguardi accusatori e maliziosi. Dopo aver preso un po' d'aria si chiuse in bagno e scoppiò a piangere.
Rimpianse di aver conosciuto Peter, quella mattina al cafè sotto casa sua; rimpianse di essersi innamorata di una persona come lui; ma soprattutto rimpianse di averlo baciato. Sì, quello era stato lo sbaglio peggiore che avesse mai fatto.
«Ehi, Lily, scusami! Non avrei dovuto nominare Pe...norminare tu-sai-chi.» Lilac riconobbe la voce della sua amica. «Ti prego, esci.»
Si asciugò le lacrime e aprì la porta del bagno, trovando Coraline di fronte a sé, che non appena la vide la abbracciò.
«Vorrei tanto non averlo mai incontrato.» disse all'amica mentre cercava di trattenere le lacrime.
«Lily, lui non si merita le tue lacrime, anzi, non si merita proprio niente!» Rispose Coraline cercando di consolarla.
Quando Lilian si calmò, entrambe si affacciarono alla finestra del bagno, abbandonandosi alla brezza mattutina.
«Ti va di tornare in classe?» Chiese Coraline voltandosi verso l'amica. Anche se la sua faccia era rivolta verso l'esterno Coraline poteva vedere gli occhi color nocciola arrossati dal pianto e le guance rigate dalle lacrime. Dopo quello che era successo con Peter, la sua amica si era chiusa in sé stessa ed era stato difficile persino per Coraline continuare i rapporti con lei, ma alla fine le cose erano ritornate come prima.
«Lily?...Se non te la senti posso sempre chiamare tuo padre o mia madre e...»
«No, sto bene.» la ammonì lei.
Coraline abbozzò un mezzo sorriso. «D'accordo, andiamo.»
Quando rientrarono in classe la loro insegnante aveva già cominciato la lezione e tutti puntarono gli occhi su di loro.
«Stai bene, cara?» chiese l'insegnante a Lilian con tono preoccupato.
Lei cercò di sorridere e annuì, dirigendosi insieme all'amica verso la sedia.
Dopo qualche secondo gli sguardi di tutti si posarono altrove e Lilian si sentì più tranquilla. Le ore passarono in fretta e presto suonò la campanella.
Come al solito, lei e Coraline tornarono a casa insieme ridendo e scherzando come sempre.
Quando Lilian entrò in casa trovò suo padre ad aspettarla insieme a sua madre seduti al tavolo.
«Mamma, sei tornata!» fu quello che disse appena vide sua madre, di ritorno da Buenos Aires.
«Ciao, Lily.» la salutò lei sorridendo.
Lilian si precipitò subito verso di lei per darle un forte e caloroso abbraccio.
Sua madre era una donna sulla quarantina, che però sembrava molto più giovane. I suoi capelli erano color biondo cenere e i suoi occhi verde scuro. Era una donna molto attraente per la sua età, cosa che Lilian invidiava. Lei aveva sempre sfortuna con i ragazzi e l'ultima volta che era andata "bene", be', non era andata poi così bene. Per questo fingeva che non le importasse dei ragazzi.
Lilian assomigliava di più a suo padre, aveva i suoi stessi capelli castani e i suoi occhi color nocciola. Persino il loro carattere era simile. L'unica cosa che non aveva in comune con il padre era il fisico, quello l'aveva preso da sua madre. Inoltre, lei aveva sempre avuto un buon rapporto con il padre, praticamente lei lo adorava.
«Lily, siediti, tuo padre deve dirti una cosa.» le disse sua madre con aria decisa.
All'inizio lei parve un po' confusa, ma dopo si mise a sedere e posò lo zaino a terra, in attesa di quello che suo padre stava per dirle.
«Lilian, come sai io lavoro insieme al mio team i scienziati in un'associazione che si occupa di nuovi progetti per migliorare la vita delle persone, del mondo intero insomma.» disse guardando con attenzione la figlia. «Noi facciamo ogni giorno molti esperimenti e recentemente abbiamo scoperto una cosa davvero magnifica: l'esistenza di un altro pianeta simile alla Terra, che potrebbe diventare una seconda possibilità per il genere umano.» continuò, sempre più emozionato.
Lilian era sempre più confusa. Non capiva dove volesse arrivare suo padre, non l'aveva mai visto così entusiasta di qualcosa.
Lui, accorgendosi della confusione di sua figlia, continuò il suo discorso. «Quello che voglio dire è che, come ho già detto, forse abbiamo trovato un pianeta gemello della Terra e abbiamo bisogno di cavie per testare ogni suo aspetto. Il punto è: queste cavie siete voi.»
A quel punto Lilian si alzò di scatto dalla sedia, sorpresa e ancora più confusa di prima. «Cosa? Voi? Voi chi? Papà, spero che questa storia sia uno scherzo, perché se non lo è...»
«Non è uno scherzo.» la interruppe suo padre «È tutto vero. Voi -i figli di noi scienziati- siete degli adolescenti, siete il futuro. Ecco perché vogliamo mandare voi come cavie su quel pianeta.»
Lilian non capiva più niente; suo padre voleva davvero mandarla come cavia su un pianeta sconosciuto? Cos'era successo all'uomo che raramente la mandava alle gite scolastiche nei posti vicini? Adesso parlava addirittura di mandarla su un pianeta totalmente sconosciuto? Tutto ciò era completamente assurdo.
«Papà, come puoi solo pensare di fare una cosa del genere?» esclamò Lilian in preda al panico. «Non sai nemmeno cosa mi attende in quel posto e mi ci vuoi mandare per uno stupido esperimento? Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?»
Sul volto aveva un'espressione a dir poco sconvolta, in attesa di una risposta del padre, che si alzò dalla sedia e le venne incontro. «Lily, tesoro, so che per te questo può essere un vero shock.» le disse premurosamente.
«Puoi dirlo forte.» affermò Lily togliendosi una ciocca di capelli dal viso.
«Però vorrei che tu capissi che questa è una grande opportunità per noi e se ho scelto te per andare lì è perché ti reputo una persona molto affidabile.» la tranquillizzò. «Abbiamo studiato quel pianeta per mesi e non c'è niente di cui preoccuparsi, è disabitato. Le uniche cosa di cui abbiamo bisogno in quel pianeta sono le sue risorse, e questo è il motivo perché tu e gli altri ragazzi dovete andarci, poi sarà tutto finito e tu tornerai alla vita di tutti i giorni.»
Lilian era così confusa che non riusciva nemmeno a pensare. Andare su un pianeta sconosciuto sarebbe stata una bella avventura, una di quelle avventure che aveva sempre desiderato, ma avrebbe rischiato di morire per davvero. Guardò suo padre e sul suo volto vide l'espressione più speranzosa che avesse mai visto.
«Va bene. Farò da cavia per il tuo "esperimento".» disse osservando la bocca di suo padre che si piegava in un sorriso.
«Però» aggiunse «Potrò smettere di partecipare a questo progetto quando vorrò, hai capito?»
«D'accordo.» rispose suo padre con aria più seria ma felice.
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Broken Pieces
FantasyLilian, 16 anni, è una normale adolescente che vive nella cittadina di Crystalcave. Trascorre la sua vita come tutte le ragazze della sua età, finché un giorno viene scelta da un gruppo di scienziati come cavia per un esperimento che cambierà la sua...
