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James si strinse la cravatta nera che portava mentre si fissava allo specchio. Il funerale si sarebbe tenuto alle quattro, ma sua madre insisteva per andare là prima e, in fondo, a lui non dispiaceva molto. Annie era la sua migliore amica e non poteva sopportare il fatto che non ci fosse più. Non era arrabbiato, né provava odio. Solo, si sentiva strano. Era tutto irreale, come in un sogno.
Era tutto inziato dall'altra sera, quando sua madre era entrata in camera sua, bianca come il latte, e gli aveva detto quelle tre parole che non smettevano più di rimbombargli in testa.
Annie è morta.
James cercò di non pensarci. E fallì.
Annie è morta.
Era davvero morta? Magari stava solo sognando.
Annie è morta.
Magari stava dormendo nel suo letto, tranquillo, mentre anche Annie dormiva serenamente nel suo.
Annie è morta.
James sperava con tutto sé stesso che quello fosse solo un sogno. Che Annie stesse dormendo nel suo letto, non nella sua bara; e che il mattino dopo si sarebbe svegliata e sarebbe venuta a scuola coi suoi soliti biscotti al cioccolato, non che fosse costretta a dormire per sempre.
Annie è morta.
James non aveva ancora pianto. Semplicemente, non ci riusciva. Era qualcosa che non riusciva a fare. Aveva pianto pochissime volte nella sua vita ma sapeva che quello non era il momento; non ancora, almeno.
Annie è morta.
Ma perché? Perché proprio Annie? Chi l'aveva uccisa? Chi odiava a tal punto quella ragazza?
Annie è morta.
"James, sei pronto? Tra poco andiamo quindi vedi di fare in fretta ciò che non hai ancora fatto!" la voce di sua madre lo riscosse dai suoi pensieri. "Arrivo!" gridò, per farsi sentire. Si pettinò velocemente i capelli castano scuro e corse giù, dimenticandosi di non avere le scarpe.
Non appena scese in salotto, sua madre lo guardò con aria di rinprovero.
"Dove intendi andare conciato così?" gli chiese, alludendo al fatto che gli mancassero le scarpe.
"Scusa, me ne ero dimenticato" rispose il figlio in tono neutro, spento. In fretta e furia infilò i piedi nelle calzature.
"Eccomi. Andiamo" disse poi mentre rientrava in salotto.
Sua madre aveva tirato fuori un vestito nero che lui non le aveva mai visto, e si era -oddio, sul serio? Impossibile- truccata, anche se pochissimo. Aveva ancora gli occhi rossi.
Annie e sua madre, Danielle, erano amiche, per certi versi. Insomma, si conoscevano. E ognuna rispettava l'altra. Non erano nulla di che, ma era comunque qualcosa.
Sono davvero un insensibile pensò James, con un certo senso di colpa.
Sua madre lo guardò... commossa? Sua madre si stava davvero commuovendo? Il ragazzo vide gli occhi di lei diventare lucidi, finché una lacrima non cadde giù per la guancia della donna.
Oh, no. James deglutì. Non sta piangendo davvero. Non può farlo, sennò dopo piango anche io. E se piangiamo entrambi il mondo collassa, me lo sento.
"Coraggio, mamma, non piangere. Ti cola il trucco, e sicuramente ci avrai messo mezz'ora (se non di più) a truccarti così. Non voglio che il tuo sia lavoro sprecato" sussurrò James.
Cercò di asciugarle qualche lacrima, alzandosi in punta dei piedi -lui era basso e sua madre era alta, cosa poteva farci?- ma ormai il danno era fatto. Due righe nere attraversavano le guance della donna, mentre tutto il trucco colava assieme alle lacrime.
"Scusami, scusami. È solo che..." sua madre si interruppe un secondo, mentre si strofinava via tutto il trucco colato.
"Mi dispiace tantissimo, James, e lo dico sinceramente. Anche se io e Annie non ci conoscevamo molto, vedevo che tra te e lei c'era un bel rapporto. Eravate dei buoni amici" disse. James vedeva che si stava sforzando di non scoppiare a piangere. Il labbro le tremava, e gli occhi erano ancora lucidi.
"Ma ora dobbiamo davvero andare, sennò faremo tardi" la donna liquidò io discorso con un cenno della mano; aprì la porta e uscì.
A James dispiaceva moltissimo che non ci fosse il padre, ma quello lavorava alla stazione di polizia e trovare tempo era un'impresa alquanto impossibile. Era già un miracolo se riusciva a fare colazione e cena con loro.
Il ragazzo seguì a ruota la madre senza dire una parola; poi montò in macchina. Inspirò forte il profumo consueto del veicolo, così dannatamente familiare e dolce. Annie amava quel profumo. Sapeva da pino, almeno per lui. Aveva lo stesso odore pungente ma gradevole, che a volte ti faceva storcere un po' il naso ma a cui ti abituavi in fretta. Anche James adorava quel profumo.
Mentre metteva in moto, la madre sospirò sonoramente. Poi partirono.

Il cimitero non era molto distante, non in una cittadina piccola come la loro. Ci mettevi tranquillamente cinque minuti in macchina; mentre in bici o a piedi ne potevi impiegare dieci. James ricordava a memoria la strada. James ricordava a memoria tutto. Annie lo prendeva spesso in giro per questo, come Kenny e Will d'altronde, ma lui non si offendeva mai.
Sua madre accostò accanto alla familiare Mini nera del padre di Kenny. James cercò con gli occhi la ragazza ma non la vide. Probabilmente era già dentro.
James smontò e si avviò per la strada di ciottoli.
Il cimitero non era nulla di che. Era piccolo. Non era sontuoso, non era stracolmo di fiori, non aveva lapidi scolpite con i disegni più magnifici del cosmo. Era grazioso, certo, ma non era davvero nulla di che.
Le lapidi erano disposte ordinatamente in file; ognuna della stessa altezza; ognuna distante lo stesso spazio dall'altra.
James scorse un gruppo di persone attorno a una di esse. Attorno alla tomba di Annie.
James si avviò con un sorriso sconsolato, trovando finalmente Will e Kenny che confabulavano fitto fitto. Avvicinandosi di più, James notò che in realtà i due non stavano confabulando. Per essere precisi, non stavano neppure parlando. Non proprio.
Kenny e Will erano abbracciati forte forte; la prima in lacrime, il secondo che la accarezzava sulla schiena tentando di consolarla. Kenny e Annie erano molto amiche; come ognuno di loro, d'altronde.
"Coraggio, fatti forza, Kenny. Annie non vorrebbe che tu piangessi. Georgie non vorrebbe che tu piangessi" sussurrava il ragazzo.
Georgie era la sorellina di Kenny. Era morta a quattro anni per via di una malattia, e la sorella ne era rimasta abbattuta. Due perdite così importanti non erano certo il massimo per una ragazza di quasi sedici anni.
James non sapeva come maneggiare le persone che piangevano. Non ci riusciva proprio. Non era nelle sua capacità. Specie se era una ragazza a piangere. E specie se era la sua migliore amica.
Kenny si staccò velocemente da Will asciugandosi le lacrime, imbarazzata. James e Will lo sapevano: Kenny odiava piangere.
Nessuno dei tre disse nulla. In quel momento non c'era spazio per le parole, e non ce n'era neppure il bisogno. Era un addio a un'amica, nulla di più. Non necessitavano discorsi lunghi quanto quelli dei presidenti, e neppure poche paroline. Non in quel momento. Per i tre quello non era il vero e proprio funerale, non il loro. L'addio che volevano dare a Annie doveva essere privato, senza adulti. Dovevano essere solo loro tre; loro tre e nessun altro.
Il funerale si svolse in fretta. Nessuno disse una parola se non alla fine. Tutti avevano portato dei fiori e James si sentiva in po' in colpa a non aver nulla con sé da lasciare alla tomba. Sapeva che nessuno gliene faceva una colpa, ma si sentiva accusato lo stesso. Anche Kenny e Will se ne stavano con le mani in mano, leggermente in imbarazzo.
Finita la cerimonia e tutto, alcune persone iniziarono a tornare a casa loro; anche perché il cielo preannunciava pioggia. Kenny, James e Will rimasero più a lungo degli altri. Quando iniziò a piovvigginare non vollero lo stesso muoversi da lì.
James fissò la lapide della ragazza.
Annie Martin. 12 Luglio 2001- 11 Agosto 2017.
"È incredibile" sussurrò Will, indignato "Sedici anni, aveva solo sedici anni". La pioggia gli bagnava i capelli color rame, ma lui non sembrava curarsene più di tanto.
"C'erano tante cose che doveva ancora fare" Kenny lanciò un'occhiata ai loro genitori, che parlottavano poco distante "Laurearsi, avere la patente, avere una macchina, fare il ballo delle superiori... aveva tutta una vita davanti"
"Lo sappiamo, Kenny, lo sappiamo" James si strinse nel suo cappotto. Per essere agosto, faceva un leggero freddo.
Da quel punto in poi, nessuno parlò più per un pezzo. Se ne stavano lì, fermi davanti alla lapide; con la pioggia che gli tamburellava sui vestiti e che gli bagnava i capelli.
La voce di Ellen, la madre di Will, li riportò alla realtà. "Sta iniziando a piovere forte, ragazzi, che ne dite se ci troviamo un bar e mangiamo qualcosa?"

Le voyageWhere stories live. Discover now