Capitolo 1

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"Oh, I wouldn't mind, Hazel Grace. It would be a privilege to have my heart broken by you." ― John Green, The Fault in Our Stars

Iniziò tutto un giorno qualsiasi, a dire il vero un pomeriggio.
Tutti gli studenti del quarto anno erano stati messi in punizione, a causa di un idiota che aveva deciso di imbrattare i muri della palestra con delle scritte volgari...

"Beth, non ci arrivo." Mi lamentai con la mia migliore amica.

"Chloe, io ho già ridipinto tutta quella parte." Mi ricordò, indicando il lato sinistro della palestra.

"Lo so." Sbuffai."È solo che sono troppo bassa per raggiungere quell'angolo."

"Allora vai a cercare un scala." Mi suggerì sbadigliando, per poi sedersi a terra, guadagnandosi un'occhiata dagli altri ragazzi.
"Io ti aspetto qui."

Ecco a voi Bethany Johnson, la persona meno altruista e collaborativa del mondo.

Presi la scala e mi affrettai a tornare in palestra, prima finiamo di risolvere questo disastro, prima me ne potrò andare a casa, pensai.

"Eccomi." Dissi a Beth, che in tutta risposta si stropicciò gli occhi.

"Sei sicura di riuscire a tenere in mano il pennello, la vernice e restare in equilibrio su quella cosa, allo stesso tempo?" Chiese, guardandomi preoccupata.

"Certo che si." Risposi con fare altezzoso, salendo l'ultimo gradino.

"Allora, alla fine com'è andato l'appuntamento con Matty?" Le domandai, mentre diedi la prima spennellata al muro.
"Un totale disastro. Non mi sono mai annoiata tanto, è stato peggio di una lezione del lunedì del signor Lerry, e tu sai che odio il lunedì e trovo il signor Lerry davvero irritante." Confessò, facendomi ridere.

Successe tutto in una manciata di secondi: ridendo persi l'equilibrio, portando dietro con me vernice e pennello.

Sentii un urlo di Beth, chiusi gli occhi, preparandomi alla mia morte.
L' attimo dopo li riaprii, ancora frastornata dalla caduta.

Mi passai una mano sulla nuca, che non faceva tanto male, almeno non quanto avevo pensato.
Sono ancora viva?

Poi mi accorsi di non essere caduta sul pavimento, ciò che stava sotto di me, non sembrava essere tanto duro e freddo.

Beth mi offrì la sua mano, la afferrai e mi alzai.
"Sai che detesto avere ragione...ma te l'avevo detto."
La guardai, alzando gli occhi al cielo.

"Oddio stai bene?" Chiesi al ragazzo che avevo completamente travolto.

"Mi dispiace tantissimo, io non volevo...insomma ero sulla scala ed ho perso l'equilibrio. " dissi tutto d'un fiato.
Finalmente trovai il coraggio di alzare lo sguardo, fino ad incontrare il suo."Ora hai un occhio gonfio per colpa mia, il labbro tagliato e la maglietta tutta sporca di bianco. Come ho fatto a ridurti l'occhio in quello stato?
Davvero mi dispiace molto, non...Travis?" Chiesi con un fil di voce.

Non poteva essere vero, doveva essere un incubo o forse mi trovavo in una realtà parallela.

Travis Mckeen era tornato a New York, e si trovava difronte a me.

"Ti sono mancato così tanto da saltarmi addosso in quel modo, Steel?" Disse con un sorriso divertito, passandosi una mano tra capelli, coperti in gran parte di vernice.

I suoi occhi verdi mi guardarono attentamente, cercando di cogliere cosa mi stesse passando per la testa, anche se a dire il vero, nemmeno io lo sapevo.

Non era cambiato molto: il verde smeraldo dei suoi occhi si era fatto più intenso, in contrasto con la pelle olivastra e le labbra rosacee, i capelli folti e neri gli cadevano dolcemente sul viso, il sorriso smagliante di sempre, affiancato da un'adorabile fossetta sulla guancia sinistra.

Sentii il pavimento crollarmi sotto i piedi...che diavolo era venuto a fare qui Travis?

"Ehii" cercò di attirare la mia attenzione, avvicinandosi e posando una mano sulla mia spalla.

Appena le sue dita vennero a contatto con la pelle lasciata scoperta dalla mia t-shirt, sentii dei brividi lungo tutta la schiena.

Feci un passo in dietro e Travis mi guardò confuso e alzando le mani in segno di difesa disse:"Va bene, non ti tocco. Volevo solo dirti che è tutto apposto."

Lo guardai ancora spaesata, mentre lui si limitò a farmi un sorriso rassicurante.

Fece un segno del capo ed iniziò a camminare, dopo qualche istante si voltò nella mia direzione:
"Allora? Non vieni?"

Lo guardai, senza capire a che cosa si stesse riferendo.

"Dopo quello che hai fatto, accompagnarmi in infermeria sarebbe il minimo, non trovi Steel?" Disse tornando verso di me.

"E poi..." sussurro avvicinandosi ancora ed appoggiando una mano sotto il mio mento.
Deglutii nervosamente a quel contatto, lui lo notò e sul suo viso apparve un ghigno.
"...stai sanguinando" continuò, passando l'indice vicino al mio labbro superiore.

"Cosa?" Dissi, risvegliandomi dallo stato di trance in cui mi trovavo e premendo l'indice su di esso, notando che stavo effettivamente sanguinando.

Travis mi guardò soddisfatto e finalmente si allontanò.

"E va bene" esclamai sbuffando.
"Andiamo in infermeria, ma cerchiamo di fare in fretta." Conclusi.

Lui mi prese per mano, dirigendosi verso la direzione in cui stava andando precedentemente.

Con un gesto veloce feci separare le nostre mani:"Travis l'ambulatorio si trova dall'altra parte."

"Guidami tu allora." Affermò, cercando di afferrare nuovamente la mia mano, ma la passai nervosamente tra i miei capelli, impedendogli di congiungerla alla sua.

Scosse la testa sorridendo e mi seguì senza dire altro.

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