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Prologo

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Non avevo mai pensato realmente alla morte come qualcosa di veramente vicino ed inevitabile... o meglio, fino a quel momento. Ero solo una ragazzina, non ho avuto la classica vita perfetta da principessa come ogni bambina sognava, ma non avrei mai pensato che all'età di soli 17 anni non ancora compiuti l'avrei incontrata. Precipitavo rovinosamente mentre un'insana sensazione di leggerezza si faceva strada nel mio cervello, durante la caduta, annebbiandomi la mente. L'unica fonte di luce, andava pian piano a restringersi abbandonandomi totalmente al buio. Istintivamente chiusi gli occhi e strinsi forte le ginocchia al petto. Solitamente mi piaceva il buio ma questo sembrava quasi soffocarmi. E solo in quel momento capii quanto mi sarebbe mancata la mia vita al Campo; non avrei più riso agli scherzi dei fratelli Stoll, pensai che mi sarebbe mancato l'odore delle fragole mature che aleggiava nell'aria tiepida, il solo pensiero di non sentire le risate dei miei amici mi raggelava il sangue, niente più Caccia alla bandiera, niente più canti al Falò, niente più giornate in spiaggia, niente più scottature al sole, niente più pettegolezzi con Alice.... I pensieri cominciato a farsi spazio violentemente provocando in me un forte senso di nausea. E poi all'improvviso una consapevolezza si fece strada dentro di me mentre gli occhi si offuscavano e le lacrime cadevano. Avevo infranto la nostra promessa, avevo fatto ciò che più mi disgustava: Lo avevo abbandonato. Io avevo abbandonato il ragazzo che amavo. Io avevo abbandonato Nico di Angelo. Mi schiantai prepotentemente a terra e mentirei se dicessi che ero ancora integra; all'impatto con il suolo, infatti, le pietruzze mi lacerarono la pelle delle braccia e delle gambe, fortunatamente non riportai nessun tipo di ferita alla testa o in un punto vitale. Will sarebbe stato fiero di me; le lezioni di medicina di base che mi aveva fatto fare per forza avevano dato i loro frutti. Quel figlio di Apollo stressante e saccente con il suo essere protettivo era riuscito a diventare il fratello maggiore che avrei tanto voluto. Reprimere il dolore stava diventando insopportabile; il ricordo di tutti i momenti passati insieme e tutte le cavolate fatte assomigliavano vagamente a delle frustate sempre più dolorose che cercavano in tutti i modi di lasciare segni più profondi. Cercai di alzarmi anche se le ferite cominciavano a pulsare e a fare sempre più male; i primi tentativi fallirono miseramente e solo dopo il sesto riuscii a trovare il giusto equilibrio e a camminare zoppicando leggermente dalla gamba sinistra. Furono i minuti più lunghi della mia vita. Ogni passo strascicato che facevo era sempre più doloroso e pesante. Caddi inginocchio, le ferite sulle mie gambe si riaprirono e il sangue cominciò a cadere ed a inzupparmi i resti a brandelli dei miei pantaloni. Proprio in quel momento una strana creatura alata venne nella mia direzione; mi toccai istintivamente il petto alla ricerca del medaglione che purtroppo avevo smarrito durante la caduta; cercai disperatamente qualcosa che avrei potuto usare come arma. Sfortunatamente la creatura era ormai arrivata e non ci misi molto a capire di che razza di mostro si trattasse; possedeva delle ali a pipistrello di robusta pelle nera attaccate ad un corpo minuto. Quelle ali. Ricordo di aver letto che solo un mostro possedeva delle ali simili e se era quest'ultimo pensai che mi trovavo davvero in grave pericolo. Mi preparai subito al peggio, era finita, ma essa non mi attaccò; anzi cominciò a parlarmi. Non so come Alecto riuscì a convincermi ma adesso sono qui davanti ad un castello totalmente nero aspettando che Ade e Persefone mi ricevano.

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