Capitolo 1

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"Clare sveglia! C'è una visita per te"

Erano le otto, come potete disturbarmi a quest'ora e tra l'altro di Domenica! Mi alzai dal letto ancora mezza assonnata. Mi diressi verso il bagno, sciacquai velocemente la faccia, lavai i denti e legai i capelli disordinatamente lasciando dei ciuffetti fuori posto. "Clareee!" oddio di nuovo "Arrivo mamma!" urlai, che nervoso quando mi chiamava in continuazione. Indossai un jeans stretto nero e una maglietta presa di fretta e furia dall'armadio. Scesi le scale.

Ad aspettarmi c'era lui, Adrian.

"Ciao" dissi timidamente. Cavoli non mi aspettavo una sua visita, così presto. Era solito avvisarmi prima di arrivare, oggi non l'avevo fatto. Mi sentivo a disagio, avevo bisogno di cambiarmi, di aggiustare i capelli e soprattutto di truccarmi.

"Ti va di uscire?" chiese sorridendo.

Distolsi lo sguardo "S-sì, va bene" in realtà non ne ho voglia pensai.

Corsi di sopra per indossare qualcosa di più carino, ma soprattutto per risistemarmi ero inguardabile.

Mentre stavo per mettere la matita guardai me stessa riflessa sul specchio, mi scese una lacrima poi un'altra e un'altra ancora. Il mio viso rigato di lacrime, i miei occhi interrogativi, la mia bocca pronunciare "Perché? N-non devo piangere, non devo." Sentii bussare alla porta. Asciugai velocemente le lacrime e andai ad aprire. Era mamma. "Hey allora hai deciso cosa indossare?" mi disse dirigendosi verso l'armadio. Non mi aveva degnata di una sguardo, non si era accorta dei miei occhi lucidi, non si era accorta di quanto stessi male, di quanto odiassi il fatto che lei, mio padre, tutti stavano prendendo qualunque decisione per il mio futuro.

"Stavo pensando di mettere quella camicetta con il pant-"

"Cosa? Ma stai scherzando? Davvero vuoi uscire col tuo futuro marito in quelle condizioni? Tieni indossa questo." Mi porse un vestito verde acqua largo a bretelle più lungo dietro e con un'ampia scollatura. "Ma volevo indossare qualcosa di più semplice e comodo..." Non feci in tempo a finire di parlare che era già uscita dalla stanza. Mi veniva di nuovo da piangere, ma mi trattenni tanto ormai sarebbe stato inutile, nessuno mi avrebbe mai capita, nessuno si sarebbe mai accorto delle mie lacrime, nessuno mi avrebbe mai sentita piangere la notte nel letto. Ormai a nessuno importava di me, tanto il mio destino era già stato scritto: sposare Adrian non appena avessi compiuto diciotto anni, tutto ciò per soli interessi economici da parte della mia e della sua famiglia.

Dopo essermi truccata sciolsi i capelli precedentemente raccolti in una coda e li pettinai lasciandoli ricadere lungo la mia schiena sotto forma di leggere e morbide onde. Mi diressi in cucina dove Adrian stava bevendo un caffè "Eccomi sono pronta" dissi forzando un sorriso.

"Dio ma sei bellissima, quel vestito ti dona un sacco" Adrian ci sapeva davvero fare con le ragazze, mi faceva sempre tanti complimenti, ma non ho mai capito se tutto ciò che pensasse fosse vero, magari con me fingeva, dopotutto anche il suo destino era già scritto. Nonostante ciò sembrava quasi che a lui andasse bene. Aveva venti anni, quattro anni più di me, anzi no tre dato che tra non molto ne avrei compiuti diciassette e non si era mai ribellato ai suoi genitori. Io seppur disperatamente ci avevo provato in tutti i modi, ma nulla fui minacciata e quant'altro, per questo rinunciai e decisi di accettare questa situazione, in fin dei conti ero ancora minorenne e dipendevo in tutto e per tutto dai miei, pertanto sarebbe stato inutile continuare a comportarmi come una bambina viziata.

Uscimmo e ci recammo con la sua macchina in centro. Avevamo deciso di fare un giro in qualche negozio, Adrian si era messo in testa di volermi fare un regalo anche se io non volevo nulla, vivendo in una famiglia ricca avevo praticamente tutto quello di cui avevo bisogno.

"Vuoi che ti tenga la mano?" mi chiese dolcemente.

"Preferirei di no, grazie comunque" sorrisi. Sarà che dovevamo abituarci ad essere una coppia, ma io sinceramente non mi sentivo pronta. Ammetto di essere una romanticona, infatti avrei tanto voluto che il primo a tenermi per mano, il primo a rubarmi un bacio, il primo a rendermi sua fosse un ragazzo di cui fossi perdutamente innamorata, ma purtroppo non penso di poter avere questa fortuna.

Ci sedemmo su una panchina accanto una fontana, avevo in mano il suo regalo, un ciondolo semplice, ma carino, una tenera coccinella. Mi guardavo intorno provando invidia per tutte le coppiette che c'erano in giro. Alcune litigavano, altre si abbracciavano, altre ancora si baciavano. Rivolsi lo sguardo di fronte a me, non avevo notato sulla panchina una coppia che si baciava e abbracciava violentemente. Il ragazzo lo conoscevo, era Victor, quell'odioso di Victor.


Ringrazio @mashady98   per il supporto che mi dà ogni giorno, davvero non so come faccia a sopportarmi :')

IO E TE PER SEMPREHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora