CAPITOLO UNO.

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Capitolo 1.
"Nuova città."

Da piccola, quando mi aspettavano ore intere di viaggio, mi mettevo le cuffie e lentamente mi addormentavo, il viaggio nemmeno si sentiva. Ecco, mi aspettava una nuova città, vita, e io non riuscivo ad ascoltare musica pensando a tutto quello che poteva succedere appena arrivata.
Guardai ogni macchina, ogni paese in cui passavamo e la voglia di vivere ancora mi era completamente passata.
<< amore, siamo arrivate >> disse mia madre  parcheggiando ancora la macchina, mi alzai e vidi solo neve, quanto odiavo il freddo. << bella merda >> sussurrai una volta uscita dalla macchina. Aiutai mia madre con i pacchi e già il vicinato aveva iniziato a fissarci. << mamma, tra un po' bestemmio, almeno avranno qualcosa da guardare >> alzai la voce << Alison! Prima ti sbrighi prima smetteranno di guardarci >> mi limitai ad alzare gli occhi al cielo. Quelli del trasloco hanno pensato agli altri pacchi e io mi limitai a disfare quelli della mia camera. Intorno alle sei del pomeriggio suonarono al campanello e mi toccò aprire. << buonasera, sono Marshall Bone, io e la mia famiglia abbiamo sentito di avere nuovi vicini >> c'era un ragazzo con un sorriso finto e una torta in mano, mi limitai a guardarlo con astio << ti prego non guardarmi così, mia madre mi ha obbligato >> abbassò le spalle e io risi << cioccolato? >> chiesi riferendomi alla torta << e noci >> affermò, ci guardammo e scoppiammo a ridere, << vicini! >> affermò mia madre felice che avessi fatto amicizia, lo invitò in casa e gli offrì del caffè e mangiammo quella torta, << quindi frequenterai la nostra scuola alla fine delle vacante di natale? >> mi chiese riscaldandosi le mani con il caffè caldo e mia madre rispose al mio posto << è una ragazza molto intelligente, l'ho già iscritta al K-8, liceo, ovviamente >>. Passammo un'ora a parlare del più e del meno << che ne dici se ti faccio fare un giro del posto? Preparati e andiamo >> mi chiese mostrandosi molto disponibile, così mi misi dei jeans neri strappati sulle ginocchia e una camicia rosa antico, mi truccai un po' di più ma ci misi poco per essere pronta in totale, cosa che di solito non è così. << perfetta >> mi sorrise, << torna presto così mi aiuti con i pacchi >> mi avvertì mia madre. Facemmo una passeggiata e si fece sera troppo presto, << ti porto in un posto >> disse dopo essersi guardato bene intorno, mi scordai completamente di mia madre e non sentii le chiamate al telefono. Mi portò ad una festa a parecchi isolati lontana da casa, Marshall salutava quasi ogni persona che vedeva, tutti lo conoscevano ed era una persona abbastanza popolare, poi arrivò tra i suoi veri amici << lei è Alison, è nuova e frequenterà la scuola >> mi ci volle poco per capire che erano tutti nella squadra di basket. << te li scegli bene le ragazze >> ironizzò un ragazzo poco lontano da noi << Tobias! >> Marshall alzò la voce e abbracciò quel ragazzo, da quello che si vedeva, i due ragazzi non si sentivano da tanto, per il loro modo di fare, sorrisi, mi si avvicinò Tobias << piacere, Tobias Campbell >> mi baciò la mano e tutti del gruppo risero << Piacere tuo allora >> io ero sempre molto fine nel presentarmi, probabilmente non si aspettava rispondessi così, poverino.
Dopo un quarto d'ora in giro mi sedetti e restai sola finché non venne Tobias con due bicchieri << è solo del vino >> si sedette accanto a me e accettai quel bicchiere, dopo minuti in silenzio << come hai detto che ti chiami? >> mi chiese << infatti non l'ho detto >> mi alzai e cercai di andarmene ma lui mi prese per il braccio << cercavo di essere gentile ma non c'è verso con te >> alzò gli occhi al cielo, non gli risposi e me ne andai a cercare Marshall, << possiamo andarcene? >> gli chiesi e lui mollò tutto per accompagnarmi a casa, vidi mia madre che dormiva sul divano e me ne andai direttamente a letto dopo averle messo sopra una coperta.
Alzandomi tardi barcollai verso la cucina e bevetti un bicchiere di succo d'ananas << ieri dovevi tornare prima >> mi disse mia madre facendomi spaventare << oh, mamma, scusami >> ricevetti una chiamata e risposi, era Marsh che voleva uscire e mi ha chiesto di prepararmi, così feci.
Mi portò in un magazzino, probabilmente quello di casa di Tobias. Salutai tutti ma Tobias si alzò per darmi un bacio sulla guancia, << questa confidenza? >> disse Aaron, un ragazzo de gruppo << vorrà affetto il piccolo >> mi sedetti sul divano e portai le ginocchia al petto, Tobias si limitò a ridere e a guardarmi per tutto il tempo, che a dire la verità non mi dispiaceva.
<< raccontaci come mai offri la tua bellezza a questa città del cazzo >> mi disse Nathan, un altro ragazzo del gruppo, mi passarono una birra in lattina << mio padre è morto da poco e mia madre voleva cambiare città dato che li non ci tratteneva niente >> abbassai lo sguardo e bevvi << c'è dell'altro, non può essere solo questo >> affermò Tobias << non ti obblighiamo se non vuoi eh >> continuò Marsh, feci un sospiro profondo << frequentai gente poco affidabile e mi ritrovai allo sbando con semplici amicizie, insomma, ci stava cambiare, magari non così tanto ma ormai sono qui >>.<< felici di averti tra noi >> disse Nathan, alzarono le lattine e fecero un brindisi per me, anche solo essendo l'una di pomeriggio.
Intorno cena stavo per andarmene quando suonarono alla porta di casa Campbell, ero la più vicina alla porta e aprii, subito una ragazza entrò, con dei jeans attillati e una maglietta quasi del tutto trasparente, andò verso Tobias e lo baciò davanti a tutti, cosa che Tobias notò il mio sguardo su di loro e si staccò nonostante avessi distolto lo sguardo in ritardo, tutti ridevano << che ci fai qui Leanne? Quando sei tornata? >> gli chiese Tobias abbastanza stranito << ti ho fatto una sorpresa amore, vi sono mancata su >> disse con un sorriso più finto di Dio. Io finsi un colpo di tosse e si girarono tutti verso di me, mi si avvicinò Marshall e si mise tra me e Leanne << ti sei trovato la troia >> disse ridendo, << non ti vogliamo qui >> affermò Marsh << parla per te >> disse Nathan con gli altri d'accordo. Lei rimase, accanto a Tobias e mi sentivo di troppo. Dopo le undici salutai tutti << ti accompagno >> disse Marsh ma lo fermai, << l'accompagno io, restate qui voi >> affermò Tobias, senza preoccuparsi tanto della reazione di Leanne.
<< quindi sei fidanzato? >> chiesi appena usciti dalla casa, << con Leanne? Una volta magari >> rallentò il passo come se avesse voluto parlarmi di più << e poi? >> chiesi << diciamo che si è allontanata lei da tutti, Marshall ne era perdutamente innamorato anche se non lo ammise mai, quando se ne andò spezzò il cuore a tutti >> vidi uscire una parte umana da lui << anche il tuo? >> chiesi nuovamente << specialmente, ma mi fece capire che fu meglio così, fu meglio un cuore finalmente libero di uno incatenato a vita >> risi per questa sua frase filosofica da quattro soldi -<< ti manca eh >> .<< manca di più l'idea che avevo di un futuro "noi", ma lei, ha smesso di mancarmi da troppo tempo >> per queste cose che mi disse lo abbracciai una volta arrivata a casa, e senza nemmeno dire una parola entrai in casa. << ora mi spieghi una cosa, dove cazzo credi di essere? In un albergo? >> mi urlò contro mia madre, le risi in faccia e beh, non la prese bene. << okay, sei in punizione >> risi ancora di più << io? In punizione >> dissi << fila subito in camera tua >> alzò la voce << ma domani devo vedermi con.. >> mi fermò << mi dispiace cara, vai >> mi fece segno di salire sopra, mi buttai sul letto, tramite Instagram postai una storia con su scritto l'odio che provavo nell'essere in punizione e mi scrisse subito Tobias, solo un'emoji triste, sentii picchiettare alla finestra, aprii << sei davvero in punizione? >> nel buio vidi poco ma quella voce era inconfondibile << Tobias, che fai ancora qui? >> chiesi cercando di non fare troppo casino << puoi uscire un attimo solo? >> mi chiese e gli feci segno del mio telefono, subito dopo lui bussò alla porta di casa e mia madre aprì << signora, Alison.. >> lo fermò, << non esce >> fece per chiudere la porta e Tobias la fermò << posso vederla? >> chiese, riaprì lentamente la porta e lo fece entrare << al piano superiore >> e gli fece segno di salire, << chi non si fida di questo visino? >> disse buttandosi subito dopo sul mio letto prendendo il mio peluche preferito << perché hai deciso di rompermi? >> chiesi << fai come se fossi a casa tua >> disse ironicamente guardandomi sulla soglia della porta, mi fece spazio sul mio letto e mi distesi accanto a lui, restammo un po' in silenzio, chi se la sarebbe immaginata un'amicizia così? << com'è morto tuo padre? >> mi chiese direttamente << incidente d'auto >> guardai il soffitto << cosa si prova? >> mi chiese << un vuoto incolmabile >> mi girai verso di lui, -<< cosa mi racconti di te? >>.<< sono molto cristallino, sai tutto insomma >> si mise a ridere e fece ridere anche me. Passammo qualche ora svegli, e ci addormentammo abbracciati senza neanche volerlo. << ma che cazzo >> affermò Marshall appena entrò dalla porta << potevi dirlo, cazzo >> scese le scale di corsa e uscì, lo seguimmo << bro.. >> disse Tobias << no, porco Dio, Tobias, È UNA MIA AMICA e tu te la scopi? Vogliamo rivivere tutto quello che è successo con Lea? >> camminava avanti e indietro, nervoso << non abbiamo fatto niente, e Lea, non nominarmela più. Dio, se vuoi credermi fallo sennò non sono problemi miei. >> mi prese la mano e mi diede un bacio sulla guancia per poi andarsene, Marshall mi guardava fisso ed io preferii entrare in casa << bel gruppo che hai >> affermò mia madre << sono meglio di altri >> risi.

Non uscii fino al giorno in cui la scuola iniziò, non vidi più Tobias e mi presi una pausa dal mondo, ero già stanca di tutto e non ero nemmeno in città da una settimana.
Mi mancavano i miei amici, l'essere me.

*continua*

End.Stories to obsess over. Discover now