Capitolo 1

81 8 3
                                        

"Golden days, red long nights, don't be scared, don't think twice...". Erano queste le parole che rimbombavano nella mie cuffie prima che mia madre mi chiamasse dal piano di sotto.
"Arrivo" grido nella speranza che mi senta prima che si fiondi nella mia camera.
La tavola è apparecchiata e mio padre ha già preso posto. Sono le 8 e mezzo e per cena c'è una semplice insalata che potrei mangiare benissimo in camera ma mia madre vuole riunirci almeno a cena. Io sinceramente non ne capisco il motivo. Siamo sempre in silenzio, l'unico rumore che si sente è il brusio di sottofondo di quella giornalista in televisione. Nessuno parla tranne che per dire qualche stupidaggine sul cibo. Nella mia famiglia siamo sempre stati così. Ognuno per conto suo. Parliamo davvero poco e quando lo facciamo finiamo per discutere, anche pesantemente. Mio padre ormai non lavora da anni e mia madre è un'insegnante e quindi è sempre indaffarata, persino d'estate perchè si occupa della casa. Quest'anno ho iniziato il quarto anno del liceo linguistico. Se potessi tornare indietro sceglierei di sicuro un scuola meno impegnativa e che non mi porti via tanto del mio tempo libero. Sono sempre chiusa in casa: d'inverno, per studiare perchè se non rimanessi sui libri almeno fino alle 23, non prenderei la sufficienza; e d'estate è la stessa storia. Il fatto di rimanere sempre in casa mi ha impedito di fare delle amicizie. Questo non mi dispiace, mi sono abituata a stare sola e non è niente male, ma a volte si ha bisogno di una spalla su cui poggiarsi, di qualcuno con cui condividere un sorriso, o ancora meglio una passione.

Un'altra giornata scolastica d'inferno. Siamo solo alla seconda ora e non sto seguendo la lezione di francese perchè la mia amica non fa altro che farmi ridere. Irene è una delle poche persone su cui so di poter sempre contare. La professoressa Longo ci richiama ma noi continuiamo a non seguire quella noiosissima lezione anche perchè ho troppo sonno per cercare di sembrare sveglia. Ieri dopo cena mi sono accasciata sul letto con le cuffie, le mie compagne di vita e sono rimasta così per almeno 3 ore. La musica è forse l'unica "amica" che mi accompagnerà per sempre, come ha fatto in questi 17 anni. Principalmente ascolto canzoni rap, mi danno tanta forza e mi imprimono rabbia e questo mi aiuta a eliminare, o perlomeno, mascherare la tristezza.

È suonata la campanella, le cinque strenuanti ore sono finite e finalmente mi dirigo verso la fermata dell'autobus per tornare a casa. Durante il tragitto guardo fuori dal finestrino perchè oggi piove, e io amo la pioggia. Mi fa un cert'effetto.
Entro in casa e mi fiondo in camera per togliere quelle dannate converse ed indossare le pantofole.
Sento il suono di un messaggio.
"E ora chi è?" dico scocciata.
Faccio un sorriso nel leggere il nome di Alessia sullo schermo. Fortunatamente non è stata una delle mie noiose compagne di classe a scrivermi, ma Alessia.

Despite All (Nonostante Tutto) #Wattys2017Stories to obsess over. Discover now