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Tutti stava accadendo in modo così frenetico, senza un preciso ordine. Un ammasso di anime che vivevano quel momento infinito, che probabilmente non era altro che un dettaglio impercettibile. Eppure sono certo che non te ne saresti mai e poi mai dimenticato. Era inevitabile, quel vuoto che ti lasciava dentro, che ti avrebbe tornamentato nonostante tu stessi sorridendo, tu cercassi di ignorarlo. Ma quel vuoto si presentava, sì, agonizzante e straziante. Ti divorata da dentro e tu non capivi cosa stesse succedendo. Perché piangevi?  Perché  piangevo?
In lontananza il suono leggero di un pianoforte.  Una valle, immensa, una luce abbagliante e la sensazione di solitudine. Bene o male? Quella situazione era nuova per te, non ti era mai capitato prima. Possibile essere felici e piangere straziati all'unisono?
Il pianoforte continuava, prima dolce e soave, poi con un suono sofferente e "affogato".
Nella tua mente si figurava l'immagine del pianista pervaso da sentimenti potenti.  Sembrava quasi che lui fosse diventato il tuo fratello. Un fratello che ti accompagnava con la sua musica. E tu in un istante stavi correndo veloce, ansimante. Stanco continuavi interperrito la tua corsa; dovevi allontanarti, scappare. Non importa perché lo stavi facendo, per chi o per cosa. Correre. Devi correre. Vivere. Devi viene.  Stanco. Ansimante. Ucciso. Ma vivo. È questo il sacrifico dell'essere umani. Lo senti? Il pianoforte è più ritmico. Si, è vero, segue il battito del tuo cuore. Esatto, adesso anche tu ti ritrovi  in quella valle infinita e ora : urla. Urla finché avrai fiato nei polmoni. Finché c'è qualcosa che ti spinge a farlo, anche se non sai cos'è. La tua voce arriverà oltre i confini dell'universo, finché penetrerai bel cuore del pianista, come lui ha fatto con te. La senti? Quella voce? Sì, sta accompagnando il pianforte, sta cantando, non sai chi, ma sai per chi. Per te. La situazione è più chiara. Ora capisci. Cadi a terra, in ginocchio. Non riesci più a urlare. Il silenzio travolge tutto. Persino la melodia del pianoforte si sta spegnendo. Il canto è basso, un sussurro. Stai piangendo di nuovo.  È lo stesso pianto felicemente triste. Ormai ci sei solo tu. Il pianista e il canto hanno raggiunto il loro obbiettivo: trovarti. Eccoti, nessun sbaglio, nessun alter ego. Tu, mio piccolo grande amico. Tu che probabilmente stai leggendo queste parole. Che hai provato questa sensazione, oppure una simile. Tu che hai provato questa ondata di sentimenti chiamata vita.

                                  Jakub Sonta

LifeWhere stories live. Discover now