Camilla era sicura che il mondo c'è l'aveva contro di lei, d'altronde si era sempre sentita così; si sentiva come se non dovesse esistere come se la sua esistenza era inutile. Non pensava questo a causa di tristezza o depressione, era semplicemente convinta di questa teoria fin dai suoi primi anni di vita, fin da quando suo padre l'aveva accusata della morte di sua madre e l'aveva picchiata così tanto da farle rimanere una cicatrice sulla parte destra della sua fronte, una cicatrice che ogni giorno le ricordava che non aveva nessun diritto a vivere e che al suo posto ora doveva esserci sua madre.
Camilla era ancora a letto quando questi pensieri le stavano annebbiando la mente e le lacrime le stavano rigando la faccia, ma dovette asciugarsele in fretta quando sentì i passi di sua zia avvicinarsi alla sua porta.
< È inutile che fai finta di dormire, lo sai benissimo che non ti lascerò in pace finché non vieni giù ben preparata a far colazione> le disse.
< E va bene sarò giù tra 15 minuti> sbuffò Camilla.
Tanto sapeva già che era inutile sfidare sua Zia Erica così si decise ad alzarsi,
Si guardò allo specchio, era un completo disastro: i suoi occhi grigi come il cielo di quel giorno le facevano risaltare quelle enormi borse che aveva sotto gli occhi causati dalla notte in bianco, la sua pelle olivastra oggi era più pallida che mai e i suoi lunghi capelli neri sembrava essere stati travolti da un uragano. Camilla decise di indossare la sua felpa preferita della Levis e un paio di jeans attillati con la spaccatura sulle ginocchia, si sbrigo a mettersi giusto un po' di fondotinta per coprire quelle orrende occhiaie, un po' di lucida labbra ed infine si sistemò i capelli assicurandosi che le nascondessero per bene la cicatrice sulla fronte.
Quando si precipitò a far colazione sua zia stava leggendo il giornale ma appena la vide le accolse con un gran sorriso che Camilla non riuscì a non ricambiare, d'altronde sua Zia era l'unica cosa che amava veramente, non era sposata e per tutta la sua vita si era dedicata a camilla dandole tutto l'amore possibile e trascurando se stessa.
<Il caffè si raffredderà se non ti sbrighi a berla e ti ho preso le brioche al cioccolato, siamo già in ritardo sbrigati che devo andare a lavoro dopo averti accompagnato a scuola> disse tutto ad un fiato.
< Non c'è problema posso benissimo prendere l'autobus tu vai pure>
<Neanche per sogno, è il tuo primo giorno di Liceo non ti lascerò prendere quel autobus pieno zecca di gente incollata l'una all'altra> la rimproverò.
Così Camilla si affrettò a mangiare, si assicurò di avere tutto il necessario e si diresse verso la macchina, con le mani sudate e una sensazione strana che non le piaceva affatto.
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I am you, you are me
RomanceCamilla fa parte del gruppetto più famoso della scuola, è invidiata da tanti ed e bella, ma lei si sente come il brutto anatroccolo in un gruppo di cigni, odia la sua vita e soprattutto odia se stessa. La sua cicatrice la tiene al passato e sente c...
