Coccinella

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Tic,tac, tic, tac... L'orologio alla parete continuava a ticchettare incessante. Tic, tac, tic, tac...

I due giovani erano seduti sul letto della camera di lui. Il ragazzo leggeva svogliato un fumetto, poggiando ogni tanto lo sguardo sulla ragazza posta ai suoi piedi, sui delicati lineamenti di lei, sui suoi capelli nocciola e sui suoi curiosi occhi grigi che vagavano pigramente in giro per la sua stanza ammirandola. Era una camera particolare: piena di cianfrusaglie raccolte durante gli anni, la maggior parte delle quali provenivano dall'oratorio dove aveva fatto e faceva l'animatore, fatte da lui o dai bambini e regalataglieli, come acchiappasogni, bamboline di carta igienica, fischietti, e soprattutto coccinelle. In tutta la stanza, di color rosso pastello, erano poste buffe rappresentazioni di coccinelle, dai semplici soprammobili, a peluche, disegni, cartoline e buffi fischietti di legno comprati in qualche località dov'era probabilmente stato in vacanza.

"Mi passi quel peluche?" disse sussurrando la ragazza, indicando un peluche a caso, a voce però talmente bassa che se non fossero stati soli in casa non l'avrebbe neanche sentita. Lui allungò una mano all'indietro, verso la mensola posta sopra il letto a pochi centimetri dalla sua testa e le passò un peluche a caso. Lei inizò a tormentarlo passandoselo tra le  dita.

"Sai"iniziò timidamente lei, catturando però subito l'attenzione dell'annoiato ragazzo "questa è una delle poche volte che sono venuta a casa tua, di solito è il contrario"

Il ragazzo ci pensò un attimo su, "Hai ragione", e tornò a leggere il fumetto.

"Da quanto tempo ci conosciamo?" buttò lì lei.

Lui iniziò a percorrere la loro amicizia a ritroso finché non rispose "cinque anni".

Erano passati cinque anni da quando aveva conosciuto la vivace bimba lentigginosa che veniva per la prima volta al centro estivo. Ricordava ancora come l'aveva conosciuta: sporca di terra, senza un dente e con la maglietta sporca di sugo, mentre lui aveva la maglietta pezzata di sudore e di qualche lacrima di bambino che cadendo si era sbucciato e per il dolore si era messo a piangere e lui aveva cercato di consolarlo. All'inizio gli era parsa antipatica, cosa che poi, parlandoci, lei aveva confermato. Ma ora era una giovane donna, cresciuta e con un carattere più tranquillo, ed inoltre la pubertà non le aveva intaccato il dolce e morbido visino.

"Cinque anni? Ci abbiamo messo così tanto per accorgerci l'uno dell'altra?"

"A quanto pare" e le fece un tenero sorriso che la fece sussultare, inquanto inaspettato.

Ci furono attimi di silenzio imbarazzante, nei quali nessuno sapeva cosa dire, fino a quando lei non riprese:

"Hey"

"Mm?"

"Cosa ti piace di me?".

Lui non era pronto a quella domanda. Si alzò a sedere, notando che la vicinanza dei loro corpi era diminuita "Beh...", i suoi occhi verdi vagavano in quelli grigi di lei, poi scesero sul suo viso, andando sempre più in basso, fino a fermarsi sulle labbra. Lei lo aveva seguito; non le importava più della risposta, ora tutto ciò che desiderava era una piccola pressione sulle proprie labbra. Gli si avvicinò lentamente, ma all'ultimo lui si scostò.

"Come immaginavo". Sul viso di lei si dipinse un sorriso tirato e amaro.

"M-mi sp..."

"NO,NO, NO, tranquillo, non è quello che intendevo. Speravo solo che, dopo quasi un mese..."

"Mi spiace" ripetè lui.

"E di cosa?" lei iniziò però a tormentare di nuovo la povera coccinella che avevatra le mani, cosa che non passò inosservata.

"Facciamo una cosa?"

Lui la guardò aspettando di vedere cosa avesse in mente.

Lei diede un bacio sulla "bocca" alla coccinella e poi gliela porse "Fallo anche tu".

Eccola, la ragazza tenera ed ingenua che aveva scoperto nell'ultimo anno, la ragazza di cui si era innamorato.

Sorrise,"Perché?"

"Così è come se ci fossimo baciati noi due"

Che strane idee le venivano a volte, ma l'adorava anche per la sua salutare pazzia.

Chiuse gli occhi e si preparò a dare un bacio alla coccinella. Dopo ciò li riaprì, notando come, ancora una volta, le distanze tra loro due si fossero accorciate. I loro visi erano vicinissimi, però la coccinella giaceva ormai sulle gambe di lei. Prese coraggio, fece finta di dover baciare la coccinella e... ci riuscì: un po' goffamente riuscì a darle un bacio all'angolo della bocca. Quando si staccò notò che le sue lentiggini erano sparite, oscurate da un vivido rossore che si era fatto largo sulle sue guance.

"Beh,è un grosso passo avanti" commentò lei, e fece un enorme e sincero sorriso a trentaduedenti. Lui distolse lo sguardo: era bellissima quando sorrideva, e a lui piaceva quell'ingenuo sorriso.

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