L'uomo nero

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Ricordi quando eri bambino? Probabilmente la tua memoria è confusa. La mia no.

Avevi paura del buio. Non potevano lasciarti solo nemmeno un secondo se non era presente qualche fonte di luce nella stanza. Addirittura, quando dormivi, ti svegliavi bruscamente se i tuoi genitori si azzardavano a toccare l'interruttore. Eri terrificato.

Dicevi che c'era l'uomo nero. I tuoi genitori inizialmente sfruttarono questa tua paura.

«Se non mangi tutto arriva l'uomo nero», e tu mangiavi.

«Se piangi l'uomo nero ti sente e viene a prenderti», e tu placavi le lacrime.

«Se non vai all'asilo rimarrai solo a casa con l'uomo nero», e tu prendevi il tuo zainetto, obbediente.

La situazione iniziò a preoccuparli. Non volevi più fare il bagno, perché l'uomo nero ti avrebbe afferrato i piedi da sotto l'acqua. Non volevi asciugarti i capelli con il phon, perché lui ti sussurrava nelle orecchie, approfittando del rumore.

«E sentiamo, cosa ti dice l'uomo nero?» chiese un giorno tua madre.

«Che vuole venire a prendermi, che mi vuole mangiare, che sta arrivando.» le avevi risposto tra le lacrime.

Volevi dormire con la luce accesa, la lucina notturna che aveva montato tuo padre non bastava più.

Ti alzavi di notte e ti mettevi a urlare fino all'arrivo dei tuoi genitori. Avresti voluto andare da loro, ma il corridoio era troppo buio.

Ti mandarono anche da uno psicologo. Oh, in che modo ripugnate hai descritto colui che popolava i tuoi incubi e le tue notti insonni!

Più alto di papà, cammina piegato per non toccare il soffitto. La pelle è come quella di una lucertola. Al posto delle dita ha dei tentacoli! È ricoperto di muco appiccicoso. I suoi occhi sono come quelli dei gatti, riflettono la luce. I denti sono bianchissimi e a punta, sorride sempre, ma non perché è felice. Non ha capelli. Può tirare fuori la lingua fino a toccarsi la pancia. Muove gambe e braccia come se fossero rotte, le tiene in posizioni innaturali.

La luce lo brucia.

Ovviamente non hai usato queste precise parole, avevi quattro anni all'epoca. Avresti dovuto vederti! Piangevi ed eri rosso mentre raccontavi com'era questo uomo nero. Cercavi di trattenere le lacrime, ma non ci riuscivi. Eri così tenero con quegli occhioni grandi e lucidi e i tuoi capelli biondi a caschetto. Eri biondo da piccolo, anche se adesso non lo sei più. Sicuramente hai visto delle foto.

Lo psicologo subito sospettò degli abusi. Pensò che l'uomo nero fosse la proiezione di un qualche parente, addirittura accusò tuo padre. Non c'erano prove, ovviamente. Non potevano esserci, era innocente.

Anche tu negavi: "Nessuno mi ha toccato lì", rispondevi alle sue domande. "Sì, mamma e papà mi tolgono i vestiti quando faccio il bagnetto.", "No, solo quando mi lavo. E quando mi cambiano."

Ti fece anche visitare da un dottore.

Alla fine dovette arrendersi all'evidenza. Nessun abuso.

Ipotizzò allora che tu soffrissi di terrori notturni, ma i sintomi non corrispondevano del tutto. In particolare, tu ricordavi i tuoi "incubi", se così vogliamo chiamarli. Decise che non eri un pericolo per te stesso.

Disse ai tuoi genitori che erano normali incubi infantili, forse un po' più intensi del solito. Si raccomandò con loro di non usare questo "uomo nero" per minacciarti, anzi, di negarne l'esistenza. Tu questo non puoi saperlo però, non c'eri.

Tu continuasti ad essere terrorizzato per anni. Non erano incubi, dicevi che lo vedevi davvero. Anche di giorno a volte. Nell'armadio, sotto al letto. In ogni angolo buio lui ti aspettava.

«Non mi fa niente mamma, mi guarda e basta, ma ho paura. È sempre nascosto da qualche parte, mi segue.»

Ci mancherebbe altro. Come poteva un essere così mostruoso non spaventarti?

A nove anni portavi ancora il pannolino, o a quell'età si chiama già pannolone? Fatto sta che non volevi attraversare il corridoio per andare in bagno di notte. Ad un certo punto i tuoi genitori ti comprarono un vaso da notte, da tenere a fianco al letto. Lo svuotavi da solo ogni mattina, quando faceva luce. Eri un bravo bambino in fondo. Cercavi di essere indipendente, nonostante tutto.

Una volta tua madre entrò nella tua stanza mentre l'uomo nero ti faceva visita. Ti vide, tremante, nell'angolo della tua cameretta. Eri avvolto da una coperta e singhiozzavi. Guardavi dritto davanti a te, senza distogliere lo sguardo.

«Vai via, ti prego, vai via.» gli sussurravi, per non disturbare i tuoi genitori con urla che li avrebbero preoccupati.

«Cosa c'è, tesoro?»

Non l'avevi sentita entrare, tanto eri preso dalla paura.

«Mamma, guarda, è lì!» Si sentiva la speranza nella tua voce. Hai pensato che avrebbe visto, che finalmente ti avrebbe creduto, vero?

Lei non vide niente. Cercò di consolarti comunque, però. Era una brava donna, tua madre. Quella notte hai dormito in camera sua, con la luce accesa. Avevi quattordici anni.

Dopo quell'episodio ti sei rassegnato, credo. L'uomo nero lo vedevi solo tu. Che fosse reale o un'allucinazione, aveva poca importanza. Imparasti a fingere che tutto fosse finito.

«No, papà, non lo vedo più. Erano incubi, giusto?»

I tuoi genitori erano felici. Troppo felici per vedere oltre la finzione e le menzogne.

Ogni notte piangevi. Ti svegliavi presto, prima di tutti, per evitare che vedessero che non avevi spento la luce.

Questo te lo ricordi, scommetto. Eri grande ormai, praticamente un adulto.

Un adulto che ha paura di andare in bagno e spegnere la luce, ma pur sempre un adulto.

E adesso? Cosa credevi di fare, andando a vivere da solo? Pensavi che sarei sparito nel nulla? Che sarei rimasto nella tua vecchia casa? Sciocco. Ti ho sempre seguito. Aspettavo solo che fossi maturo. Non fisicamente, ma psicologicamente, capisci?

Oh, so che vuoi una spiegazione, e sento di dovertela dare. In fondo, non capita tutti i giorni di gustarsi un pasto così prelibato.

Io non mi nutro solo della carne. Sarebbe troppo semplice, quasi rozzo. Le parti migliori, quelle che mi danno sostentamento, sono la disperazione e la paura.

Penetrano nel sangue, impregnano i muscoli. Arrivano fino alle ossa, riempiono le tue viscere. Sono così gustose!

Immagina quanto devi essere saporito tu, dopo vent'anni di terrore!

Ci sarà anche il dolore, non preoccuparti. Non ho intenzione di divorarti senza farti soffrire. Che spreco sarebbe! Una spezia così delicata, capace di esaltare ogni sfumatura. Non me la perderei per niente al mondo.

Sai cosa? Credo che partirò dai piedi.

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