Non credo che riuscirò mai a spiegarti il senso dell'amore, il modo in cui mi innamoro, ci innamoriamo tutti. Non so spiegarlo neanche a me stesso, ma perlomeno posso raccontarlo.
Odio i festeggiamenti per l'anno nuovo.
Cosa si debba festeggiare non l'ho mai capito... no, sul serio, tu probabilmente starai lì con i tuoi motivi più che validi ma non potresti mai convincermi.
Mi dirai: che diavolo ci facevi ad un party per l'anno nuovo all'ultimo piano del Rockefeller Center di Manhattan? Ti svelo l'arcano: avevo scelto a caso dal mazzo di inviti che ogni anno ricevo da quando ne avevo diciotto.
Perché? Sembra che a molti faccia piacere avere come invitato l'enfant prodige che a sedici anni ha sviluppato una app per cellulari da 50 milioni di dollari. Certo, a quella festa di anni ne avevo ormai ventisei e non ero più stato capace di bissare un successo del genere, ma avevo ancora un po' dello charme del "genietto", del tipo "chissà cosa si inventerà da un giorno all'altro il vecchio Lucas Meyer". In compenso il mio patrimonio aveva ormai superato i cento milioni. Una delle tante follie di Manhattan è che puoi conoscere letteralmente migliaia di persone e non avere un solo amico. Nel mio caso, poi, la cosa era particolarmente imbarazzante, perché la mia mente si rifiuta categoricamente di memorizzare un nome di persona che sia uno. Posso scrivere milleduecento linee Pearl all'ora, ma dimmi come ti chiami e l'avrò già dimenticato due secondi dopo. Una volta un tizio mi ferma per strada e mi saluta. Come al solito rispondo in tono neutro, visto che non avevo idea di chi fosse, e chiacchieriamo del più e del meno per un po'. Tipo dieci minuti dopo mi chiede come sta mio fratello.
Sono figlio unico.
Viene fuori che lui mi ha scambiato per un altro e ho chiacchierato con uno sconosciuto per dieci minuti. Era pure simpatico...
Mi aggiravo, un po' brillo ad essere onesti, nel salone, cercando sguardi conosciuti. Non dico amichevoli, come dovresti aver capito se non stai leggendo solo per perdere tempo e ti ricordi cosa ho scritto poc'anzi, ma mi sarei accontentato anche di un sorriso di rassicurante falsa conoscenza. La musica jazz non aiutava il mio umore. Nonostante stessero suonando degli ottimi musicisti, il jazz dopo venti minuti mi annoia, nella migliore delle ipotesi.
Non era la migliore delle ipotesi.
Infastidito, mi ritrovai davanti questa splendida ragazza che avevo già notato in precedenza. Con l'aiuto di tacchi notevoli mi superava in altezza e poteva guardarmi negli occhi senza sollevare il mento. Scosse i capelli biondo platino, in parte raccolti in una complicata acconciatura che non saprei definire neanche sotto tortura, e mi sorrise. Sorrisi di riflesso ma, credimi, uomo o donna avresti sorriso anche tu al mio posto. Lei prese un sorso dal suo bicchiere di champagne e, fattasi improvvisamente seria, mi parlò.
"Sei un bravo ragazzo".
Poi mi baciò a timbro, sorrise di nuovo e con uno sguardo complice mi chiese se avessi visto Justin da qualche parte. Se anche avessi saputo a chi si riferiva (sospetto il famoso cantante biondo che si supponeva fosse tra gli invitati) non le avrei probabilmente risposto, stranito com'ero dal suo comportamento e dall'alcol in circolo. Lei mi salutò con un cenno della mano e si girò rendendo notevole giustizia ad un capo d'alta moda, probabilmente un Gaultier dato che, come avrei scoperto in seguito, sfilava abitualmente per lui.
Il vestito esaltava le curve della schiena e dei fianchi della ragazza ad ogni passo che faceva, lasciandomi estasiato. Puoi di certo immaginare con quale grazia camminasse una modella in un abito probabilmente cucito su di lei. Era la donna più bella che avessi mai incontrato e, detto da uno che frequenta abitualmente l'Upper East Side, è un bel complimento davvero. Inevitabilmente mi tornò in mente la seconda donna più bella che avessi mai incontrato.
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Manhattan Tango
RomanceNon credo che riuscirò mai a spiegarti il senso dell'amore, il modo in cui mi innamoro, ci innamoriamo tutti. Non so spiegarlo neanche a me stesso, ma perlomeno posso raccontarlo. Lucas Meyer ha ventisei anni e vive a New York. A sedici...
