Da secoli l'uomo si chiede se lui sia l'unica forma di vita nell'universo, se c'è vita dopo la morte e se esista il libero arbitrio. Nessuno di loro però si è mai avvicinato alla verità; o forse sì?
Sulla Terra nei tempi antichi si raccontavano storie fantastiche di Dei e imprese leggendarie di presunti tali e la gente vi credeva, rivolgeva loro preghiere e speranze. Oggi invece queste storie non sono che miti o racconti per intrattenere i più piccoli; ma se queste storie non fossero tali ma bensì testimonianze di fatti realmente accaduti? Se solo sapessero cosa avevano in serbo per l'umanità quei vecchi Dei...
Su un piccolo pianeta di nome Lux solitario e mastodontico si ergeva un palazzo immenso, dimora di coloro che avevano portato eoni addietro l'ordine nel creato con lo sterminio della razza Nephilim. Da allora il Conclave aveva preso le redini dell'universo e imposto un proprio "equilibrio", e ora la storia stava per ripetersi.
-Fratelli ora è il momento, i tempi sono maturi, l'umanità è corrotta, sono solo un peso per l'equilibrio!-. A parlare era il più giovane appartenente al Conclave formato da dieci fratelli di una razza ormai estinta ma così longeva da aver assistito alla Creazione, alla lotta tra Paradiso e Inferno, e infine la Terra come la conosciamo oggi.
-Sì, può darsi...Ma resta il fatto che stiamo violando la nostra stessa legge!-. Il più anziano si accarezzava nervosamente la barba bianca incolta.
-Esatto, Siamo noi la legge fratello, ma non siamo immortali!-. Le parole del giovane suonavano come colpi di frusta nell'aria verso chiunque avanzasse delle obiezioni, ma sapeva bene che alla fine tutti avrebbero ceduto, nessuno voleva vedere estinta la loro razza. Il Consiglio ci pensò a lungo e mentre il giovane era ancora in piedi al centro della stanza circolare vide dagli spalti di grezza roccia alzarsi una dopo l'altra le mani raggrinzite dei suoi fratelli in segno di approvazione; chinò la testa per nascondere la soddisfazione della vittoria e uscì dalla stanza.
- Guardie, il Conclave richiede la presenza del Messaggero...-.
Il giovane si rivolgeva a una delle guardie personali del Conclave che subito lasciò la propria posizione all'ingresso per scendere ai piani inferiori. Lì infatti nella biblioteca degli scriba un ragazzo era immerso tra pile di pergamene prendendo appunti e note ora da quello scritto, ora da quell'altro.
-Il Conclave richiede la tua presenza immediatamente ragazzo!-.
Il ragazzo lì per lì non si mosse credendo ci fosse un errore, ma seguì ugualmente la guardia che lo scorta fino alle porte del Conclave.
Il giovane del Conclave squadrò il ragazzo guardandolo dall'alto in basso.
-Ti ho chiesto un messaggero...non un lavativo!-.
-Saggio, questo è l'unico figlio del vecchio messaggero Hermes venuto a mancare qualche secolo fa!-. Il giovane saggio si massaggiò la base del naso con due dita per riflettere in fretta.
-Sta bene, allora ragazzo...il Conclave ti affida il compito di recarti sulla Terra e trovare i quattro cavalieri dell'equilibrio; prendi e dà loro queste. Capiranno da loro cosa farne!-.
-Giovane saggio ma non conosco i loro volti, come farò a riconoscerli?-.
Il saggio si avvicinò al ragazzo così veementemente che questi pensò di essere incenerito da un momento all'altro ma non fu così, la mano ossuta del saggio si posò sulla sua fronte, ne seguì un lieve tepore e dopo qualche secondo la ritrasse.
-Ora hai tutto ciò che ti occorre...e non tornare senza aver svolto il tuo compito!-. Il ragazzo, ancora scosso, si congedò con un inchino.
Il giovane saggio tornò dai suoi pari.
-Il messaggero partirà a breve, si tratta solo di aspettare adesso!-.
-Speriamo vada tutto per il miglio fratello, c'è in gioco in nostro futuro e dell'universo intero!-.
Quando il ragazzo arrivò sulla Terra restò estrefatto, non era mai sceso laggiù; in verità non era mai uscito da quel piccolo mondo e quella era la sua prima missione, ma aveva letto molto sulle loro abitudini. L'aria era umida e apparentemente nessuna traccia di vegetazione. Si trovava ad un incrocio stradale incredibilmente ampio ma così affollato da sembrare stretto. Nonostante il giovane del Conclave avesse fatto la sua magia però non gli sembrava di aver appreso nuove informazioni e di certo non poteva tornare indietro per averle. Il continuare a tormentarsi su come trovare i cavalieri evocò una voce dal profondo della sua mente, seguita da delle immagini: c'erano dei cartelli, erano tabelle con orari di arrivi e partenze; sullo sfondo, attraverso la vetrata degli aerei e un nome in sovrimpressione: Los Angeles. Il ragazzo si tranquillizzò, se seguiva alla lettera le indicazioni che vedeva nella sua mente avrebbe portato il compito a termine in breve. Riuscì a fermare maldestramente un taxi e vi si lasciò portare.
-All'aeroporto grazie!-.
-Viaggi proprio leggero ragazzo!-. Si tolse la tracolla e vi diede uno sguardo all'interno, aveva delle monete d'oro, un razzo di segnalazione per gli S.O.S. e un taccuino. Se qualcuno gli avesse rubato la borsa l'avrebbe gettata subito dopo e avrebbe al massimo tenuto le monete d'oro, così per ovviare a qualsiasi rischio se le infilò in tasca. Nonostante il traffico il taxi arrivò all'aeroporto in quaranta minuti e parcheggiò proprio davanti l'ingresso.
-Sono trentacinque dollari amico!-.
Il ragazzo rimase per attimo immobile con una gamba fuori il taxi e un'altra all'interno: aveva dimenticato di procurarsi la moneta per il viaggio!
Il tassista era ancora lì col finestrino abbassato ad aspettare il proprio compenso mentre il ragazzo impacciato frugava nella sua borsa. Menomale aveva portato il taccuino pensò, staccò da esso un po' di fogli bianchi che si tramutarono in denaro cartaceo, cinque, dieci, trentacinque dollari.
-Mi scusi, vado di fretta...ecco a lei!-.
Il tassista li prende cautamente e sfrega i polpastrelli sulla carta frusciante ma gli sembrano buoni, così fa inversione per uscire dall'aeroporto. Il ragazzo si precipita nell'edificio e capito dove andare si mette in fila per un biglietto.
-Buongiorno Signore...-.
-Ehm...sì un attimo!-. Raccoglie i pensieri e le immagini del volo gli scorrono nella mente di nuovo.
-Los Angeles, è disponibile un biglietto di sola andata?-. La donna alla reception lo guarda un po' incerta se chiamare la sicurezza o lasciarlo passare, ma lì a New York ci sono così tanti tipi strambi che era impossibile rinchiuderli tutti.
-Se si sbriga ce n'è uno che parte tra dieci minuti...-. Il ragazzo lasciati i soldi sul banco strappa letteralmente il biglietto dalle mani di lei e si precipita al gate e poi all'aereo visto che la sola tracolla gli aveva evitato problemi al metal detector.
Quando sale sopra l'aereo può finalmente rilassarsi e si lascia cadere di peso sul sedile accanto al finestrino.
-Perdonami...sei seduto al mio posto ragazzo!-. Una voce raggiunge le orecchie del ragazzo che si mette subito in piedi.
-Mi scusi, non lo sapevo...-. Esce nel corridoio dell'aereo per far passare l'altro, avvolto nel suo cappotto nero con colletto alla francese, ma ciò che lo colpì fu il suo anello d'oro e i suoi movimenti fluidi e lenti; di colpo come delle meteore decine di immagini gli bombarbarono la mente. Cosa accomunati gli scenari era la morte, le guerre di diverse epoche e sempre la stessa figura in piedi su decide di cadaveri e in quasi tutte le sequenze aveva un cappotto scuro.
Vedeva l'anello, il volto dell'altro ragazzo e le sue mani, ricoperte di sangue mentre una parola gli veniva sussurrata nella mente...Morte.
Il ragazzo sgranò gli occhi e per un minuto buono fissò il tipo che ora era perso nei suoi pensieri a guardare fuori dal finestrino.
L'aereo decolla senza problemi e si stabilizza sopra le nuvole.
-Mi scusi...lei...potrebbe essere per caso uno dei quattro cavalieri??? Morte magari?-. La voce gli tremava e le mani gli sudavano.
L'altro ragazzo distolse lo sguardo dalle nuvole scure che l'aereo sorvolava.
-E cosa mi ha tradito ragazzo?-. Sul volto di Morte un debole sorriso beffardo gli si disegna sul volto che però sembrava stanco.
-Oh assolutamente niente!! Mi hanno detto di darle questa e lei avrebbe saputo cosa farne...-.
Morte resta a fissare la moneta come se la stesse soppesando con lo sguardo.
-Come ti chiami ragazzo?-. Morte prende la moneta e la ripone in una tasca all'interno del cappotto.
-Oh, il mio nome è Hermes...junior!-.
-Il figlio di Hermes senior allora! Gli somigli molto quando aveva la tua età!-. Hermes rimase senza parole nel sapere che suo padre era conosciuto perfino dalla Morte in persona.
-Ha lavorato per voi qualche volta?-.
-No, io non mando avvertimenti, nè ricevo posta, però sì, lo conoscevo!-. Di nuovo quel sorriso ma stavolta era più sereno.
-Immagino starai cercando anche i miei "fratelli"...-. Il tono con cui Morte pronuncia quell'ultima parola fa tornare Hermes sulla difensiva.
-Devo consegnare anche a loro la stessa moneta d'oro!-. Hermes si interruppe perché Morte non lo stava più ascoltando, fissava invece il vuoto davanti a sé e l'aereo al contempo trema e un violento scossone fa sussultare i passeggeri e le maschere antipanico calano su di loro. Hermes mette una mano sulla spalla di Morte per distrarlo dai suoi pensieri e tutto finisce, l'aereo si stabilizza e le hostess passano tra i sediolini per rassicurare i passeggeri più spaventati.
-Perdonami, stavo...riflettendo!-.
-Di niente...immagino!-.
I due non si rivolsero la parola per tutto il resto del viaggio e Hermes non smise un solo istante di sperare che Morte non facesse precipitare quell'aereo.
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Hermes, il quinto cavaliere dell'apocalisse
FantasyHermes Jr. è il figlio del Dio Hermes e il suo primo incarico come messaggero è convocare i quattro cavalieri dell'apocalisse per conto del Gran Consiglio ma qualcosa va storto.
