Prologo

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Una leggera brezza mi accarezzò il viso ma non era una brezza qualunque; questa era impregnata dalla puzza di carne morta intrisa di lamenti e terrore. Accovacciato e con le spalle al muro mi affacciai sulla strada. Era buia e se non fosse stato per la luce della luna non mi sarei nemmeno i accorto della sagoma poco più avanti a me. Era lì ferma ad osservare il vuoto; i capelli erano lunghi e biondi con qualche sfumatura di rosso; era sicuramente sangue! Continuai ad osservarla; la faccia era sporca con evidenti segni di graffi e morsi; gli occhi ormai persi del suo colorito originale erano diventati simili al ghiaccio dandogli un'aria ancor più terrificante sotto la luce della luna. Mi rattristì quando capii che quella era mia sorella. Era...pensai giustamente; ormai era uno zombie senza più una coscienza e sentimenti e pronta a divorare qualsiasi essere vivente le passasse d'avanti. Il mio telefono vibrò facendomi sobbalzare; era Sara la mia ragazza : " Hey a che punto sei ? Sei arrivato ? " non le risposi e restai fermo a pensare come poter arrivare a casa. D'un tratto pensai che c'era una stradina lì vicino che utilizzavo sempre come scorciatoia da piccolo e che avrei potuto utilizzare per aggirare mia sorella; qualcosa però fermò i miei pensieri facendomi nuovamente sobbalzare; era ancora Sara e mi stava telefonando; premetti con il pollice sullo schermo per rispondere: " Hey ma che fine hai fatto ? Mi fai preoccupare, qui in torno è pieno di morti..." restai in silenzio, mi stropicciai un occhio infastidito dalla polvere alzata dal vento: " tranquilla " risposi con un sussurro che dubitai avesse sentito: " ti richiamo non appena sarò al sicuro" non le diedi nemmeno il tempo di rispondere e riattaccai. Un brivido percorse la mia schiena facendomi rizzare i peli e distogliendomi dai miei pensieri; immediatamente sentì dei passi lenti accompagnati da lamenti; mi affacciai e vidi che si stava avvicinando a me; impietrito, iniziai a sudare e a pensare in fretta cosa fare; decisi di alzarmi mantenendomi però sempre basso e, lentamente mi avviai verso la scorciatoia che mi avrebbe portato a casa. Quella notte non sono riuscito a dormire; non ho fatto altro che pensare a dove mio padre avesse messo le chiavi della cassaforte dove teneva le armi; mi voltai a fissare la finestra che avevo accuratamente rinforzato con delle travi di legno; da una piccola fessura penetrò un raggio di luce lunare ed io a poco a poco, iniziai a cadere in un sonno profondo promettendomi di indagare su chi avesse causato questa apocalisse e maledicendo quel giorno che cambiò per sempre la mia vita.

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