Sono le 7:10.
La sveglia suona.
Non ho nessuna voglia di alzarmi dal letto.
"Federica! Ci senti o no?!"
"Sì mamma! Sto facendo il letto!"
Eccola, pronta a rompere.
La mia è una di quelle madri iper-protettive pronte a dirti cosa fare e quando farlo.
Beh, ricomincia "la vita", ma come si può chiamarla tale se per 9 mesi si è costretti a stare in un posto di merda pieno di gente che sono pronte a disprezzarti e umiliarti?
Faccio il letto, così come ho detto a mia madre.
Vado verso lo specchio del bagno, mi lavo la faccia, porto i capelli dietro le orecchie, mi trucco e sono pronta.
Oggi è il primo giorno alle superiori.
Non sono per niente emozionata, almeno credo.
Comunque è un giorno speciale dice mia madre, quindi apro l'armadio e prendo un paio di jeans strappati e una maglia a strisce.
Mi vesto, mi guardo allo specchio e...
..."sembro una zebra!", ma non c'è più tempo per cambiarsi, sono le 7:50, metto le Vans nere e corro in cucina.
Mamma mi guarda con gli occhi storti, lascio correre, non m'importa.
Prendo una brioche dal tavolo e corro via, farò tardi.
Scendo le scale correndo ma poi mi accorgo di aver dimenticato lo zaino.
"Che sbadata" direte.
Entro di nuovo in casa, mamma mi guarda furente, prendo lo zaino e corro.
Scendo velocemente le scale.
"Meglio fare in fretta!" penso fra me e me.
A metà strada vedo Beatrice, spero non mi veda; giro la faccia dall'altra parte e continuo a correre.
"Federica! Ehi Federica! Che fai, non mi vedi?"
Evviva.
"Scusa Bea, ero distratta, andavo di corsa"
"Non preoccuparti. Allora, come hai passato le vacanze?"
Tutto questo interesse dopo un'estate a non cercarmi? Pff... quanto avrei voluto dirglielo.
"Sono stata in vacanza con i miei"
"Capisco... adesso vado, sono in ritardo"
Continuo a correre senza salutarla. Che faccia tosta.
Se vi state chiedendo chi fosse sappiate che ERA la mia migliore amica, almeno fino a quando non mi ha rubato il fidanzato.
Arrivo a scuola solo con un leggero ritardo di cui nessuno si è accorto.
Corro su per le scale diritta in aula magna.
Apro la porta ed entro furtiva come un gatto sperando che nessuno si accorga di me.
Trovo un posto nelle ultime file e mi siedo.
Mi guardo un pò intorno, nessuna faccia conosciuta, solo nuove facce. Che fortuna.
Sono le 8:35
Il preside finisce il suo falso discorso di benvenuto e inizia a formare le classi.
Stò lì, seduta ad aspettare da 25 minuti, e finalmente mi chiamano.
Cuore a mille, respiro affannoso, vertigini. Ecco come mi sento, come un sacco da box preso a pugni.
[...]
Esco dall'aula magna assieme alla mia nuova classe e ci dirigiamo verso la nostra aula quando ad un tratto un professore, probabilmente un insegnante, grida: "Oh Santo cielo. Un raggio di sole in mezzo a tanti cani feroci. Come ti chiami?"
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Diario di sopravvivenza
Teen FictionStoria incompleta. Storia in continuo sviluppo e correzione.
