I grilli facevano un gran baccano, ma a parte questo c'era un silenzio perfetto: era il momento adatto, secondo lui, per raccontare quella storia.
"Sei pronta?" Mi chiese il ragazzo dagli occhi belli che avevo conosciuto la sera stessa.
Io ero tutta orecchi, e già pregavo che sul più bello non arrivasse mia madre a farmi fare qualche figuraccia.
E la storia è quella che segue.
Si narra che, a Roseville, California, la notte tra il 13 e il 14 Luglio 1993 successe un fatto ancora oggi inspiegabile.
Il protagonista è un camionista, durante una consegna notturna.
La radio di sottofondo si sente appena, il rumore della pioggia e del tergicristallo la sovrastano.
Il camion è fermo alla pompa del gasolio.
Il benzinaio sbuffa: con quel tempaccio non deve avere granché voglia di prendere freddo.
Il camionista, che invece è da vent'anni che guida con pioggia, vento e neve, vorrebbe solo che si sbrigasse, e che la smettesse di fare tutte quelle smorfie.
Il camion ha di nuovo la pancia piena.
L'uomo fa per uscire dalla stazione, quando, illuminata dai suoi fari anteriori, vede qualcosa di fronte a sé.
Cerca di sbrinare il vetro con il dorso della mano: c'è qualcuno, gli pare, in mezzo alla strada. Avanza qualche metro, e no, non ci ha visto male: sotto la pioggia c'è una ragazza.
Accosta, cerca di mettere l'immagine a fuoco, ma è difficile con l'acqua che continua a schiaffeggiare il parabrezza.
La ragazza indossa un vestito bianco, semplice, forse solo una T-shirt molto grande, sotto alla felpa viola, il suo viso è sporco e segnato da profondissime occhiaie scure.
"Scusa, hai bisogno d'aiuto?" domanda il camionista.
"Sì, la ringrazio" accenna un sorriso e si arrampica sul camion sedendo accanto all'autista.
"Dove vai?" Chiede l'uomo gentilmente "io sto andando verso Oakland."
"Va benissimo, grazie"
Non ha neanche le scarpe ai piedi e i suoi occhi sono talmente chiari che in mezzo a tutta quell'acqua sembrano quasi trasparenti.
La ragazzina si mette comoda, con le gambe incrociate. Il suo ginocchio sfiora il braccio dell'uomo, che per abitudine tiene sempre una mano sul cambio.
"Come ti chiami? Io sono Bill, Bill Collins" l'uomo accenna un sorriso.
"Samantha Anne Jones, piacere di conoscerla, Signor Collins" sorride, ma il suo sorriso non raggiunge gli occhi ghiacciati.
"Mi mancava così tanto la pioggia" dice la ragazza, "io amavo la pioggia."
Il camionista trattiene le parole in bocca, che parla a fare? È ovvio che è un poco stramba: nell'ultima settimana ha piovuto ogni santo giorno!
Poi la pioggia si dirada, il suo rumore è ormai solo un leggero ticchettio che spezza la monotonia del silenzio.
"Magari sono indiscreto" balbetta "ma cosa facevi in mezzo alla strada, con questo tempo? Così... cioè..."
"L'acqua è un elemento purificatore, sai?" dice lei.
"No." Quante cose che non sa. Le strade le conosce però, quelle sì. Le impara subito, è una specie di dote.
"Guarda, un banco di nebbia!" Esclama lei d'un tratto "Non è bellissimo?"
"Io lo trovo solo pericoloso" risponde l'uomo sinceramente.
La nebbia diventa tanto fitta che l'uomo è costretto a rallentare. Davanti a sé non vede nulla, appena le flebili luci posteriori dell'auto che lo precede.
La nebbia si compatta sempre più. L'uomo perde completamente di vista la strada, per quanto ne sa, potrebbe essere chissà dove tra le montagne della California: "Mi sa che siamo usciti dalla strada principale, perché non capisco proprio dove siamo." Ammette.
"Non importa" dice lei, "manca poco."
"Manca poco a cosa?"
"Ecco, accosta qui."
La ragazza ringrazia l'uomo e scende dal camion con un balzo, un secondo dopo, scompare nella nebbia.
Il camion riparte lento e stanco, e alla prima curva la nebbia si è già diradata. L'autista fa in tempo a guardarsi intorno per capire dove si trova e, ops! C'è la felpa della ragazza sul sedile del passeggero. "Cosa faccio adesso?" Pensa, "torno indietro? No, è tardi ormai."
L'indomani mattina Bill torna dove aveva lasciato la ragazza la notte precedente.
Alla luce del giorno nota con sorpresa un piccolo cimitero di paese.
Ci si addentra incredulo.
Adagiata su una delle prime lapidi nota una T-shirt bianca.
Sulla stele sono incise le iniziali S. A. J., Samantha Anne Jones.
Morta in un incidente stradale la notte tra il 13 e il 14 Luglio 1983, esattamente dieci anni prima.
