IN BIANCO E NERO

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Quando uno vive un numero sconsiderato di vicende dall'intensità folle come me tende a dimenticarle. Cerca ogni giorno di più di mantenere vivido e vivo il ricordo di un glorioso passato che sta sfumando via. È una lotta, una battaglia, una guerra, alla quale nessuno di quelli come me può esimersi dal prendervi parte. Perché questa crociata non la iniziamo noi, spesso erroneamente definiti eroi, ma il tempo. O almeno è in questo modo che oggi, con i miei limitati seppur vasti strumenti, interpreto la mia realtà. La soluzione finale di questo scontro, l'arma della vittoria, è sempre là ( o qua ), statica nella sua immortalità. La nostra mente sin dall'alba dei tempi ha colto il mezzo per permanere nel cosmo, quantomeno come grafema: la scrittura. 

Eppure io, l'uomo dal cervello straordinario, non l'ho notato per tutto questo tempo nel quale, pensando a ciò che non c'è più, ho perduto il mio futuro. Chiedo venia per questo mio essere prolisso, ma in altra maniera non mi sentivo di esordire oggi. Questa è la mia storia, la mia grande avventura, nella quale cercherò, principalmente per me stesso, le tracce della mia umanità. Chissà se le troverò.

Tutto ha inizio anni addietro, quando ero ancora un giovincello arzillo ed iperattivo. Sognavo di cambiare il mondo e nelle mie vene sentivo l'ardore di chi è convinto di averne le capacità. Adoravo inventare, soprattutto in ambito bellico, e giocare. L'aspetto ludico era di primaria importanza e non veniva da me tralasciato in nessun aspetto. Niente veniva fatto se non era divertente almeno un po'. All'età di tre anni ho costruito il mio primo ordigno, abbattendo le mura del garage di un mio vicino. Non mi ricordo troppe cose dei secondi immediatamente successivi. Dolore lancinante alla schiena, un salto disumano, il mio migliore amico a terra in fiamme. Ci risvegliammo ambedue in ospedale, ma in reparti completamente diversi. Lui era malmesso, io avevo delle microfratture e qualche slogamento da quattro soldi. Finimmo in tribunale, però mi salvai da ogni tipo di accusa grazie ad un avvocato degno di questo nome. Inutile dirvi che cambiammo città e io e Karl, così si chiamava l'altro ragazzino, non ci incontrammo mai più. Il mio cuore ne pianse, conscio però fin troppo del tradimento che aveva subito, dell'affronto fattogli dai genitori dell'amico che non capivano quanto fossimo in realtà complici l'uno dell'altro. La scuola passò liscia, come fosse una lunga ma leggera ora di educazione fisica. Dopo l'università me ne andai da Milano per fare la mia prima esperienza di studi all'estero, per prendere la mia seconda laurea. Persi leggermente e lentamente i contatti con la mia famiglia, in particolare con i miei genitori. Con gli altri membri avevo un legame debole, quasi inesistente. I cugini erano falsi, gli zii assenti, i nonni rompiscatole e distanti. Così pensavo e di conseguenza agivo. Conseguiti ottimi risultati in ambito chimico-fisico mi sono dato all'informatica per un po', trasferendomi dalla Francia alla Spagna. Non fu semplice adattarmi al nonnismo generale di chi già sapeva destreggiarsi con abilità in quel mondo parecchio specifico, pur io avendo una discreta esperienza di base generata dai miei anni di gioco con il computer del papà. Devo ammettere che in qualche raro caso ho sfruttato il mio potere, la mia dannazione eterna, per avvantaggiarmi in questo cammino. Non ve ne ho ancora parlato esplicitamente perché non mi è semplice e mi deprime farlo. Con questa mia testa riesco ad entrare e a controllare qualsiasi cosa sfrutti degli impulsi elettrici per funzionare: dal microonde ad una persona. Ovviamente intervenire nel conscio e subconscio di un individuo mi è più arduo che plasmare qualcosa di morto e lineare. Non credo che ciò mi abbia reso sociopatico, anzi, la mia condanna a vita m'ha donato una visione della gente più profonda, consapevole di quanto un cervello umano, ciò che ci definisce uomini più di ogni altra cosa, sia articolato e unico. Credo sia lo stesso procedimento che fa maturare un carcerato: quando vivi una condanna sei costretto a pensare.

 Alle medie m'accorsi in modo completo della potenza di queste mie capacità poiché riuscii a manipolare per la prima volta una professoressa che, al posto di mandarmi dalla preside, iniziò, nel corridoio trafficato della ricreazione, a spogliarsi. Venne licenziata e a me non si torse un singolo capello.

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