T'amavo.

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Delle volte ci penso.
Ci penso e ci ripenso, finché non mi faccio venire le lacrime agli occhi. Ci penso di notte, quando sono al buio. Ci penso nella mia stanza, quando riguardo quella foto. La cornice è rovinata, lo scatto è sempre lo stesso. Siamo noi due. Noi due. Ma è solo lei che guardo. Solo lei. Pelle candida come il latte, forte presenza di lentiggini sul naso e sugli zigomi, capelli rossi come il fuoco. In quella foto sorride, è piena di vita. Nutrita di menzogne, ha un braccio attorno al mio fianco. È lei che ha scattato quel selfie, quello scatto di polaroid ingiallito nel tempo. È lei. Non riesco a guardarla per più di mezzo secondo, non riesco a guardarla negli occhi. È solo una foto, eppure mi fa quell'effetto. Non riesco a guardarla senza sentirmi male. Io sorrido. In quello scatto, me la rido. Che cazzo mi rido.

L'ho ingannata.

La sera della sua morte eravamo ad una festa. Era il suo diciottesimo compleanno. La vita è stata proprio bastarda. Io sono stato un  bastardo. Indossava un tubino nero che le fasciava ed ammorbidiva le curve. Era un incanto. Portava degli orecchini pendenti fin troppo grandi per lei. Ricordo ancora che la guardai e le risi in faccia. Lei non se la prese, perché mi amava. Mi amava alla follia. Prima di spegnere le candeline, ballammo e bevemmo assieme agli altri invitati. Eravamo brilli, ma felici. Lei mi guardava, mi accarezzava il viso. I suoi occhi verdi erano incastonati nei miei, il suo corpo aderiva al mio. Eravamo gli unici a ballare un lento. Eravamo innamorati.

Alla fine, era arrivato il momento.
Era ora di dirle addio.

Presi a baciarle la mascella, il collo. Presi ad assaporare un'ultima volta la sua pelle, quella pelle che non avrei mai più rivisto.  Presi ad accarezzarle i capelli, quei capelli rossi che mi avevano colpito fin dall'inizio. Pregai con tutto il cuore che mi scansasse. Pregai che smettesse di fidarsi di me, pregai che mi lasciasse andare. Invece, abboccò. Mi prese per mano, e mi condusse in camera sua.

Quella camera. Dio solo sa cosa abbiamo fatto lì dentro. Nelle mura risuonano ancora le sue risate, i suoi gemiti. In quella stanza abbiamo fatto l'amore, abbiamo riso, abbiamo fatto la lotta. Abbiamo amato.

La bloccai. Eravamo soli. Il resto era al piano terra, a ridere. A vivere. Noi eravamo lì, al piano superiore. Io ero lì. Il mio cuore batteva forte nel petto, sembrava come impazzito. Delle lacrime presero a scendere sul mio viso. Portai la mano dietro alla sua nuca. Le sorrisi fra le lacrime. Lei non capiva. Mi chiese spiegazioni, mi chiese perché piangevo. Ed io non le diedi una risposta, cazzo.

Estrassi quel coltello che tenevo in tasca, e la colpì allo stomaco. Una, due, tre volte. Continuai, finché non vidi il tappeto sporcarsi di sangue. Continuai, finché non la vidi accasciarsi a terra. Mi accasciai con lei. Gettai l'arma in fondo al letto. Piansi. L'eco dei miei singhiozzi mi fece sussultare. Le presi la mano. I suoi occhioni verdi si stavano chiudendo per sempre. Non l'avrei mai più rivista. Le posai un bacio sulla fronte. La sua pelle era gelida. Non chiamai aiuto, non feci nulla. Restai accasciato al suo fianco, mentre l'osservavo morire. Le avevo detto che l'amavo. Le avevo detto che non le avrei mai fatto del male. Le avevo detto di fidarsi. Lei c'aveva creduto. C'aveva creduto, cazzo. E si era lasciata ingannare da tutte quelle rose rosse, da tutti quei sorrisi, da tutte quelle belle parole. Le avevo fatto del male, eppure mi aveva perdonato. Ma non quella volta. Non disse nulla, mentre periva. Era ovvio che non mi avrebbe mai perdonato per aver posto fine alla sua vita.

La uccisi perché era il mio obiettivo. Ero un mercenario. Un mercenario infiltrato in una scuola superiore di Londra. Era lei la mia vittima. L'avrei dovuta uccidere subito, nei giardini di quell'angusto palazzo. Ma non lo feci. Perché la guardai negli occhi. La guardai negli occhi, e me ne innamorai.

Ho sbagliato, e ci ripenso. Ci ripenso alla cazzata che ho fatto, ci ripenso. Ci ripenso perché l'amavo, ci ripenso perché potevo rifiutare l'incarico e decidere di mantenerla in vita. Ma sono stato un codardo, un pezzo di merda. E lei ora è lì, sotto terra, sepolta in una bara. Ora è lì.

Ed io la sento, certe volte. Sento delle parole. Mi manda a fanculo.

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⏰ Última actualización: Apr 05, 2017 ⏰

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