"Mario"lo sento chiamarmi con la voce ancora impastata dal sonno.
Apro gli occhi e mi giro su un fianco"Cosa c'è?"
"Io non me la sento più."
Il mio cuore perde un battito, deglutisco rumorosamente e mi tiro su appoggiandomi sui gomiti"Che vuoi dire?"domando facendo il finto tonto.
Sapevo benissimo a cosa stava alludendo.
"La nostra relazione"abbassa lo sguardo e giocherella con il lenzuolo bianco (come il mio viso) "Penso di non provare più lo stesso."
Scatto in piedi e a malapena riesco a raggiungere la sedia dove la sera prima avevo lanciato la camicia. Le gambe tremano, il cuore non riesco più nemmeno a sentirlo. Infilo velocemente i vestiti ed esco dalla camera da letto senza nemmeno guardarlo.
Prendo le Vans dalla scarpiera in corridoio e vado in salotto a sedermi sul divano.
Indosso le scarpe e sento la porta della stanza che avevo appena lasciato di corsa aprirsi.
"Che cosa vuoi fare?"
Finisco di allacciare la seconda scarpa e scatto in piedi ritrovandolo davanti a me, a pochissimi centimetri.
Quanto mi fanno impazzire quei suoi occhi verdi e quelle sue labbra che, qualche ora fa, si trovavano sulle mie.
"Me ne vado"taglio corto ed esco di casa.
Quella casa dove avevamo progettato tante cose.
Quella casa dove pensavamo al nostro futuro insieme.
Quella casa che era diventata un po' anche la mia.
Percorro le strade isolate di Verona quasi correndo in direzione della stazione.
"Un biglietto di andata per Roma"forzo un sorriso alla signora di mezza età che si trovava dietro al bancone.
