Capitolo1: Quel maledetto giorno

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03.04.2018 -- Un anno dopo

Ore 9.00
Un raggio di sole entrava nella mia stanza, colpendo in particolare il mio viso, di colpo aprii gli occhi e mi svegliai stirandomi la schiena dopodichè mi alzai dal letto.

Amy "Un'altra giornata di sole finalmente!" Adoravo sentire l'ebrezza del calore della primavera mi faceva sentire così viva, piena di felicità, bastava poco per rendermi una persona felice: un piccolo gesto, una telefonata, un'uscita con gli amici, quelli veri che ci mettono il cuore per renderti la giornata migliore, che ti aiutano in caso di bisogno e si fanno in quattro per te, non come certe persone che si definiscono amici solo per usarti senza far niente in cambio per te.

"Finalmente è sabato! " Esclamai con gioia e felicità,adoravo il sabato per via del week-end così da potermi dedicare del tempo per me stessa oltre ai compiti e lo studio per scuola.

Ore 9.30
Decisi di farmi una doccia e di vestirmi con una maglietta larga nera della vans, adoravo girare in mutande e maglietta per casa,mi misi una linea di eyeliner e il mio adorato mascara e decisi di recarmi a fare colazione, scesi le scale e me ne andai verso la cucina, il mio sguardo cadde su un bigliettino appeso sul frigorifero

"Sono fuori per lavoro tornerò verso le 14.30 a casa ti auguro una buona giornata tesoro -la tua mami" Mia madre lavorava come segretaria per una famosa manager di Los Angeles, molto spesso mi ritrovavo a casa da sola per via del suo lavoro, ma con il tempo mi ci abituai.

Adoravo il rapporto tra me e mia madre, eravamo come due sorelle inseparabili purtroppo ero figlia unica,mi sarebbe piaciuto avere una sorellina o un fratellino, ma dopo ciò che fu accaduto tra il rapporto di mia madre e mio padre le cose iniziarono ad andare male.

"Perfetto passerò la giornata da sola" sbuffai e decisi di aprire il frigorifero per cibarmi,rovistai di qua e di là e decisi di prendermi un yogurt ai mirtilli e un succo multivitaminico, mi andai a sedere sul divano e decisi di guardare un po' di televisione, come sempre non trovai nulla di interessante, mi misi a pensare a come organizzare la giornata quando ad un tratto sentii il campanello suonare, mi recai verso la porta d'entrata e l'aprii

"Hey" esclamo la persona
"Ma ciaooo Andy!" Esclamai con gioia e li feci un sorriso
"Posso entrare?" Mi domandò Andy
"Ma certo!" Mi misi a ridere
"Allora progetti per oggi?"
"Mm.. per ora nulla sono sola a casa e non ho nulla da fare"
" Che ne dici di un po' di sport?"
"Ovvio che si!, lo sai quanto adoro lo sport"
"Perfetto allora ti aspetto fuori vai a prepararti"
"Okay" esclamai entusiasta

Andy era il mio migliore amico, non che mio vicino di casa, aveva gli occhi azzurri come il mare infinito e i capelli castano chiari dove portava sempre un cappellino nero dell'adidas, ma sopratutto aveva un sorriso fantastico che ogni volta mi faceva cadere a pezzi, io e lui avevamo legato fin da subito da quando mi sono trasferita a Los Angeles, è stato duro per me cambiare totalmente la mia vita con questo trasfermento e grazie a lui tutto migliorò.

Me ne andai verso la mia camera presi i miei amati roller, mi sistemai i miei lunghi capelli mori raccogliendoli in una coda e mi misi dei pantaloni bianchi della nike, era la mia marca preferita.

Scesi le lunghe scale di casa mia e andai verso Andy
"Eccomi qui!"
"Ne hai perso di tempo"
"Daii non lamentarti e andiamo"
"Certamente principessa"
"Uhh lo sai che mi fai salire il crimine così"
"Lo so lo so"
Da una parte odiavo quel soprannome ma dall'altra mi faceva sentire speciale.

Ore 12.30
"Ti va di rimanere a pranzo con me? Ordino una pizza"gli chiesi gentilmente
"No mi dispiace, oggi devo andare a trovare mia nonna che non sta molto bene passerò la settimana da lei"
"Ahh già me lo avevi raccontato" abbassai lo sguardo
Mi alzò lo sguardo con un dito e ci fissammo negli occhi per qualche secondo.
" Vedrai andrà tutto bene" gli dissi abbracciandolo trattenendo le lacrime, sapevo per Andy quanto fosse importante la nonna per questo motivo cercavo di incoraggiarlo il più possibile.
"Lo spero..." mi rispose sospirando
Salutai Andy con un altro abbraccio, lo ringraziai per la magnifica mattinata e me ne andai a casa.
Nel frattempo ordinai una pizza margherita per pranzo.
Neanche il tempo di arrivare a casa che la pizza arrivò.
"Buongiorno sono 15"
"Oh si certo! Ecco a lei"
"Grazie mille e buona giornata"
"Anche a lei"
Quel viso mi sembrava così familiare che decisi di dimenticarlo troppi ricordi mi vennero in mente, non ricordi magnifici, ma ricordi che ti lasciano segni nel cuore e che non si tolgo via facilmente.
Pensai tra me stessa"no non può essere,non è lui" la persona che mi rovinò la vita qualche mese prima.

Mi stesi sul mio amato divano e incominciai a mangiare la pizza
"Si ritorna alle origini finalmente"
La pizza rappresentava tutto per me, mi ricordava la mia amata Italia, che dovetti abbandonare proprio come fece mio padre con me, il rapporto tra me è lui è sempre stato difficile da affrontare per me, per questo mia madre decise di trasferirsi a Los Angeles solo per dimenticare e cambiare il corso della vita.
I miei occhi marroni iniziarono a diventare sempre più pesanti, fin quando piano piano mi addormentai.

Ore 14.00
Sentii il mio telefono vibrare un messaggio.
" sto ritornando da te mia cara, ci rivedremo molto presto" numero sconosciuto
Iniziai a rabbrividire e pensai al ragazzo della consegna della pizza.

Decisi di uscire di casa in fretta e furia,uscii dalla porta d'entrata più vicina e vidi Jay che mi aspettava con la sua fantastica audi A3 sulla strada

"Hey Jay" sospirai per un'attimo e decisi di calmarmi per via del numero telefonico.
"Ti va di fare un giro in macchina?"
"Certamente" risposi cordialmente
Per un attimo una forza esterna mi suggerì di non salire in macchina con lui ma non l'ascoltai e mi recai verso la macchina di Jay.
Jay era un mio compagno di classe molto riservato e preciso in ciò che faceva devo dire che lo trovavo un ragazzo carino aveva degli occhi verdi esmeraldi e i capelli neri, non perdeva occasione per trovare qualcosa di nuovo e popolare per esprimere la sua opinione personale, era attratto dagli aspetti riguardanti il mondo e il comportamento degli individui nella società.

Ore 15.00
Mia madre rientrò a casa dal lavoro con un ritardo di 30 minuti, stanchissima e distrutta, quando ad un tratto sentii il telefono squillare un brivido iniziò a percorglierli il corpo, come se si aspattava che alla sua adorata figlia li fosse successo qualcosa.

1.... 2... 3.... squilli
Pronto?-rispose Lisa, ovvero mia madre

"Buongiorno Signora Moon, deve recarsi subito all' ospedale è urgente sua figlia ha avuto un grave incidente in macchina."

Passò qualche secondo...
"Pronto?... Pronto? È ancora li?"

"Sì, arrivo subito" chiuse la chiamata trattenendo le lacrime e uscì di casa dirigendosi a tutta corsa in garage per prendere la macchina,la mise in moto e partì verso l'ospedale.

La mia storia infinitaHistórias para pegar e não largar. Descubra agora