L'oscurità era diventata parte di lui, pian piano cadeva in un baratro senza fondo. L'oscurità era sempre più fitta e cancellava tutte le cose che gli ricordavano la luce. Ma lui la luce era ancora in grado di trovarla, era ancora in grado di riconoscerla. La riconosceva nei suoi rari sorrisi, anche se non ne era lui l'artefice, la riconosceva negli stupidi nomignoli che lui gli dedicava. Ma tutto questo prima che arrivasse quella ragazza dai capelli color del miele.
Un'altra giornata era finita, Tooru era appena arrivato davanti alla porta del suo monolocale quando il telefono, seppellito sotto diversi strati di stoffa, iniziò a squillare. Il ragazzo posò le borse sullo zerbino bagnato e aprì la porta, solo dopo prese il telefono per vedere chi lo aveva disturbato a quell'ora della sera. Solo leggendo il nome sul display illuminato, negli occhi di Oikawa si accese una piccola luce; il messaggio recitava solo un "ti devo parlare". Tooru avrebbe comodamente mandato a quel paese l'artefice del messaggio, se questo non fosse stato Hajime Iwaizumi. Il suo grande amico d'infanzia e compagno di scuola, l'unico che lo conosceva veramente, ma anche l'unico che non aveva capito l'amore di Oikawa. Alla fine del primo anno di liceo Tooru aveva capito il suo orientamento sessuale, e aveva iniziato a prestare più attenzione a Hajime; solo allora si era reso conto di come quel corpo tozzo e pieno di muscoli lo attirasse, era diventato consapevole di come avrebbe voluto accarezzare i capelli dell'amico, di come avrebbe voluto poggiare le sue soffici mani da alzatore sui glutei sodi del suo schiacciatore. Ma Tooru non poteva fare questo a Hajime.
Digitato un breve "dimmi luogo e ora" Tooru si diresse verso la sua stanza da letto. Si distese sul suo futon in attesa di una risposta da parte dell'amico; disteso supino con le mani sotto la testa lasciò che i ricordi prendessero il sopravvento.
...
Tooru chiuse violentemente la porta di casa e lanciò le scarpe sotto il tavolo. Non si era mai sentito così vuoto e arrabbiato, gli pizzicavano gli occhi e il respiro si era fatto irregolare. Le mani non smettevano di tremare, Oikawa tirò un pugno contro il muro affianco a lui, ma neanche quel dolore era paragonabile a quello che aveva provato e che stava ancora provando. Erano bastate due parole per farlo scoppiare, per mandare in frantumi quel briciolo di speranza che ancora conservava in fondo al cuore. "Mi sposo". Così aveva iniziato il discorso Hajime senza però riuscire a finirlo; Tooru aveva abbandonato l'amico davanti al boccale di birra appena portato dal cameriere. Le piccole macchie di sangue che stonavano con i muro bianco lo riportarono alla realtà, ormai era adulto e non poteva dare di matto per così poco; Tooru prese un tovagliolo umido e tentò inutilmente di pulire il muro mentre lasciava libero sfogo ai suoi pensieri.
"Nonostante io abbia sempre avuto paura di amare non ho potuto fare niente con lui, nonostante i suoi modi brutali nei miei confronti, nonostante le continue attenzioni delle ragazze, non ho potuto fare a meno di innamorarmi. Perchè l'amore non è come tutti lo decrivono, una sensazione che ti scalda il petto e fa spuntare un sorriso sul tuo viso? Io non sento nessun calore nel petto, solo un grosso buco nero che risucchia tutte le mie emozioni; nessun sorriso si increspa sul mio viso, solo lacrime che scendono copiose sul mio viso, raccogliendosi sulla punta del mento per poi scendere in grosse goccie che mi bagnano la maglia. L'amore che provo per lui non mi fa brillare gli occhi, mi lacera dall'interno, lasciando segni indelebili sulle mia braccia pallide"
No, lui avrebbe resistito ancora, per la felicità del suo amico, d'altronde non sapeva fare altro: nascondere le lacrime e soffocare i singhiozzi nel cuscino la notte. Tooru abbandonò l'idea di pulire il muro e si diresse verso il piccolo bagno; chiuse la porta a chiave, come a sigillare un contratto e si sedette sul bordo della vasca da bagno. Si era ripromesso di non riniziare, si era ripromesso di non tornare a farsi del male, il dolore però lo aiutava a ricordare la realtà, il colore scarlatto sulle sue braccia pallide e sul bianco marmo della vasca da bagno. Oikawa si sporse verso il lavandino scostando i nunerosi flacconcini di prodotti per capelli, trovando, come di consueto il taglierino nero e giallo dalla lama sterilizzata. Con un sospiro sconsolato Tooru si accasciò a terra poggiando la schiena contro la vasca, solo allore si tolse lentamente la felpa posandola sul porta-asciugamani, incrociò le gambe poggiando il braccio sinistro sulle ginocchia: si potevano notare piccole righe parallele che segnavano il braccio dal polso fino al gomito, le ferite che si era procurato in passato erano ormai cicatrizzate, quasi come a simboleggiare l'alleviamento del dolore di Oikawa negli ultimi tempi; ma eccolo di nuovo lì, il grosso mostro nero che lo costringeva a farsi del male.
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I'm just a man //IwaOi
Short Story//One-shot IwaOi// Faceva di tutto per rendere felice la persona a lui più cara, anche a costo di soffrirne. Guardava il sorriso del suo amato sapendo che però non era lui a causarlo. Osservava il mondo nascosto dietro ad una maschera, dietro a degl...
