Capitolo 1

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Apre gli occhi fissando il soffitto della stanza, il corpo immobile sotto le coperte è scosso da leggeri brividi.

- Ma che strano - mormora ripensando al sogno appena dissolto.

La porta della camera si apre ed una figura esile si staglia nel rettangolo di luce che proviene da fuori.

- Andrea sveglia, sono quasi le sette - la voce è calma, ma la giovane sa che ad ogni volta che la porta si riaprirà si alzerà di un tono trasformandosi alla fine in una sorta di ringhio.

Decisamente questa mattina non ha bisogno del ringhio per alzarsi, il sonno è passato definitivamente, anche se riuscire a recuperare parte del sogno le è impossibile.

La porta si richiude ed Andrea sposta le lenzuola scendendo dal letto, si guarda attorno nella luce che filtra attraverso le tende pesanti, infila la vestaglia e ciabatta fino al piano di sotto dove sono i suoi genitori a fare colazione.

- Oh per tutti i pescetti! - esclama la madre vedendola - Ma sei caduta dal letto? -

domanda con una punta di ansia nella voce.

- No mamma, ho solo fatto uno strano sogno, tutto qui, e ti prego aggiorna le tue esclamazioni - la bacia su di una guancia per poi sedersi - Mi mettono tristezza. Buongiorno, papà -

L'uomo abbassa il giornale osservando la figlia per alcuni secondi, lo rialza.

- Ti ho sentito lamentarti Andrea, era un sogno decisamente complicato - sentenzia laconico.

Andrea sorseggia lentamente il suo latte addentando poi una fetta di pane imburrato ed annuisce piano

- Sì, direi di sì. Ricordo solo vaghi sprazzi e, a dirla tutta, preferirei non ricordare nulla -

La madre osserva entrambi per alcuni secondi quindi batte le mani per interrompere quel momento relativamente pesante

- Ancora una settimana miei cari e poi partiamo e basta routine per almeno tre settimane. Su su, animo -

Andrea guarda la madre con un leggero sorriso, l'incrollabile ottimismo della donna è sempre un mistero per lei, ma se ne rallegra: può contarci come sul sole che sorge ogni mattina.

La colazione termina ed in silenzio ognuno si dirige verso la propria stanza per procedere con il complicato rito della vestizione, o per meglio dire di complicato è solo ciò che implica la decisione che attanaglia ogni giorno Andrea al momento di scegliere cosa mettersi per andare a scuola.

Il suo target è alto, lei il capitano delle majorettes deve dare il buon esempio, non può certo mettersi un paio di jeans ed una maglietta come tutti i mortali che popolano il suo istituto, lei deve essere un faro per le giovani fanciulle del suo corso.

Sorride guardandosi nello specchio, il corpo che vede la soddisfa, leggermente muscoloso e slanciato, lineamenti del volto graziosi, una fluente massa di capelli castano chiaro con riflessi dorati ed un'adorabile neo sotto il labbro inferiore, un ruba baci, come lo chiamava sua madre quando era piccola. Sorride leggermente al ricordo.

Si è sudata quel posto all'interno della scuola, ha superato il giudizio delle più grandi quando vi è entrata ed ora al secondo anno tocca a lei quel compito.

Termina di vestirsi controllando maniacalmente il risultato allo specchio, si osserva nell'insieme e nel particolare dandosi un buon voto.

Da basso sente la madre che, già all'opera, sta iniziando le pulizie giornaliere. Che delusione il fatto che la genitrice sia una soddisfatta casalinga, avrebbe preferito una donna in carriera da sfoggiare alle riunioni invece di una donna tutto sommato scialba. Si pente quasi immediatamente di quel pensiero, a volte sa essere veramente odiosa

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