Il tempo è suddiviso da passato, presente e futuro.
Il passato ha regalato soltanto morte e disperazione.
Il presente invece sembra una nuvola nera che oscura la vista.
Il futuro probabilmente non esisterà neanche.
Ebbene, Harry Potter, un ragazzo di a malapena 18 anni, non vedeva altro nella sua testa. I suoi occhi verdi, un tempo vivi di luce propria, si erano spenti. Eppure la gente lo acclamava se lo incrociavano per strada. "Grazie per aver ucciso Tu Sai Chi".
Troppe morti innocenti si era lasciato alle spalle e troppe ferite aperte aveva nel cuore. Ogni volta che chiudeva gli occhi, la morte di Fred, i corpi immobili e gelidi di Lupin e Tonks, il viso bambinesco di Colin Canon, gli apparivano. Ogni volta che camminava per strada e qualcuno lo guardava, lui pensava solo ai suoi errori. A tutte quelle morti. Se avesse fatto più in fretta invece che oziare nella tenda per mesi... darebbe la vita per tutte quelle persone. La darebbe mille volte.
-E questa era l'ultima testimonianza- Hermione guardava il suo migliore amico con un piccolo sorriso. Avrebbe voluto tanto passargli una mano fra i suoi capelli scompigliati, che nell'ultimo periodo erano sempre più lunghi, ma si trattenne. Harry aveva iniziato ad avere attacchi di panico e a compiere magie accidentali al tocco di qualunque persona. Anche allo sfioramento di Hermione e Ron, i suoi più grandi amici.
La riccia con un piccolo movimento della mano incoraggiò il suo migliore amico ad uscire dal tribunale del Wizengamot. Era stata dura per il moretto testimoniare contro o non così tante persone. Usava la parola solo in quei casi e per emergenza. Sembrava infatti essere entrato in un mondo parallelo, immerso nel passato.
Mancava solo una settimana ad Hogwarts. Harry era stato obbligato dalla McGranitt, Molly e Shaklebolt a ritornarci per finire gli studi. Ma lui non voleva tornare nel luogo in cui tutto era iniziato e tutto era finito. Si chiedeva se Silente sapesse già tutto. "Mi apro alla chiusura". La sua vita aveva cominciato a funzionare nel luogo in cui era poi anche finita. Il moretto era quindi molto suscettibile, intrattabile e la sua magia con lui.
Hermione si smaterializzò, ed Harry rimase qualche secondo a guardare nel vuoto, prima di accorgersi dei paparazzi che lo osservavano da lontano, in attesa di qualche suo movimento. Girò i tacchi, per raggiungere il camino più vicino e dopo aver preso una manciata di polvere, saltò dentro, mormorando distrattamente -La Tana.-
Mezzo secondo dopo si ritrovò nel salottino disordinato della famiglia Weasley. Si passò una mano sulla giacca, ora totalmente sporca di polvere, e camminò verso la cucina, dove Molly, aiutata da Ginny, stava mettendo il cibo nei piatti per servirli alle persone presenti nella casa.
-Harry caro! Spero che sia andato tutto bene anche oggi! Vieni, aiutami a portare queste pietanze agli altri. Figurati se Ron o George aiutino mai- e con una piccola risata, lasciò due piatti in mano a Harry. Portò tutti cibi al loro posto e si sedette fra Ron ed Hermione nella tavolata stretta. Davanti a lui Ginny lo osservava con i suoi occhietti marroni. Il moro sapeva di averla fatta soffrire, ma proprio non riusciva più a vederla come una persona con cui stare insieme. Era un'amica. Lei invece l'aveva presa come un'offesa. Si era quindi rinchiusa in se stessa e non aveva parlato più né di Harry, né con Harry.
Le sue giornate erano monotone. Si svegliava, andava ai processi, mangiava fuori dal tribunale, tornava ai processi e poi finalmente rientrava alla Tana per mangiare e dormire.
Mangiare, anche quello era diventato quasi impossibile. Si limitava ad assaggiare qualcosina che gli passavano prima di dichiarare ogni volta di non avere più fame. La sua pelle stava diventando sempre più pallida e il suo corpo sempre più gracile. I muscoli acquisiti grazie al quidditch e gli allenamenti erano un passato lontano.
Mentre si raggomitolava sotto le coperte e guardava con i suoi occhi verdi appannati fuori dalla finestra, continuava a chiedersi se fosse meglio morire piuttosto di vivere una vita vuota ed infelice. Era la domanda che ogni sera e ogni notte si poneva. Non riceveva mai risposta però, perché ogni volta si addormentato, stremato dai suoi stessi pensieri.
1 settembre 1998
La piattaforma 9¾ sembrava essere tornata come quella di una volta. Sul viso delle persone che salutavano i figli pronti a partire per Hogwarts non c'era più traccia di quell'ansia che aveva caratterizzato i loro volti negli ultimi anni. Fra questi, un gruppetto di ragazzini di ormai diciotto anni passati, aspettavano con ansia di salire sul treno, per passare il loro ultimo anno in piena tranquillità. Corvonero, Tassorosso e Grifondoro, che avevano combattuto fianco a fianco solo tre mesi prima si guardavano con occhi emozionati. Si ritenevano tutti emozionati per aver avuto la possibilità di tornare a scuola per finire i propri anni di scuola.
Solo un ragazzino dall'aria smunta, con i capelli neri e occhiali tondi, stava leggermente fuori a quel gruppetto, affiancato da due ragazze e due ragazzi che parlottavano fra loro.
La bionda del gruppo vagava con lo sguardo tra la gente che salutava i figli che salivano sull'espresso o additava nella loro direzione. Sorrideva il più che poteva e affiancava Harry, che sentiva sempre più lontano al mondo terreno. Lei lo aveva capito che c'era proprio qualcosa che non andava nel suo grande amico, e si era messa in testa di dovergli tirare su il morale. Lei era o non era una Corvonero?
-Neville, saliamo sul treno?- il suo tono infatti era pacato, e sempre un po' fra le nuvole. I suoi amici esultarono, e seguiti dal resto dell'ottavo anno delle altre casate si avviarono verso l'espresso.
Harry, rimasto leggermente indietro, stringeva il suo baule e incespicava fra gli sguardi delle persone che al suo passaggio si zittivano e lo scrutavano. Anche gli sconosciuti riuscivano a capire che qualcosa non andava.
Una testa bionda che brillava in mezzo alla massa di gente attirò la sua attenzione e per pochi secondi osservò gli occhi di Draco Malfoy, che con curiosità lo guardavano. Il moro, tramortito da quello sguardo attento, distolse il proprio e tornò ai suoi passi seguendo i suoi amici.
Non vedeva Malfoy dal processo. Era stato lungo, ma alla fine il ragazzo era stato salvato proprio dal moretto. L'avevano condannato agli arresti domiciliari per quattro anni e obbligato a frequentare Hogwarts per finire gli studi sotto la guardia della McGranitt a lavori sociali per la scuola. Harry ricordava ancora come lo sguardo del biondo era sollevato quel giorno.
Il moro quella mattinata, sul treno, mentre guardava fuori dalla finestra del suo scompartimento, solo ad una cosa pensava: aveva fatto bene a molti e male ad altri. Meritava di morire,
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Sadness | drarry
Teen FictionTroppe morti innocenti si era lasciato alle spalle e troppe ferite aperte aveva nel cuore. Ogni volta che chiudeva gli occhi, la morte di Fred, i corpi immobili e gelidi di Lupin e Tonks, il viso bambinesco di Colin Canon, gli apparivano.
