Mentre la luce del faro illumina il piccolo porticciolo, pian piano osservo il sole calare. Un'altra giornata è andata via e, se non fosse per questo momento che ho preso per me e soltanto per me, oggi non mi sarei reso conto del tempo che fluisce inesorabile sulla Terra e su tutte le cose che la compongono. O forse il tempo non è così importante, forse è solo un'illusione creata dal sole e dalla luna per decidere quando dobbiamo destarci o dobbiamo dormire e le ore non sono altro che la razionalizzazione di questo magnifico evento che si ripete quasi costantemente, imperterrito? È in momenti come questi che penso di essere uno stupido. Davanti a me si presenta, ogni giorno diverso, uno spettacolo mozzafiato che quasi mai rimango fermo ad ammirare. Mi lascio trasportare dagli impegni e da tutte quelle cose che compongono la monotonia della quotidianità: carte e scartoffie varie sempre pronte sulla scrivania, i mille progetti per ampliare l'azienda, gli appuntamenti con i clienti ed infine l'immancabile telefonata della sera. Sotto gli occhi di un semplice essere umano tutto questo potrà risultare molto importante e, da un certo punto di vista, interessante e stimolante. Ho anche avuto la fortuna di iniziare tutto questo molto giovane, ma adesso sono passati quasi vent'anni, e non molto è cambiato. Non trascorro mai del tempo per me, per pensare veramente alla mia vita. Perché tutto ciò che faccio, dopotutto, non è veramente Vita; è solo un modo per occupare le giornate, guadagnarmi da vivere e acquistare tutto ciò che desidero. I momenti come questo sono perle preziosissime nell'oceano della mia esistenza. Forse, inconsciamente, comprai questa casa in riva al mare proprio per questo motivo. Solo lui è in grado di destarmi, di tanto in tanto. Ma stavolta non è come le poche altre volte, lo sento. Vedo il mare scurirsi sempre di più, e questo mi spaventa un po'. Eppure, in questo preciso istante, non posso fare a meno di guardarlo: si estende davanti a me, maestoso, potente ed infinito, rimanendo pur sempre tenebroso ed inquietante. E se tutto questo, domani, non esistesse più? Se adesso, andassi a dormire e non riaprissi più gli occhi? Obiettivamente è una cosa possibile e, dato che non sono più un ragazzino, anche molto probabile. Credo che se dovesse accadere, avrei molti rimpianti. Fin ora ho sempre cercato di non pensarci perché ero giovane ed ho sempre goduto di ottima salute. In realtà, sono tutte inutili scuse, ma quando si ha come occupare la giornata, queste sembrano essere sufficienti per rinviare un faccia a faccia con se stessi. Se la morte deve arrivare, può farlo in qualsiasi momento, questo lo so bene. Troppo a lungo ho rimandato questi pensieri, e adesso è il momento di affrontarli. Sarò sincero: la morte fa paura a tutti, me compreso. Ed è a causa di questo che le persone si affidano alle religioni o a strani culti. Questa, secondo me, non è altro che la strada più semplice da percorrere. Ma io, che non ho mai amato le cose semplici, cerco sempre i percorsi più complicati.
La prima volta che ebbi a che fare con la morte, fu quando persi la mia compagna di classe. Aveva quattordici anni, fu in un incidente stradale. Non so perché, ma il destino volle che quella mattina a scuola, io fossi stato il primo a sapere della vicenda. Ebbi l'onere di dirlo a tutti i miei compagni di classe ed agli insegnanti. In quel momento mi sentii come se avessi un enorme peso sulle spalle. Ogni persona con cui iniziavo a parlare, subito dopo scoppiava in lacrime. Nei giorni seguenti, pensai così tanto alla morte che, al funerale decisi di non volerci dare troppo peso. Dopotutto, avrei voluto vivere la mia vita serenamente. Ma non è il non pensare alla morte che crea serenità, anzi, la serenità la si può raggiungere solo nel momento in cui si accettano le cose per quelle che sono; e questo vale in qualsiasi circostanza ma, allora, ero solo un ragazzino. Nonostante i miei anni, però, mi piace pensarla, in parte, allo stesso modo. Chi può assicurarci che dopo la morte ci sia soltanto il buio ed il silenzio? Sicuramente perdiamo i nostri sensi che, fino a quel momento, ci hanno permesso di scoprire il mondo; o meglio, parte del mondo. Ma perdere la nostra capacità di percepire ciò che ci circonda, non vuol dire vagare in un limbo fatto del nulla. Allo stesso modo, dato che smettiamo di essere umani, mi sembra alquanto riduttivo pensare ad un nuovo mondo, ricco di piante ed arbusti da frutto, dove non ci sia il male ma soltanto la pace e la serenità interiore; un mondo dove potremmo incontrare di nuovo i nostri cari perduti. Sicuramente cambieranno tantissime cose dopo la morte, ma non riesco proprio ad immaginarmi una fine statica e definitiva. La natura, dopotutto, dinamica ed energica qual è, ci insegna che nulla viene creato e nulla viene distrutto, ma ogni cosa, ogni singola cosa, si trasforma, cambia la propria funzione, la propria forma e la propria percezione del mondo. Ecco, la morte non può essere tanto diversa da tutto ciò. Qualcuno dice "siamo solo l'espressione dell'Universo sotto forma di esseri umani, in questo preciso momento", ma apparteniamo a qualcosa di più grande che non ci è dato di conoscere per intero poiché siamo limitati dal nostro corpo e, di conseguenza dai nostri sensi. Chissà, magari dopo la morte la nostra anima, la nostra vera essenza, l'energia vitale che abbiamo custodito durante la nostra vita acquisirà la consapevolezza di questo grande tutto in cui siamo immersi e, magari, sceglierà una qualsiasi altra forma di vita per manifestarsi ancora. Sicuramente, dopo essere morto, avrò tutto molto più chiaro! Per adesso sono certo solo di una cosa: come tutte le cose che non si conoscono, anche la morte incute paura. Come il mare di fronte a me che, senza luce, non si può vedere bene, si intravede nell'oscurità. Ma è di fronte a me, così attraente che non posso fare a meno di guardarlo nella sua inquietante bellezza. Forse perché, anche nel più profondo e terrificante degli abissi, si può trovare la vita.
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Abisso
Historia CortaIl coraggio di parlare con se stessi: un uomo ed i suoi pensieri cullati dalle onde del mare.
