Città.

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La sfumatura notturna. Le facce. Le linee mosse. Le facce. Dio, le facce, le facce. Troppi grappoli di visi che si afflosciano e si incrostano tra le mattonelle delle pareti. Occhi che ricolano fuori dalle orbite come tante belle uova, fresche e viscose. La città ha i tentacoli. Gli artigli ingordi della città.

C'è una guerra in corso, anche se non se ne accorge nessuno. Avanza in sordina, ma è ai segni che bisogna guardare. Piccoli sassolini di ghiaia sparsi a destra e a manca a mo' di rebus che se rimessi in fila dettano il nuovo vangelo. I tronconi mozzati di netto di un tiglio che ha osato invadere la traiettoria di un marciapiede. Il sospiro isterico di una mosca bloccata dietro il vetro di una finestra. Giochetti elementari che ormai conosciamo a menadito. Però c'è dell'altro. Forse. Si tratta di regole che proprio noi abbiamo stabilito e che hanno finito per sostituire il vecchio status quo della percezione dello spazio circostante. Forse città, sobborghi, quartieri e giardinetti pubblici non sono per noi nidi di caldo e di umido in cui proliferare indisturbati. Chissà per quale assurdo motivo si dà per scontato che la città ami essere dominata, ingravidata e asservita agli scopi pratici e bassi della quotidianità. Si pensa sempre al risentimento che la natura coltiva nei riguardi del l'uomo, dominatore e distruttore del suo bellissimo equilibrio. Sciocchezze. La natura non sente niente, perché sta al di sopra. E' una dimensione elastica e continua destinata a perpetuarsi nonostante tutto. Figuriamoci se si prenderebbe la briga di soffrire di o per noi. Dio non esiste. La natura è dio. Senza confini, infinitamente grande, paziente. Le strade asfaltate piuttosto descrivono i moti di una convulsione spaccaossa. Gli isolati rasentano la claustrofobia di uno schema diabolico e cadenzato. I crateri pieni d'acqua sulle vie scavate dall'usura sembrano la mappa di un campo minato. Una X per ogni granata sommersa. 

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⏰ Última actualización: Oct 11, 2019 ⏰

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