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1. Something Strange

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Diagon Alley, da sempre nota per la sua costante frenesia, in quel giorno di inizio Settembre era quasi totalmente deserta. Lì dove i maghi erano soliti far svolazzare i loro mantelli e sfoggiare gli stravaganti cappelli a punta, alloggiava un silenzio quasi tombale, percosso di tanto in tanto dal fruscio debole del vento o dal chiacchiericcio di qualche abitante ancora presente nel quartiere magico. In uno dei grossi camini, poco distanti dalla famosa banca dei maghi Gringott, il divampare di un fuoco verde smeraldo anticipò l'arrivo nel quartiere della famiglia Weasley, Harry Potter ed Hermione Granger. Il rumore dei tacchetti delle loro scarpe subito cominciò a rimbombare sui sanpietrini delle strade, ed una voce stridula sormontava qualsiasi chiacchiericcio circostante, catturando l'attenzione di tutti i presenti. <<Sono così emozionata! Un negozio tutto loro, chi lo avrebbe mai detto!>> esclamò Molly Weasley, la mamma della famiglia, che con le mani strette al petto ed un sorriso luminoso quanto il cappellino fermo sui suoi capelli rossicci, si addentrava di vicoletto in vicoletto, quasi seminando gli altri impaziente di raggiungere la meta. Il negozio di Fred e George era ad dir poco fantastico, nessuno si sarebbe mai immaginato nulla del genere da due teste calde come loro, nessuno tranne Ron, Hermione ed Harry, naturalmente. I tre si erano resi conto del loro grande talento per gli scherzi e del loro fiuto per gli affari durante gli anni ad Hogwarts, la scuola di magia e stregoneria, dove i due gemelli ogni giorno, grazie alle loro geniali trovate, distoglievano l'attenzione di centinaia di studenti da noiosissime lezioni. Era proprio a causa dell'eccezionalità dell'evento che la famiglia Weasley aveva deciso di andare a far visita, per la prima volta, al negozio "Tiri Vispi Weasley", nonostante i tempi difficili. Voldemort, il mago più oscuro di tutti i tempi, noto anche come "colui-che-non-deve-essere-nominato" (dal momento che nessuno osava nemmeno pronunciare il suo nome), era tornato in auge e con lui anche il terrore e la tristezza. Niente più era come prima.  A guidare il gruppo era, dunque, la signora Weasley, fiancheggiata dall'unica con un passo svelto come il suo e, inoltre, unica ragazza della famiglia, Ginny, seguita a sua volta dal signor Weasley e da Ron, con i suoi amici Hermione ed Harry, giunti alla Tana pochi giorni addietro, in prossimità della partenza per Hogwarts. <<Ah, eccoci arriv.. wow!>> Le pupille dilatate di Molly e la sua espressione stupita lasciavano ben intendere il perchè del suo silenzio: mentre tutto intorno era grigio e tetro, il negozio di Fred e George spiccava con i suoi colori sgargianti, un'esplosione di felicità nella cupa aria del quartiere. Che dire, la loro firma si riconosceva già dall'esterno. Harry, Ron ed Hermione si scambiarono uno sguardo, e tutti e tre potevano cogliere l'entusiasmo degli altri, coronato da grossi sorrisi dipinti sulle labbra. Non restava altro che affrettarsi ad entrare. Ovviamente, l'interno non era da meno; il locale, a differenza degli altri, era colmo di maghi. <<Mamma!>> esclamò George, <<Papà!>> riprese in tono Fred, <<è un piacere rivedervi>> conclusero all'unisono. <<Anche per noi figlioli cari>> rispose il signor Weasley al posto di Molly, che, a quanto pare, era troppo commossa per poter dire qualunque cosa. Fred le mise una mano sulla spalla, poi si girò verso Harry, Hermione e Ron: <<E voi, ragazzi, che ci fate qui?>> chiese, sfoggiando uno dei suoi soliti sorrisi, come chi ti ha appena fatto uno scherzo, ed attende solo che tu te ne accorga. <<Sì, infatti, non ci aspettavamo di vedervi>> terminò George, con altrettanta allegria. Dalla faccia di Ron, contorta nella sua solita espressione rugosa, sembrava stesse scegliendo con cura le parole da usare. <<Noi, beh... abbiamo dovuto combattere un po', ma ce l'abbiamo fatta.>> abbozzò, scrutando di sottecchi la madre, che subito si contorse in una smorfia. A quanto pare non erano quelle le parole appropriate. <<Bene!>> quasi urlarono i due fratelli, <<Adesso che siete qui>> iniziò George, <<andate in giro a vedere le nostre creazioni, noi siamo uomini d'affari adesso, quindi..>> proseguì Fred, <<ci si vedeeee.>> terminarono insieme, svanendo  dietro una scala a chiocciola. <<I soliti>> sospirò Harry, scuotendo la testa con un sorrisetto divertito. Salutati i fratelli, il gruppo decise di addentrarsi tra della folla, magari per comprare qualche articolo. Fu proprio in quel momento che Hermione scorse dalla vetrina la persona che meno avrebbe voluto vedere: Draco Malfoy. Alto, occhi azzurri e capelli platino, di certo il più giovane dei Malfoy non passava inosservato, e sì, so cosa starete pensando, ma non aveva proprio un bel niente di principesco: arrogante, pieno di sé e, ovviamente, Serpeverde. Non che quest'ultima sia un offesa, ma si da al caso che lui e i suoi "scagnozzi", due bulli che si portava sempre dietro ad Hogwarts, potevano essere considerati, nei modi e nelle intenzioni, i peggiori di quella casa. Per non parlare dei genitori, sempre a fiancheggiarlo ovunque lui andasse, una sorta di bolla iperprotettiva che mai lasciava solo il biondino. Famiglia molto unita, ammirevole a dirsi, peccato che il piccolo Malfoy abbia ereditato tutti i difetti da loro. Tra questi, l'ossessione maniacale per la purezza del sangue. Il naso dei Malfoy da tempi immemori si solleva al solo sentir nominare i "nati babbani", maghi nati da due genitori senza poteri, o i "mezzosangue", maghi con discendenza magica da un genitore, e babbana dall'altro. Ovviamente, la famiglia di Draco apparteneva all'ultima delle categorie, i "purosangue", maghi con entrambi i genitori dotati di magia. Ed è proprio questo che con gli anni ha portato la famiglia Malfoy a creder di essere nobili o qualcosa del genere, disprezzando tutti gli altri, e per lo stesso motivo, Draco non si è risparmiato di definire Hermione con termini come "sangue marcio", scaturendo in lei l'odio puro per il Serpeverde.
Ma tornando a Diagon Alley, cosa ci faceva Draco, stranamente senza amici ne genitori, in giro per il quartiere? Era ben visibile , anche se dietro la vetrina principale, e , con sguardo teso ed espressione seria, si guardava intorno forse più di quanto una persona normale farebbe, con passo deciso e incalzante, come chi ha ben in mente cosa deve fare ed è molto preoccupato di non riuscirci. Ed infatti, poco dopo, lo si vide sparire dietro un muro, senza risparmiarsi l'ennesimo sguardo guardingo alle spalle. Subito l'ingegno di Hermione, la più sveglia del gruppo (potevano darle un premio per tutti gli incantesimi improvvisati da lei che si erano rivelati ottimi ed avevano salvato la situazione), si attivò, tanto da voltarsi verso i suoi amici per farlo notare ma.. dov'erano finiti?! Spariti in un batter d'occhio. Era impossibile trovarli subito con tutta quella marmaglia di gente e lei doveva proprio sbrigarsi, o lo avrebbe perso di vista. Non poteva e non doveva allontanarsi, di certo andare da sola a seguire un Malfoy per quel vicoletto solitario non era il massimo, ma qualcosa, forse lo stesso moto che più e più volte l'aveva spinta ad inoltrarsi in biblioteca a cercare freneticamente informazioni importarti per i misteri in cui di solito lei e i suoi amici si imbattevano, la fece uscire dal locale. Guardandosi intorno prima di uscire silenziosamente, iniziò a seguire il biondo, con la bacchetta prontamente stretta fra le dita. Forse per la prima volta in vita sua aveva deciso di seguire l'istinto, senza ragionare troppo e senza pensare troppo alle conseguenze. <<Dio, devo smetterla di passare così tanto tempo con Ron ed Harry>> pensò, sorridendo. Draco camminava spedito ma fortunatamente non era arrivato molto lontano. Hermione cercava di non farsi notare camminando dietro le poche persone che c'erano in strada. Ciò non era facile, il biondo si girava di continuo per guardarsi le spalle, e non poche volte la Grifondoro si era ritrovata a rifugiarsi dietro qualche stipite dei vari portoni, pur di non farsi vedere. Aveva proprio ragione: stava tramando qualcosa. Improvvisamente il biondino svoltò a destra, Hermione fece lo stesso e fu percorsa da brividi quando lesse su un cartello: "Nocturn Alley". Nocturn Alley non era un posto molto raccomandabile di Londra, era quel genere di posto dove maghi e streghe oscure andavano alla ricerca di cose, per l'appunto, non del tutto affini alla magia bianca. Nonostante ciò, decise di proseguire, avvertendo subito con lo sguardo la differenza fra i due quartieri. Nocturn Alley era forse ciò di più cupo e sporco in cui si ci potesse imbattere, streghe dalla dubbia bontà d'animo fiancheggiavano i muri, grossi sacchi neri erano stretti fra le loro dita e, di tanto in tanto, era possibile scorgere sguardi vitrei oltre le finestre, ovviamente sudicie, per non parlare dell'atmosfera sinistra che aleggiava in tutto il quartiere. L'inseguimento proseguì, fra vicoletti e svolte inaspettate, fino a quando Draco non solcò l'ingresso di un negozio dall'aspetto tetro, dominato da toni neri: Magie Sinister. Il mistero, se così vogliamo definirlo, si infittiva. La curiosità di Hermione era alle stelle, e di certo doveva trovare un modo per origliare o scrutare cosa stesse succedendo all'interno senza farsi notare. Doveva escludere, quindi, di poter restare lì imbambolata davanti alla vetrina. Subito il suo sguardo cominciò a scrutare l'ambiente circostante, i sanpietrini al suolo, le pareti di mattoni degradanti e... poco distante, dei cassonetti. Furono il suo appiglio, con un colpo di bacchetta li sistemò per bene, tanto da permetterle di saltare sul tetto adiacente a quello del negozio, da cui potè guardare la scena grazie ad una vetrata posta in alto. Il sudiciume della stessa di certo non aiutava la giovane strega, che fra artefatti oscuri e oggetti penzolanti, non riusciva a distinguere bene tutti gli elementi all'interno del negozio, se non la ciocca unta di un uomo curvo su di sè, che fra un passo e l'altro, solcava incessantemente il suolo del negozio, ed un Draco intimorito, con lo sguardo fisso verso una parete, dove lo sguardo della Granger proprio non arrivava. Il suo occhio si assottigliò, e più e più volte cercava di guardare meglio attraverso lo sporco, ma proprio l'incognita era impossibile da svelare, e le sue ricerche ebbero fine quando, uscito dal negozio, Malfoy cominciò a guardarsi intorno, costringendola a nascondersi in una fessura di quel tetto.  Con sè, Draco non aveva niente, ma la sua espressione era più serena di prima, ed un ghigno soddisfatto gli imperlava il viso. Il volto del commesso, invece, non sembrava altrettanto tranquillo. Scrutava lo studente allontanarsi dal negozio, con espressione perplessa e preoccupata allo stesso tempo. Cosa stava succedendo? Doveva indagare, ma ci sarebbe stato tempo per farlo, adesso era meglio tornare ai "Tiri Vispi Weasley", Draco era stato molto nel negozio e il tempo era passato senza che lei se ne accorgesse. Gli altri dovevano essere sicuramente preoccupati. E infatti, ritornata nell'accogliente e sgargiante negozio, una voce la incalzò all'istante. <<Signorina, per l'amor del cielo, ti sembra questo il modo di andarsene?! Ci ha fatto preoccupare tutti! Insomma.. non ho più Fred e George alle calcagna e guarda un po' cosa mi tocc.. oh, tesoro>> la signora Weasley, che un secondo prima sembrava una strillettera in carne ed ossa, adesso stava andando ad abbracciare Hermione <<vieni qui, sei perdonata.. ma solo per questa volta, ti avverto!>>. <<Sì signora Weasley, scusi ancora.. io, non volevo, è che..>> balbettò appena la ragazza, spostando rapidamente lo sguardo in diversi punti della stanza prima di essere, per fortuna, interrotta da Ron: <<Hermione, finalmente! Ma che fine avevi fatto?>> sembrava preoccupatissimo e Harry, accanto a lui, annuiva per le parole dell'amico. La ragazza, sollevata dell'interruzione, strinse le dita sui bordi del suo maglioncino, tirandolo appena per sistemarlo, e subito accelerò il passo per prenderli a braccetto, allontanandosi. <<Venite, fatemi vedere quello che mi sono persa.>>.

<<Tu hai fatto cosa?!>>. Erano tornati alla Tana ormai e i tre, con la scusa di scacciare qualche gnomo dal giardino, erano rimasti a parlare di quanto fosse successo. <<Si dà il caso, Ron, che anche se sono una femmina io sia in grado di affrontare certe cose, o andare incontro ad eventuali pericoli anche da sola, come avete fatto tu ed Harry altre volte! Intesi?>> lo ammonì Hermione col suo solito tono. <<Sì, d'accordo. Però non farlo mai più, ok?>> Ron era paonazzo, forse per lo sgomento, ma era ovvia la sua preoccupazione, che però provocò soltanto lo sbuffo dell'amica. Harry, stufo dei sempre più continui battibecchi tra i due, cercò di rompere l'atmosfera tesa, e quasi insinuandosi fra i due accennò: <<E' che ci siamo molto preoccupati, lo sappiamo che sei in grado di cavartela da sola, sei la migliore dei tre nel fare magie e lo sappiamo tutti, questa cosa di Malfoy è stupida e non porterà a niente di buono, lascialo perdere.>>. A quanto pare riuscì nel suo intento, i volti dei due sembravano più distesi. Ron fece spallucce, tanto da sfiorarsi la guancia, ed annuendo proseguì: <<Harry non ha tutti i torti, Hermione. Ti sorprende davvero che sia andato a Nocturn? Magari i suoi genitori avevano bisogno di serpenti con cui sfamarsi per cena!>>.  Hermione sorrise, l'ironia dell'amico la faceva sempre divertire e si sporse per stringere gli amici in un abbraccio. <<Dai, torniamo dentro, sento un buon profumo.>> propose lei, avviandosi con gli altri verso l'interno della Tana.
Durante la serata la giovane si gustò la cena e scherzò come sempre, spettegolò allegramente con Ginny e Molly, eppure l'immagine di Draco all'interno di Magie Sinister continuava a tornarle in mente e a riprodursi ad intervalli regolari, come una pellicola. Non vedeva l'ora di andare a dormire, così avrebbe potuto smettere di sopprimere i mille pensieri che si stavano facendo strada nella sua mente. Forse Malfoy stava sbrigando una commissione per il padre.. come aveva suggerito Harry, ma allora perché tanta agitazione? No, non poteva essere così. Non riusciva a capirci molto ma di una cosa era sicura: Malfoy non cercava di certo la cena lì, ne tanto meno stava facendo qualcosa per ordine dei genitori. Qualcosa la stava nascondendo, e lei lo avrebbe scoperto.

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