L'amicizia nasce nel momento in cui una persona
dice ad un'altra: "Cosa? Anche tu? Credevo di essere l'unica!"
Fermo l'auto, cercando conferma di essere nel posto giusto, visualizzando il numero civico attaccato ad un muro in mattoni rossi. È proprio via Lagrange 31, il posto giusto. Sorridendo soddisfatta, slaccio la cintura e scendo dalla macchina per suonare il campanello. «Si? Chi è?» sento una voce femminile all'altro lato
«Gaia, sono io!» ribatto tutta entusiasta mentre un tonfo rumoroso mi fa supporre sia caduto il citofono di mano alla mia amica. Come a conferma dei miei pensieri, un paio di minuti dopo, il cancello alle mie spalle si apre e due braccia immediatamente mi circondano il collo.
«Sono così felice di averti qui con me!» mi urla nelle orecchie tanto è l'entusiasmo che sta vivendo, che poi è anche il mio
«Hai visto come sono stata brava? Sono anche riuscita a non sperdermi tra le colline. Sono migliorata.» domando ironica ben conoscendo lo scarso senso di orientamento di cui soffre Gaia.
«Guarda, il navigatore fa diventare bravi tutti. Compresa me.» ribatte facendomi pure una linguaccia «Ma adesso, bando alle ciance: prendiamo le valigie e saliamo in casa. Ho un sacco di cose da raccontarti!»
Con una valigia ed un borsone a testa - si, quando mi muovo, mi porto l'armadio dietro per sicurezza - entriamo in casa, dove vengo prontamente scortata fino alla mia camera.
«Eccoti qui, ti lascio disfare le valigie in santa pace. Se hai bisogno di qualcosa, batti un colpo. Io, vado a togliere la torta dal forno prima che sia necessario chiamare i pompieri.» mi saluta fermandosi nel mezzo della porta «Ah, l'ho già detto che sono felicissima del tuo trasferimento qui?»
«Si, Gaia, un paio di volte, ma è sempre bello sentirsi così ben accolti. Grazie!» ridacchio mentre mi accingo ad iniziare l'ardua impresa di svuotare le mie valigie. Gaia esce chiudendosi alle spalle la porta. Sono sola nella mia nuova stanza.
Ha una finestra senza davanzale, ma con una rientranza del muro che permette di sistemare allegramente due cuscini, sedersi e ammirare il paesaggio esterno. Ho sempre sognato di poterne avere una così. Nei giorni di pioggia, sono certa sarà quello il mio angolo preferito. Il letto è ad una piazza e mezza, largo come piace a me. Una scrivania è posizionata al lato opposto, al momento vuota, ma so che durerà ben poco dato il mio proverbiale disordine. E poi, ci sono due mensole, una piccola libreria a colonna che sarò ben felice di riempire. Dopo aver messo gli abiti dentro cassetti, cassettini, appendiabiti e essermi rifatta il letto, mi siedo soddisfatta. Respiro sonoramente e mi lascio andare ai pensieri. L'ho fatto veramente. Ho lasciato casa, la mia famiglia, che adoro ma che a volte mi sta stretta. Il freddo, le montagne, la neve, l'accento piemontese, per venire qui a Modena. Sono stranamente eccitata da questa consapevolezza: posso fare tutto, se voglio. Ovviamente, nulla di tutto ciò sarebbe potuto accadere senza l'intervento di Gaia. Ci conosciamo dai tempi del liceo, capitate per sbaglio come vicine di banco, prima ci siamo odiate ed infine amate alla follia. Due gemelle scappate dalla culla, come ci hanno definito i nostri amici. L'università, però, ha portato Gaia a Modena, mentre io ho preferito studiare Psicologia a Torino. Una volta conclusi i rispettivi percorsi, ho colto al volo l'occasione di seguire il tirocinio post laurea a Modena presso un centro in cui vengono presi in carico bambini fino ai 17 anni e per i quali possono esser utilizzate svariate terapie "alternative", come la mia amata musicoterapia. Gaia, invece, libera da questa incombenza è riuscita ad entrare nel giro sportivo come fotografa freelance, in attesa di fare la stessa cosa con i suoi articoli. La dura vita della giornalista alle prime armi.
Scuoto la testa, rendendomi conto di essermi fatta catturare dal mio flusso di coscienza per troppo tempo, così torno in cucina dalla mia amica.
«Mmm che buon profumino! Cioccolato?» domando seguendo il mio naso
«Esatto, siediti lì buona buona, che ti do una fetta di torta.» e tempo due secondi mi ritrovo con il piattino in mano e la fetta sopra «Allora, sistemato tutto?»
«Si, ci ho messo meno del previsto.» rispondo tra un boccone e l'altro «Ma soprattutto, mi piace da morire. Nei prossimi giorni la renderò ancora più mia. Che programmi abbiamo per questi giorni? Non negarlo, i tuoi piani dettagliati sono ormai cosa più che nota.»
«Uffa. Mi conosci come le tue tasche, non c'è gusto! Ovviamente scherzo. Mercoledì ho una cena con amici, mi piacerebbe venissi anche tu, così conosci la brutta gente che frequento...» mi spiega Gaia con un sorriso trattenuto sulle labbra
«Ah, ok. Lo sai che la socialità non è il mio forte, ma posso fare un piccolo sforzo. Cosa non si fa per mangiare!» esclamo facendola ridere di gusto
«Tu, invece, quando inizi?»
«La settimana prossima. Così ho tempo ad ambientarmi, conoscere il posto, vedere di non perdermi, consegnare gli ultimi documenti e via. Solita burocrazia.»
«Perfetto! Per stasera, che ne dici di ordinare una pizza e festeggiare il tuo arrivo qui?»
«Alla pizza non si dice mai di no.» ribatto battendole il cinque sonoramente
Così, la mia prima giornata modenese, si conclude a pancia piena, guardando per l'ennesima volta Friends in dvd e ridendo, tanto, da avere le lacrime agli occhi.
Mi convinco ogni secondo di più di aver fatto la scelta giusta.
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Ciao a tutt*, questa è la mia prima fanfiction, spero di avere qualche feedback, nel caso vi piacesse (ma anche nel caso in cui non fosse di vostro gradimento, ovviamente).
Il titolo è preso da una bellissima canzone di Adele, appunto, One and Only. Vi consiglio di ascoltarla!!!!
Vostra, Eternally.
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One and only
FanfictionIlaria va a vivere a Modena dalla sua amica di sempre, Gaia. Disillusa in amore (il suo motto è "Gli amori passano, gli amici restano"), cerca di essere un moderno Cupido per la sua amica, non sapendo però che l'amore ti colpisce quando meno te l...
