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Un sorriso beffardo si dipinge sul mio volto. Chiudo il mio armadietto e cammino verso la mia classe.
"...Non sono una ragazza cattiva, nemmeno per sogno. Sono solo un po' menefreghista, poco espansiva, mantengo sempre una certa distanza con qualsiasi persona e diffido da tutti. Però mi faccio sempre rispettare. Non sono una di quelle ragazze che si fa mettere i piedi in testa. Rispondo a tono e mi innervosisco molto facilmente. Sono cresciuta con 3 maschi in casa: mio padre, e i miei due fratelli. Mia madre è l'unica confidente leale e sincera che ho, e amo la mia famiglia. Eppure, sotto questa forte armatura; apparentemente indistruttibile, e dietro i miei profondi occhi scuri: si cela una ragazza piena di insicurezze e molto sola..."
No. No. No. No.
Il mio tema non può iniziare così.
Ma il professore proprio questa traccia doveva scegliere per il compito di oggi?
"Descriviti". Non ho intenzione di 'descrivermi'.
Sono bassina, con i capelli lunghi e castani; gli occhi scuri e il naso all'insù.
Questa è la descrizione che farò, e consegnerò. Vado bene a scuola, ma quando mi chiedono di fare questi temi mi impunto, e delle volte riuscire a recuperare un 'non classificato' è veramente dura.
Cammino veloce sulle mie Nike, la campanella è suonata già da 5 minuti. 'Sono costantemente in ritardo!' mi schiaffeggio mentalmente. Busso lentamente alla porta.
«Come al solito, Signorina De Luca!» mi da il buongiorno il professore.
«Buongiorno a lei!» dico con euforia, fingendo un bel sorriso.
Mi siedo al mio posto e senza fare un fiato guardo fuori dalla finestra. Mi piace New York, sono nata qui. Mi perdo tra le nuvole, e solo quando sento stridere una sedia sul pavimento mi giro.
«Può ascoltarmi, per favore?»
Il professore è ad un palmo dal mio naso e tiene in mano una cartellina.
«Certamente!» sorrido beffarda.
Faccio sempre buon viso a cattivo gioco, sono cresciuta così. Mai arrabbiarsi, o essere violenti, davanti al nemico. Quello è segno di debolezza. La calma è la virtù dei forti!
Rimango impassibile, davanti al viso rugoso del professore. Lo guardo negli occhi, e inizia una battaglia di sguardi costretta a finire quando il professore capisce che non vincerà. Ci so fare con gli occhi.
Passano lentamente le ore, e al suono della campanella tiro un sospiro di sollievo. Un'altra giornata è andata. Ho iniziato da poco il primo anno di college. E, come avevo sperato, sono già diventata 'popolare' nella scuola come 'la dura'. È patetico, la gente si ferma alle apparenze, alle dicerie, senza conoscerti. Ma a me va bene così.
Sono già stata invitata a parecchie feste; le lecchine degli ultimi anni cercano proprio questo: una donna 'alfa' che metta i piedi in testa a tutte le ragazze della scuola. Ma io non sono così. Sono una persona buona, in fondo. E non mi prendo confidenze che non mi sono date. Quindi, certo, vado alle feste; ma non importuno nessuno. Io voglio solo divertirmi.
Non abito più con la mia famiglia, ma siamo molto vicini. Non potrei mai separarmene. Ho affittato un monolocale vicino la scuola, e mi trovo bene. Stasera ci dovrebbe essere una festa in una confraternita qui vicino. Amanda me l'ha detto qualche giorno fa. La sua voce stridula mi buca ancora le orecchie quando ci ripenso.
«Aurora! Aurora! Ciao, ehm, ecco... sono Amanda, piacere. Organizzo tutto io qui; dai balli, alle feste, agli incontri, alle cene-» mi ha fermato nel corridoio.
«Cosa vuoi?» ho semplicemente risposto.
«Venerdì ci sarà una festa, vuoi venire?» ha balbettato in risposta.
«Ci penserò.»
Venerdì è arrivato, sono di buon umore... perché no? Ci andrò! Facciamoci conoscere.
***
Ciao a tutti! Dopo aver cancellato Alone e aver capito che per scrivere una storia bisogna essere costanti e attivi; ho deciso di avere qualche idea prima di iniziarne un'altra. Questo è il primo capitolo, siate clementi. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti (che sono sempre utili). Alla prossima!
Xx
-Shady™

Inside My Heart Where stories live. Discover now