Loren povv.
- signorina Jonsoon, mi dispiace informarla che le abbiamo diagnosticato una malatia mortale sconosciuta, col suo consenso vorremmo provare delle cure sper...- mi alzai in piedi non lasciandolo finire - no...- sussurai con occhi bassi, mi incominciarono a bruciare gli occhi e mi scese una lacrima che mi solcò il viso, alzai gli occhi sfregandomeli ossevai la signorina Garder "la mia direttrice di collegio" che sbatteva il piede frenetica, molto probabiblemente per il fatto che si stava stufando della mia "scenetta" come l'avrebbe definita lei, é una signora che molto probabilmente avrà sessant'anni, molto severa e schizzinosa, in poche parole la rompi palle di turno, ma non é importante, torniamo a noi, la fissai poi guardai la porta sapevo che in qualche modo lei avrebbe predetto i miei movimenti, mi lanciò uno sguardo di fuoco, feci un passo in dietro, il dottore era come pietrificato non parlava guardava la scena rimanendo in silenzio, chissà quante volte avrà vissuto questa situazione,
-non azzardati a fare un altro passo Loren Melissa Jonsoon!- feci un altro passo e lei fece per aprir bocca ma io mi fiondai fuori dalla porta in lacrime, passai un gruppo di persone sedute su delle fredde sedie di plastica blu attaccate al muro, incominciarono a scendere più frequentemente le lacrime dai miei occhi color mare in tempesta, che da essi rotolarono giù dalle mie guance fino a cadere su quel pavimento in marmo bianco, corsi per le scale fino a un corridoio lunghissimo con una porta in fondo e delle stesse identiche sedie blu con delle persone davanti ad uno svarco dove vi erano, dei balconi con dietro delle signore che mi osservarono da dietro dei vetri, chiusi per un secondo gli occhi in modo da trattenere le lacrime ma finii addosso ad un carrello facendo cadere degli strani utensili e mi trovai in terra circondata da bisturi e forbici con gli occhi della gente addosso per colpa del rumore metallico e del tonfo che avevo provocato, non mi interessava, mi rialzai in fretta, guardai dietro e notai quella scorbutica mi rimisi a correre -scusate!- urlai prima di spalancare la porta, fui fuori, un'ondata di freddo mi gelò le ossa, mi guardai attorno ma tutto era sfuocato per colpa delle lacrime, notai un cespuglio illuminato dalla flebile luce di un lampione, mi fionda i in quella direzione, infilandomi tra le macchine scorsi un buco tra le foglie, non esitai ad entrarci, mi inginocchia in fetta e guardai freneticamente la porta d' ingresso e il parcheggio in cerca del volto della direttrice -signorina mi scusi- sobbalzai a quella voce roca e mi già ra i di scatto con occhi spalancati cercando di abituarli al buio -non mi guardare con quella faccia mica ti mangio!- disse una sagoma con voce dolce - é solo che sei inginocchiata sul mio zaino- guardai vero so le mie ginocchia e mi spostai di scatto -scusa non mene ero accorta- osserva i attentamente quello zaino, era sporco e strappato, quindi lui non doveva essere altro che un barbone
- che ci fai qui?- mi chi se
-mi nascondo-
- da cosa?-
- dalla vita-
Continua.
KAMU SEDANG MEMBACA
Quel Ragazzo Dagli Occhi Color Cenere
RomansaUna malattia cambierà per sempre la vita di Loren, una ragazza di 17, che la porterà a scappare e a incontra quel ragazzo dagli occhi color cenere...
