La vita è fatta di scelte.
Da quando apriamo gli occhi al mattino, fino a quando andiamo a dormire la sera noi non facciamo altro che scegliere, che si tratti di cose semplici come caffè o latte per colazione, o quelle più complicate.
Sulla base di queste scelte costruiamo la nostra persona, e la nostra vita.
Non so quali siano state le scelte che mi hanno portato qui, eppure eccomi, nel bagno di un lurido pub, in una città a me del tutto sconosciuta.
Alzando gli occhi dal piccolo lavandino, con dentro ancora la ciotolina e il pennello usati per tingermi i capelli, nello specchio, impolverato e pieno di macchie, vidi i miei capelli ancora bagnati gocciolarmi sulle spalle.
Forse era stata un idea piuttosto azzardata, ma passando davanti al J.C. Old mi era sembrato il tipo di posto in cui tutti sono troppo indaffarati ad annegare i propri pensieri nell'alcol per prestare attenzione a me, una ragazza minuta e piuttosto anonima, quasi invisibile. Evidentemente avevo fatto male i miei calcoli.
Appena chiusi la porta alle mie spalle venni travolta da una nuvola di fumo e da un odore nausenate misto di alcol e sigari che mi bruciò gli occhi, costringendomi a chiuderli; erano passati solo pochi secondi quando li riaprii notando che tutti mi stavano fissando, così, visibilmente agitata mi fiondai nel bagno.
Per fortuna nessuno mi aveva seguita o era entrato da quando ero lì.. e credo fosse passato un bel po di tempo.
Presi tutto ciò che era nel lavandino e lo buttai nella busta che fungeva da pattumiera, e mi misi a sistemare lo zaino.
Tirai fuori un'asciugamano e mi frizionai i capelli, giusto quanto bastava per evitare che continuassero a gocciolare, ed infine li raccolsi e li sistemai nel cappello di lana.
Chiusi lo zaino, dovevo proprio andarmene, ero qui dentro da troppo tempo, nessuno mi aveva dato fastidio ma non volevo sfidare la fortuna.
Non feci in tempo a sistemare lo zaino sulle spalle che sentii sbattere la porta. Mi girai di scatto.
Un uomo con barba folta e pochi capelli, probabilmente sulla quarantina, mi stava fissando.
<<Ehi tu,ragazzina>> disse incrociando le braccia sul petto <<devi andartene.. qui non ospitiamo randagi>> concluse.
Randagi! Quella parola mi spiazzò e mi fece male allo stesso tempo. In fondo ci aveva visto giusto. Ormai da quasi due settimane ero come un cane randagio, senza branco.
Non avevo intenzione di dare libero sfogo alle mie lacrime, così misi su lo sguardo più duro che ero capace di fare e uscii dal lì, per ritrovarmi di nuovo avvolta in quella nube, stavolta però, quasi nessuno stava facendo attenzione a me,ma tenni comunque lo sguardo basso e mi avviai all'uscita.
Dopo aver lasciato il J.c. Old's Pub camminai spedita per buoni 5 minuti prima di sedermi su di una panchina e prendere un bel respiro.
Ero esausta. Esausta di essere sempre accompagnata dalla paura, di dormire su treni o pullman e di mangiare quando capitava.
Mi coprii il volto con le mani e scoppiai a piangere.
Sarei sempre potuta tornare indietro.
Tornare a casa.
Casa, già. Peccato che ad Healtown non ce l'avevo più una casa, o qualcuno da cui tornare.
La nonna mi mancava così tanto, e allo stesso tempo ero così arrabbiata con lei.. se n'era andata lasciandomi da sola.. o quasi.
Qualche giorno dopo la sua morte trovai una lettera, indirizzata a me, dove mi diceva che mi voleva bene, che dovevo essere forte.. e poi mi aveva lasciato un nome ed un indirizzo, quello di mia madre: Kristen Steen.
La stessa donna che mi aveva abbandonata all'età di tre anni per costruirsi una nuova vita.
Non l'avevo mai più vista da allora, se non nelle foto che mi aveva mostrato la nonna.
Non l'avrei mai cercata se non fossi stata costretta, ero al verde e non sapevo dove andare..poteva darmi una mano il tempo necessario per trovarmi un lavoro e guadagnare quanto bastava per riprendere in mano la mia vita, insomma,era pur sempre la donna che mi aveva tenuto nel suo grembo per ben nove mesi!
Una musica che non saprei definire mi distolse dai miei pensieri, era piuttosto alta, e decisi di seguirla, sperando mi portasse in un posto caldo e asciutto. La testa iniziava a farmi davvero male, sicuramente perchè me ne andavo in giro con questo freddo con i capelli bagnati.
Dopo una serie di svolte in alcuni vicoli piuttosto bui arrivai alla fonte della musica; il Ruby Red.
Nonostante il buio era impossibile non notarne il nome, che era scritto su un insegna luminosa lampeggiante che sovrastava la piccola porta di ingresso.
Mi chiesi se era una buona idea entrare, ma avevo troppo freddo e così mi avvicinai.
Le ragazze che entravano e uscivano, si erano messe tutte in ghingheri,con vestiti scollati e tacchi altissimi, diedi uno sguardo ai miei jeans e alle sneakers ormai grige, vergognandomi un pò della mia mise, ma il buttafuori non si soffermava minimamente a guardare chi entrava, quindi mi rilassai.
Quando arrivò il mio turno andai spedita verso la porta, imitando il ragazzo che mi aveva preceduta, quando un braccio muscoloso mi ostruì il passaggio.
Mi girai verso il buttafuori, con aria confusa.
Riuscivo a sentire il calore salirmi sulle guance, ero sicuramente diventata rossa come il nuovo colore dei miei capelli, odiavo trovarmi in queste situazioni, dove avevo tutta l'attenzione su di me, stavo per morire di imbarazzo.
Lui mi scoccò un occhiata piuttosto divertita
<< Lucciola ce li hai 21 anni?>> mi disse trattenendo una risata.
A solo sentire quelle parole, se possibile, diventai ancora più rossa. Stavo entrando nel panico, ma mi schiarii la voce.
<<Ehm.. io.. si!>> era il massimo che riuscii a dire.
<<Documento?>>
<<Eh?>> dissi notando che si stava mordendo il labbro. Ma stava ridendo di me?
<< Puoi mostrarmi un documento?>>
Lo presi dallo zaino e glielo porsi.
Notai che la fila continuava a scorrere, e nessuno stava prestando attenzione a questa scenetta, così mi rilassai un pò e alzando lo sguardo di sul buttafuori.. aveva gli occhi azzurri, capelli biondi tirati verso dietro con il gel, ed ora che lo guardavo meglio.. non era tanto muscoloso, ed era giovane, doveva avere poco più della mia età.. poteva sembrare un angelo.
<< Eliza Shawn.. 23 anni eh?>>
<< Già, così pare..>>
<<Leggo che non sei di qui..>>
Aggrottai la fronte.. cosa voleva sapere esattamente?!
Prima che potessi rispondere udii qualcun'altro alle mie spalle intervenire nella conversazione.
<< Josh la smetti di importunare le ragazzine?>>
Ancora quel diminutivo..ma possibile che nessuno si accorgesse che non avevo 10 anni?
Mi voltai per sapere a chi appartenesse quella voce e per poco non andai a sbattere contro un ragazzo, dai capelli castani piuttosto scompigliati, e un'espressione che potrei definire irritata in viso. Era alto all'incirca 1,80, ed indossava una maglia a maniche corte, da cui spuntava un tatuaggio e un pantaloncino. Solo guardandolo mi vennero i brividi di freddo.
<< sta attenta>> mi disse senza rivolgermi neanche il più piccolo sguardo.
Andando verso la porta, prese la mia carta d'identità dalle mani di Josh,
<< Garantisco io per lei>> disse facendogli un occhiolino ed entrò.
Non restava che seguirlo.
~ ~ ~
Ciao!
Prima di tutto vorrei ringraziare chi ha speso un po' del suo tempo per leggere questo capitolo!
Spero vi sia piaciuto.
E poi.. vorrei chiedervi quali sono le vostre opinioni.. sono davvero curiosa ;)
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FanfictionLa vita è fatta di scelte. Da quando apriamo gli occhi al mattino, fino a quando andiamo a dormire la sera noi non facciamo altre che scegliere, che si tratti di cose semplici come caffè o latte per colazione, a quelle più complicate. Sulla base di...
