Michael

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Se qualcuno avesse mai chiesto a Michael (Mikey) Denbrough cosa sarebbe diventato da grande lui avrebbe risposto che sarebbe stato un astronauta, o un giocatore di basket perché era alto e suo padre diceva che l'altezza giocava metà partita in quello sport. Aveva provato a frequentare qualche allenamento quando aveva nove anni e sfiorava già il metro e settanta, ma capì subito che sua madre aveva ragione: Victor Denbrough era una vera e propria mitragliatrice spara cazzate. Mickey non riuscì a centrare un canestro nemmeno quando esso fu abbassato e tutto quello che avrebbe dovuto fare sarebbe stato allungare il braccio. Non avrebbe nemmeno dovuto saltare. Come abbia potuto fallire in quello sport solo Dio lo sa, forse anche la genetica e la predisposizione avevano giocato qualche manche in quella partita che era la vita di Mickey. Il punto è, che mai e poi mai, Michael Denbrough avrebbe pensato di finire in prigione. Era bianco e suo padre diceva che per finire con il culo poggiato sulla brandina di una cella un bianco avrebbe dovuto uccidere qualcuno. Erano gli anni sessanta quando quelle parole uscirono dalla bocca di Victor (Anna Denbrough scuoteva la testa contrariata, ma senza ribattere), e per il piccolo Mickey quelle affermazioni avevano senso. Più che senso, erano la verità, ne era sicuro. Non era lui il cattivo che stava distruggendo quel paese, non aveva la pelle scura o gialla, o il naso lungo. Era sicuro che sarebbe diventato qualcuno nella vita. Voleva essere come Victor, era un banchiere e solo dopo aver raggiunto quell'obbiettivo Mikey si rese conto di quanto quella vita statica e d'ufficio non facesse per lui. Si era laureato dal college della Main force con il massimo dei voti e non aveva avuto problemi a trovare un lavoro dietro a quelle scrivanie spaziose. Non bisognava dimenticare che suo padre era un pezzo grosso la dentro, e che quindi il ragazzo aveva sorpassato molta gente che aspettava da mesi di ottenere quel lavoro. Anche qualche nero e suo padre aveva dichiarato che si sarebbe l'incarico di non far entrare nemmeno un culo di scimmia la dentro. Durò un anno in quel palazzo grigio e verde che gli ricordava tanto quei vecchi cortometraggi che mostravano a scuola sulla depressione. A 23 anni Mickey Denbrough lasciò definitivamente il lavoro in banca per cercare la sua strada. Non sapendo bene quale fosse finì per fare il barista in un piccolo locale sulla sedicesima di Portland. Lo stipendio non era il massimo ma conosceva tanta gente (donne) e si divertiva (sesso). Una di quelle fu Clare, una bellissima ragazza afroamericana dalle lunghe gambe splendenti e i capelli ricci. Mickey amava passarci la mano in mezzo mentre facevano l'amore. Con lei fu da subito diverso, sentì qualcosa, una scintilla. Passo con Clare i più bei mesi della sua vita e quando arrivò il momento di presentarla ai suoi genitori, Mickey Denbrough abbandonò definitivamente anche il rapporto con il padre.
Nessuno, comunque si sarebbe mai aspettato che Michael detto Mickey si sarebbe messo nei pasticci. E per pasticci non si intende una multa per eccesso di velocità, pasticci da prigione per anni. Pasticci in cui Mickey era naufragato.

Mike, come veniva chiamato in prigione, si svegliò al suono dei passi pesanti di una guardia, non sapeva nemmeno che ora fosse. I detenuti non avevo il diritto di tenere orologi, erano privi di qualsiasi oggetto banale che in casa si usa anche sei o sette volte al giorno. Ma fanculo il tostapane, il cellulare o l'orologio; era la dignità che mancava a Mike.

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⏰ Última atualização: Feb 11, 2022 ⏰

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