Soffiava un vento nebbioso quella sera. Dalla mia finestrella riuscivo a vedere le ombre dei miei vicini ,sentivo la musica che suonava dolcemente. Il quartiere era tutto pieno di luci e di allestimenti spaventosi piazzati al centro di ogni giardino. L'atmosfera di Halloween si percepiva in ogni casa,in ogni angolo della strada. Ma di certo,non a casa mia.
Mi chiamo Julia. I miei genitori mi lasciarono nella notte di halloween nonché giorno della mia nascita, in un cassonetto della spazzatura e poi si uccisero, almeno è quello che dice la polizia. Mi ha ritrovato un anziano signore,proprio nel cassonetto di casa sua. Mi hanno affidato a lui, fino all'età di dieci anni. Poi è morto, e ripeto, almeno così dice la polizia. Solo lui fu l'unico vero padre della mia vita. Bene,quel vecchio signore mi ha salvata da un mondo forte e crudele. Ma poi,questo mondo senza lui, o meglio dire, il mio mondo senza di lui è crollato. Da li in poi, ho cambiato 3 famiglie. Riconosco di non essere una brava ragazza, e riconosco che le persone a cui sono affidata sono brave, gentili, e con voglia di fare i genitori, ma io non voglio essere buona, perchè il mondo con me non lo è stato.
La mia famiglia attuale è composta da una coppia che crede di amarsi. In realtà proprio non si sopportano. Lei si chiama Emma, è molto giovane,forse un po' troppo per fare la mamma di un adolescente come me. Io ho 14 anni,vado al primo anno di liceo.
Viviamo a Rosewood. Esco con un gruppo di ragazzi un po' strani; hanno un modo di vivere la vita differente dal mio, ma sto cercando di essere un po' come loro. Non sono mai stata con un gruppo di ragazze,non ho mai avuto una migliore amica,una sorella o qualsiasi persona con cui parlare. Sono sempre uscita con ragazzi,mi sento più a mio agio. Non ho mai messo un rossetto, un po' di mascara,o un paio di tacchi o tutte le cose da "donnina". A me piace bere birra, mettere jeans larghi e felpe per coprire il mio seno prosperoso e troppo da donna. Non sono mai andata a fare shopping. Sono cresciuta da maschio in un corpo da donna. Vado più d'accordo con Rick - il marito di Emma - lui è davvero un uomo con le palle. Non si fa mai mettere i piedi in testa da Emma, ne' da nessun altro. Non mi apro con lui, non sa niente di me anche se prova costantemente a fare uscire il mio 'io' interiore, a differenza di Emma che mi vuole far diventare esattamente come lei.
Emma è molto raffinata,usa sempre tacchi e vestiti lunghi. I capelli sempre ben sistemati nel suo elegante chignon, e la domenica per la messa li tiene sciolti ma pur sempre ben curati. Ha una cascata di capelli rossi; gli occhi azzurri, e le labbra molto sottili che mette in evidenzia con un rossetto rosa. E' una bella donna, molto perfettina. Io sono proprio l'opposto. Mi infastidisce che prova sempre a trasformarmi come lei. Una volta ricordo che mi ha comprato una camicia verde smeraldo, marcata e soprattutto molto elegante. Io l'ho buttata nel porta rifiuti elettrico, quando lei l'ha vista non mi ha parlato per un paio di giorni, poi ha ceduto. Rick invece è tutto quello che voglio essere io. Fa un lavoro d'ufficio dove beve caffè a litri e legge giornali. Da un paio di mesi urlano sempre, non vanno d'accordo nemmeno per che film guardare. Lui dorme addirittura sul divano. Secondo me,stanno per separarsi.
Quest'anno credo proprio che passeró la notte di Halloween chiusa nella mia camera, sperando che i miei amici mi chiamano per uscire.
Abbiamo cenato in un silenzio imbarazzante e noioso, come tutti i giorni d'altronde. Emma aveva un vestito viola che arrivava alle ginocchia con un paio di tacchi dorati. Rick invece indossava la sua tuta preferita. Emma aveva discusso con lui poco prima della cena,accusandolo di essere pigro.
"dopo posso uscire?" ho chiesto.
"E' Halloween e...
"Vai e divertiti" continuó Rick interrompendo Emma.
Emma ovviamente cominciò a urlare contro Rick, che al suo solito, beveva birra senza ascoltarla.
Ho messo il mio giubbotto e sono uscita. Ho incontrato i miei amici, erano al parco a fumare erba. Avevo detto che erano strani, ma io sto cercando di essere come loro. Ho già provato l'erba, anche quando ero in un altro paese con altri amici, mi piace: è molto rilassante e soprattutto non pensi a niente. Il non pensare a niente è vivere la vita serenamente per me. Se penso mi innervosisco.
"Che fate fumate senza di me?" dico avvicinandomi a loro.
"Pensavamo che stavi a casa con la tua famiglia...comunque tanti auguri, oggi è il tuo compleanno, no? Stai diventando grande." dicono con una risata prendendomi in giro.
Mi trattano come una bambina,si che sono molto più piccola, ma non capiscono che la mia vità la voglio vivere come loro; che io sono esattamente come loro.
"Le cenette non fanno per me, preferisco fumare e bere birra!"
Mi sono ritirata alle quattro del mattino. Con gli occhi piccoli e rossi e una fame da morire. Emma era rimasta sveglia ad aspettarmi: era incazzata nera. Indossava ancora il vestito. Stranamente aveva il trucco sbavato e i capelli in disordine. Si sarà addormentata un po' sulla poltrona.
"E' questo il momento di rientrare a casa? Ti sembra normale? mi hai fatto stare in ansia." Diceva levandosi con una mano le
pieghe del vestito.
"Sto mangiando ed esco."
"Tu non vai da nessuna parte!" alzò la voce.
"Se ti può far stare meglio non sono stata da sola sta notte. Sono stata con degli amici. Abbiamo giocato a carte a casa di Lucas." ed ecco la prima bugia.
"Non mi fa stare affatto meglio!"
Apro qualche sportello alla ricerca di qualcosa da divorare.
"Sono in camera mia,vai a lavarti, la tua messa inizierà a breve!" continuo ridendo.
Mangio un pacco di patatine mentre controllo i messaggi sul mio cellulare. Mi gira la testa,ho bisogno di chiudere gli occhi per qualche secondo. Cado in un sonno profondo, senza capire niente.
"Julia! Julia,svegliati è pronto in tavola!" Dice dolcemente Rick smuovendomi un po'. "Sei rientrata tardi ieri sera vero?" continua.
"Veramente sono rientrata di mattina" dico con uno sbadiglio.
"Vai a lavarti la faccia,ti aspetto sotto."
Dopo pranzo ho incontrato i miei amici. Non si fidano ancora molto di me,ci esco solo da poche settimane. Mi vogliono bene a loro modo. Sono la loro "Piccola", ma non in modo offensivo. L'unico che mi tratta 'bene' è Lucas. Quando è insieme agli altri si mette a ridere di me, ma se siamo soli è davvero dolce.
"Ciao ragazzi"
"Ciao Julia" rispondo in coro. "Noi stiamo andando a prendere la roba, non è posto per te" dice PJridendo. Lui è davvero perfido. Per lui il genere femminile è tutto da "donnina", non capisce che io sono diversa dalle altre.
"Resto io con lei" continua Lucas. Io sorrido.
Gli altri hanno preso la moto e sono andati via.
"Quanto ci mettono?" chiedo.
"Non lo so,dipende se il tizio che incontrano è puntuale."
"Chi è che vi da la roba?"
"Questo non posso dirtelo. Noi lo chiamiamo il tizio, ci secca anche dire il suo nome. E' un bastardo, é da molti anni che ci serviamo da lui, e mai ci fa uno sconto!"
"Ti devo dire grazie."
"Per cosa?" mi chiede lui girando la testa
"Per essere rimasto con me e...per non farmi mai pagare l'erba."
"E' un piacere. E poi, a dir la verità non sono io a offrirti l'erba."
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Continua
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Julia
Teen FictionMi chiamo Julia. I miei genitori mi lasciarono nella notte di Halloween nonché giorno della mia nascita, in un cassonetto della spazzatura e poi si uccisero, almeno è quello che dice la polizia. Mi ha ritrovato un anziano signore,proprio nel cassone...
