UN OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE (CAPITOLO 1)

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Sento che il mio cuore sta iniziando a battere molto velocemente,tutti gridano il mio nome, vedo che le mie mani stanno iniziando a sudare, il mio maestro mi dà una pacca sulla spalla ed alcuni consigli per vincere. L'arbitro fà cenno di salire sul tatami. Salgo. Vedo la mia avversaria agguerita: vuole ciò che voglio io, vincere. L'arbitro grida la parola che mi fa sveglire e tornare alla realtà. È il momento, il momento che aspettavo da tanto, è il momento di combattere. Prendo la mia avversaria per il suo bavero sinistro e il suo gomito destro e cerco di farla stancare quanto basta per entrare e farle una tecnica. Il mio metodo funziona, inizio a vederla col fiatone, sta per cedere e boom! Punto a me, ho vinto il primo combattimento. Saluto con un tipico inchino del judo la mia avversaria e l'arbitro. Il primo combattimento è finito, ne mancano ancora tre. Scendo dal tatami e abbarcio il maestro. Bevo quasi un litro d'acqua e mi praparo per il prossimo combattimento. Sento il mio nome che arriva dalle casse del palazzetto e mi precipito subito al tatami dove devo combattere. Comincio a combatere quando l'arbitro annuncia l'inizio e vado spedita, ma dopo quasi due minuti e mezzo non ottengo risultato, così essendo zero a zero provo a fare una tecnica insolita che mi rende solo una punizione (che equivale al cartelino giallo del calcio) e così facendo perdo il combattimento. A testa alta saluto la mia avversaria e l'arbitro e scendo dal tatami. Purtroppo mi gioco il primo ed il secondo posto del podio, quindi ora devo fare altri due combattimenti per il terzo posto. Sento ancora una volta gridare il mio nome, più arrabbiata che mai salgo sul tatami e sbrigo una cosa veloce guadagnandomi il punto. Arriva il quarto ed ultimo combattimento, quello decisivo. Ormai stanca cerco di fare il più possibile ma le mie gambe cedono ed io perdo. Addio terzo posto, addio orgoglio, fanculo tutto non mi rimane che vedere a che posto sia arrivata. Vado dal mio maestro e noto in lui solo gioia, stessa cosa noto in mamma e papà, soprattutto in mamma che sembra molto felice e soddisfatta. Chiedo all'arbitro principale i miei risultati e penso di non essere andata troppo male essendo la prima volta: sesta su venti ragazze. Prometto a me stessa che l'anno prossimo andrà meglio e mi allenerò notte e giorno per mantenere la promessa.

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