Il respiro diventa sempre più affannoso, le gambe mi chiedono una tregua, ma continuo a correre. Sono quasi arrivata e riesco ad intravedere già la spiaggia. Stringo i denti anche se le energie vengono meno. Inspiro e cerco di assorbire più ossigeno che posso. A pochi metri dal mare, finalmente, mi fermo e appoggio le mani sulle ginocchia mentre cerco di riprendere fiato. Faccio respiri lunghi e profondi per riportare i battiti del cuore ad un livello normale. Anche oggi ho portato a termine la mia sfida quotidiana. Non è facile trovare tutti i giorni un'oretta per correre. Aiuta a concentrarmi sul mio corpo e libera la mente da ogni pensiero, facendomi sentire libera. Ogni tanto anche Clay mi accompagna, ma non riesce mai a starmi dietro, infatti mi ritrovo sempre a rallentare per non lasciarla indietro. Tuttavia mi fa molto piacere quando c'è anche lei, perchè almeno ho la possibilità di gareggiare con qualcuno, anche se so che vincerò io. Una volta che il respiro è tornato normale e il battito si è stabilizzato, mi rialzo. Guardo lo spettacolo della natura che sta avendo luogo di fronte a me. Il sole, rosso come lava di un vulcano in eruzione, mi da il suo ultimo saluto prima di tuffarsi nell'acqua limpida del mare. Un vento tiepido trascina le piccole onde verso riva facendole sparire pian piano nella sabbia. Apro le braccia per farmi avvolgere dolcemente dalla brezza. Chiudo gli occhi. Sento il sapore del sale sulle labbra. E' stupendo. Come ogni sera, per godermi appieno questa magia, mi tolgo le scarpe e la leggera canottiera bianca, prendo la rincorsa verso il mare e mi tuffo. L'acqua lava via il sudore dal mio corpo ancora accaldato dalla corsa. Dopo un paio di bracciate torno a riva esausta. Comincia a farsi tardi e devo tornare al Campus. Fuori dall'acqua mi strizzo i capelli, recupero le mie cose e continuo a camminare sulla spiaggia accompagnata dalla brezza marina. E' una giornata molto calda perciò non ci metto molto ad asciugarmi. Quando sono sulla strada che riporta al campo accademico mi rimetto le scarpe e mi infilo la maglietta.
Non impegno molto tempo ad arrivare al Decumano, la via principale del Campus: una larga strada in pietra bianca alle cui estremità si trovano, il Teatro Magno verso il mare, mentre, verso l'entroterra, c'è l'Ateneo, la nostra scuola. Con le loro masse imponenti sono i punti di riferimento del campo. La strada è gremita di allievi che stanno tornando alle loro Case, che si estendono ai lati del Decumano. La mia è vicina all'Ateneo.
Entro nella Casa. In ogni edificio ci sono una dozzina di stanze e la mia è al primo piano. Appoggio la mano sulla porta per vedere se è aperta. Niente, è chiusa. Clay sarà uscita. Posiziono,allora, la mano al centro, faccio affluire l'energia alla porta e si apre. Ormai non devo più pensare all'incantesimo, tantomeno pronunciarne le parole. Nel Campus quasi tutte le porte si aprono così. Non ci sono serrature, solo una profonda armonia tra noi e gli elementi che ci circondano. Questa è stata la prima magia che ho imparato. Appena arrivati all'Ateneo i Magistri per insegnare a noi studenti i primi aspetti dell'Arte Occulta ci chiusero le porte delle nostre camere: fino a quando non siamo stati in grado di aprirle da soli, non siamo entrati. Avevo tredici anni allora ed è stato il giorno in cui ho conosciuto Clay. Dopo cinque anni la considero come mia sorella. Mi ricordo che io e la mia amica non abbiamo impiegato molto ad aprirla, al contrario dei nostri coetanei che ci hanno messo tutto il pomeriggio, gridando le parole dell'incantesimo alla porta.
Sono già quasi completamente asciutta, visto il caldo ma il sale del mare è ancora attaccato alla mia pelle. Per non parlare dei capelli. Decido allora di andare a farmi una doccia. Mi spoglio, mi avvolgo in un asciugamano e mi dirigo verso il bagno al piano di sotto. Qui al Campus abbiamo un ingegnoso sistema di acquedotti che portano l'acqua corrente in ogni Casa, per alimentare i bagni comuni. Le docce sono di vani circolari in pietra nera liscia in cui un getto di acqua continua scorre sempre. Mi butto sotto la cascata d'acqua e lavo il mio corpo con dei pregiati saponi fatti con gli estratti di alcune spezie delle terre del Sud. Dopo la doccia calda mi sento rinata.
Tornata in camera cerco nella cassapanca di legno di noce cosa mettermi. In quel momento la porta si spalanca ed entra Clay.
«Ciao Ary»
«Ciao. Dove sei stata?» chiedo incuriosita. Non indossa l'uniforme, ciò vuol dire che di sicuro non era all'Ateneo.
«Sono stata in centro a Leucanth a fare un giro con Sofia e Deshy» risponde con un sorriso e si butta sul mio letto.
Immaginavo. Non si sta impegnando abbastanza. Tra tre settimane dovremo affrontare l'esame più importante della nostra vita, la Valutazione, quello che ci farà entrare nei corsi di specializzazione, e Clay va a spasso per la città, anziché studiare.
«Sai, vero, che tra poco dovremo sostenere un importante esame?»
Tiro fuori dalla cassa panca una maglietta azzurra e dei pantaloncini leggeri.
«Si lo so benissimo. Non serve che me lo ricordi ogni giorno. Ci pensano già i Prof»
«Si ma devi ...»
«Che fai sta sera?» mi interrompe la mia amica mentre infilo la maglietta.
«Pensavo di ripassare alcuni capitoli di Storia dell' Arte Occulta, e se non ho ancora sonno, andare sul tetto a godermi l'aria fresca della sera e meditare. Poi nanna. Perchè?»
«No no, non ci siamo. Tu sta sera esci, che lo voglia o no. Con Deshy e Sofia andiamo ad una festa e tu verrai con noi» risponde in tono autoritario «E' un anno che studi per questi dannati esami. Non serve che studi anche questa sera». Salta giù dal letto, apre la mia cassapanca e mi lancia qualcosa. Me lo rigiro tra le mani. E' un vestitino che mi ha regalato lei qualche mese fa. E' di un verde bellissimo con diversi brillantini argentati. Non l'ho mai indossato perchè lascia poco spazio all'immaginazione maschile e non mi sento certo a mio agio. Guardo la mia migliore amica perplessa.
«Andiamo a divertirci» dice mentre mi fa l'occhiolino.
Io rimango immobile.
Vedendo che non mi muovo, Clay si avvicina «Forza!» mi esorta mentre mi sta già togliendo la maglia che mi sono appena messa. «Su! Metti il vestito» continua.
Non è mai stato difficile convincermi. Controvoglia mi tolgo i pantaloncini per indossarlo.
So che non andrà a finire bene.
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La città delle dieci torri
FantasíaAris, ha 17 anni ed è all'ultimo anno dell' Ateneo. La sua vita procede regolare. Tra poche settimane dovrà sostenere la Valutazione. Le cose cambiano quando Zante entra nella sua vita. Un ragazzo altruista dalle doti straordinarie e dai poteri ineg...
