PROLOGO

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EmanuelaDellaRocca


-VINDER!-esclama per l'ennesima volta Derek, mentre saltella in giro per il salotto.
-Si, hai vinto, per l'ennesima volta! Possibile che non ti stanchi mai di saltare?- chiedo rabbiosa e  amareggiata.
-Oh, andiamo musona! Invece di stare lì con quel broncio.. non credi di dimenticare qualcosa?- un leggero ghigno divertito prende possesso dei suoi tratti infantili.
-Oh no, puoi scordartelo.- mi impunto, a testa alta ma, allo stesso tempo, timorosa.
-Hai paura? Sei davvero una flaccida femminuccia.- esclama lui a braccia conserte e scrutandomi con quegli occhi blu Persia. Avrei potuto perderci ore a guardare quei tanto meravigliosi quanto tormentati occhi che dimostravano, nonostante fosse un bambino, quanta pressione dovesse mettergli la sua famiglia.
-NO! Ora te lo dimostrerò.....TABER!-  urlo chiudendo gli occhi dalla vergogna.
-Finalmente hai ammesso di essere una perdente... bimba- calca l'ultima parola, consapevole del fatto che io la odi: insomma, abbiamo solo due anni di differenza!
Il mio broncio si allarga e distolgo lo sguardo dalla sua figura, pur non vedendolo so che si sta avvicinando a piccoli passi. Incerta riporto lo sguardo sul suo viso e solo allora capisco cos'ha intenzione di fare.
-Oh no, Der ti prego no..DEREK!- esclamo cominciando a ridere a crepapelle... stupido solletico!
-Selene soffre il solleticooooooo- cantilena continuando a tormentarmi - dai Sel fammi un bel sorrisone!- Der è ancora più felice di me, gli brillano gli occhi e in quel blu leggo tanta felicità, velata però, da un sottile strato di preoccupazione ma non me ne curo.
Mentre io e Derek ridiamo all'impazzata, godendoci il momento, sentiamo un forte boato che ammutolisce entrambi. Derek si lancia su di me in un gesto di protezione mentre io sono immobilizzata dallo spavento. Un secondo boato fa capolinea alle nostre orecchie e in meno di un secondo,tenendoci per mano, corriamo fuori dalla stanza dei giochi ,senza una meta precisa. Quasi arrivati in cucina, vado a sbattere contro qualcosa ,anzi...contro qualcuno; impaurita mi scanso indietreggiando ma,improvvisamente, un tocco delicato e familiare mi carezza il viso e, non appena alzo lo sguardo, incontro gli occhi lucidi e dolci di mia madre.
-Tesoro, devi ascoltarmi, ho pochissimo tempo e tu devi starmi a sentire.- mia madre aspetta un cenno d'assenso da parte mia per poi continuare.
-Probabilmente non ci vedremo per molto tempo, okay? Non devi avere paura, tra poco sarà tutto finito, andrà tutto bene Selene. Però tu devi ricordarti questo: Sii te stessa ed abbi coraggio. Promettimelo fiorellino mio.- mia madre continua a guardarmi con gli occhi colmi di lacrime, so di dover essere coraggiosa in questo momento, tuttavia delle lacrime calde prendono a scendermi sulle guance e mi getto tra le sue braccia, assaporando per l'ultima volta il suo dolce profumo di miele e mandorle.
-Te lo prometto mamma. Ti voglio bene.- Qualcosa di estremamente forte la tira via da me e, nello stesso istante, sento le due voci che hanno sempre accompagnato i miei giorni, con un tono dolce e colmo d'amore, urlare a squarciagola, cercando di far arrivare alle mie orecchie ovattate dalla paura, l'ordine di allontanarmi e correre via. Uomini vestiti unicamente di nero bloccano braccia e gambe dei miei genitori, lasciandoli gridare sia per la sofferenza che per proteggermi. I volti di coloro che amo sono un misto di paura, dolore e tristezza, sguardi che, in quel momento, si stampano nella mia mente come marchi a fuoco.
Gli uomini senza nome, non  mi degnano di uno sguardo, troppo impegnati a far tacere mamma e papà, tranne uno. Quest'ultimo si gira verso la mia esile figura, posandovi il suo sguardo maligno che mi provoca, inevitabilmente, un brivido lungo tutta la spina dorsale, in quanto i suoi occhi sono privi di alcuna emozione, occhi che, normalmente, dovrebbero appartenere ad un corpo senza vita. Un ghigno soddisfatto gli nasce sulle labbra e comincia ad avanzare. A questo movimento, capisco di dover scappare, incitata dalle continue urla dei miei genitori. Appena mi giro, vedo Derek immobile, come se avesse visto un fantasma, mentre fissa uno di quei raccapriccianti uomini oscuri. La mia testa rimbomba di pensieri e domande, facendomi recepire il tutto in modo confuso e sfocato. Improvvisamente, tra le urla di tutti, una in particolare sovrasta le altre: la voce di mio padre. In una lingua sconosciuta, ma che stranamente capisco perfettamente, pronuncia le seguenti parole, con in viso l'espressione di un ingente sforzo:
-   SPARE EN DER HAR USKYLD I HJERTET  - E,detto ciò,una porta si apre,rivelando il DAANAN,il passaggio che collega la nostra abitazione con quella di un parente, in caso di pericolo.
Improvvisamente cosciente della situazione, prendo a correre afferrando la mano di Derek che, dopo meno di un attimo, scivola dalla mia. Comincio ad urlare e ad oppormi cercando di allungarmi verso la mia famiglia, guardo per l'ultima volta i miei genitori e Derek che cerca disperatamente di riafferrarmi la mano, ci sfioriamo le dita e quasi penso che potrò finalmente riabbracciarlo ma veniamo contemporaneamente strattonati all'indietro, io dalla strana forza presente e lui da un uomo vestito di nero, con una familiare freccia stampata sul petto. Il mio migliore amico continua a dimenarsi, esattamente come me, fin quando l'uomo non lo colpisce duramente alla testa e il suo corpicino cade inerme al suolo, a quel punto anch'io mi abbandono al richiamo del DAANAN, che in fin dei conti, mi sta solo salvando la vita.
Mi impongo di smettere di fissare Derek privo di vita ed alzo gli occhi verso la massa di persone dietro di lui nel momento esatto in cui i miei genitori vengono trafitti da enormi spade lucenti.
Stringo più che posso la catenina che indosso sperando, vanamente, che mi porti ad essere più vicina ai mia madre, mio padre e a lui, l'unica persona, dopo i miei genitori, che considero famiglia.
E, mentre mi dibatto tra le lacrime, la mia mente non riesce a formulare pensieri di senso compiuto tranne uno che mi lampeggia chiaro in mente: da quel momento non sarei stata più una bambina.

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NOTA AUTRICI!

Salve a tutti! Siamo Martina ed Emanuela, due semplici amiche che hanno una passione condivisa per la lettura e la scrittura. Speriamo che questa storia vi possa incuriosire inducendovi ad accompagnarci in quest'emozionante esperienza.
La storia vi sarà più chiara man mano che andremo avanti con le dovute spiegazioni, in questo modo speriamo di coinvolgervi e farvi appassionare a quest'idea.
Fateci sapere con un commento cosa ne pensate e alla prossima!

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