La Mabbò. Ah, la cara, vecchia Mabbò. E' più di una sigaretta, la mabbò.
Innanzitutto, è da profani chiamarla Màrlboro, con la "r" leggermente rotolante, all'americana. Si chiama mabbò, ed è stata donata agli uomini da Prometeo insieme all'accendino. La sigaretta degli dei.
La mabbò è un'unità di misura e di identificazione temporale, che si riferisce ad una frazione di tempo oscillante tra i cinque e i dieci minuti. "Solo il tempo di una sigaretta...", "Una sigaretta e ce ne andiamo...", "Stavo fumando una sigaretta, quando..."
Si, che poi l'ultima frase si riferisce anche all'utilizzo più nobile della mabbò: la mabbò come figura retorica. Un discorso, soprattutto quando si sta contando una balla mostruosa, non è mai degno di questo nome, se chi racconta non lo introduce con una mabbò, che stava fumando facendosi i cazzi suoi, quando all'improvviso bla bla.
La mabbò è estasi polmonare. E' come nei film, quando un tizio si fa ammazzare volentieri dalla bella stronza di turno, pur di godere del di lei sorriso. Le mie cellule polmonari fanno lo stesso.
La mabbò è la dolce compagnia di tante attese e di tante serate. Placa la rabbia, tiene impegnata la mente quando non si ha nulla da fare, la si fuma in ogni momento "da ricordare". Io e i miei amici abbiamo spesso pensato di immolare una mabbò, accendendola e lasciandola a consumarsi sul tettuccio della macchina. Come segno di devozione, per le mabbò che furono e quelle che ancora devono venire. Non l'abbiamo mai fatto, siamo dei tabagisti felici e senza voglia di sprecar soldi.
E poi, c'è la mabbò dopo il caffè. Eh beh. Lì si supera abbondantemente la mabbò dopo la scopata, se il barista è degno. Il vero caffè è quello che ti istiga all'accensione di DUE mabbò, perchè anche dopo aver fumato la prima, hai ancora in bocca il sapore del coffee appena bevuto.
Ripeto spesso la parola "mabbò". E' che mi rifiuto categoricamente di sostituirla perchè, per me, è sinonimo del più generico termine di "sigaretta". Io non sono un tabagista, sono un mabborista. E mi va bene così.
