Un vaso rotto

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Lei era felice, lo era sempre stata. Non si rendeva conto che dentro al suo cuore qualcosa s'era già rotto da tempo ormai...
Lo amava, di questo era certa. Però ultimamente il suo cuore non riusciva più ad afferrare il sentimento, forse perché essendoci una crepa, questo vi scivolava fuori come acqua da un vaso rotto.
Stavano bene assieme, non avevano particolari problemi. Lui era bellissimo:coi lunghi capelli castano chiaro, gli occhi verdi, la barba da uomo grande, uomo vissuto, uomo bellissimo. Aveva cinque anni in più di lei, ed era la cosa migliore che le fosse mai capitata. Non aveva un difetto, non uno solo. Non aveva mai preteso nulla, aveva sempre accettato quello strano modo che aveva lei di dipendere da ogni suo gesto, ogni suo movimento, ogni suo sospiro.
Ma la crepa nel cuore era lì, e lei non se ne accorse fino a che non si vide riflessa negli occhi di un altro.
Lui era giovane, coi tratti del viso dolci, alto, biondo, e con degli occhi stupendi, capaci di far impazzire chiunque... e qualcosa lo aveva spinto a scegliere di far impazzire lei. Loro si capivano in un modo nuovo, totale, senza complicazioni, senza timidezze. Sapevano dirsi tutto, sapevano stare sempre attenti l'uno all'altra, senza mai che fosse necessario sforzarsi per farlo. Il feeling che avevano loro era forse qualcosa di insuperabile.
Vedendosi in quello sguardo magnifico, lei si rese conto d'esser rotta dentro, si accorse dei bordi taglienti della spaccatura, e cominciò a soffrirne. Sentiva una punta infilata nel cuore, e non riusciva più a star ferma, perché se si sedeva ad ascoltare, il dolore si faceva più intenso.
Qualcosa però in questo nuovo "lui" la faceva sentire bene. Forse non era un sentimento: il cuore ancora rotto non poteva accogliere una cosa del genere; era qualcosa di diverso ed incomprensibile, qualcosa di gioioso, fresco, che le lavava la ferita come acqua di sorgente. Lui aveva, per qualche ragione, cominciato a ricucirle il cuore. Con un piccolo ago, un filo sottile, un punto alla volta, stava richiudendo quella ferita.
Poi qualcosa tra loro andò male.
Lei col suo lui ebbe dei problemi, e il giovane si spaventò, e se ne andò, portandosi via anche l'ago e tagliando il filo di netto.
Lei riuscì ad aggiustare le cose con l'uomo coi lunghi capelli dai riflessi dorati, e le sembrava che fosse tutto a posto di nuovo. Però la crepa era ancora lì, e il cuore, ancora debole e stanco, non riusciva a prendere il filo che il giovane vi aveva cucito e trasformarlo in parte di sé. La crepa c'era ancora, un poco più sanata, ma cucita col filo che sapeva di lui. Per cui lei non riusciva a staccarsene: il cuore cercava il resto della cucitura, la parte ancora spaccata chiedeva l'intervento di quel filo magico.Perciò le cose andarono bene per poco: la crepa le impediva di avere un rapporto sereno con il suo lui, e il filo la attirava al giovane come una calamita, anche se lei non lo trovava più. Non era più felice.
Decise quindi di combattere contro il mondo, e ritrovare il giovane. Lo voleva al suo fianco, non importava in che modo.Poteva essere qualunque cosa per lui: la sua migliore amica, una persona su cui contare, la persona che lo aiutava nelle necessità materiali e non, la persona che gli stava accanto senza un perché...lei voleva solo che lui ci fosse e continuasse la sua magia.
Ma l'uomo dai capelli lunghi si accorse di cosa stava succedendo. E ne soffrì immensamente. Ne pianse per ore, ma decise di lasciarla andare. Voleva allontanarla da sé, perché non capiva cosa stesse succedendo, non vedeva più altro che lei che cercava l'altro lui, e in questo vide l'amore.
Forse lo era. Un principio, qualcosa di tenue, non ancora capace di prendere il sopravvento... forse era amore, ma lei non lo sapeva. Non se ne rendeva conto né prima né dopo: quando rimase sola tutto si confuse ancora di più.
Trovandosi con il giovane era felice. Tra le sue braccia tutto sembrava al suo posto: lui sapeva creare l'illusione di perfezione nel suo cuore... e intanto aveva ripreso a cucire la spaccatura.
Dopo qualche tempo,si sentì di nuovo bene, la ragazza. E ritrovò il sentimento nel proprio cuore: vi era ritornato, fluito come un fiume, una volta richiusa completamente la spaccatura. Sentiva di dover ritentare perché quel che aveva da vivere con lui ancora non si era concluso, e se non si fosse concluso non avrebbe mai potuto staccarsene; sentiva che con lui sarebbe potuto andare bene se si fossero davvero impegnati tanto; sentiva che poteva essere lui quello con cui stare sempre, anche se un altro lato del cuore diceva d'esser realista, che non si sta per sempre con uno soltanto, e forse in piccola parte sperava che fosse così. Sentiva che con lui tutto aveva senso. Sentiva di nuovo ogni singola emozione, sentiva l'amore per l'uomo dai capelli lunghi come l'unica cosa importante.
L'unica? No.
Non era più l'unica: il cuore della ragazza era cambiato profondamente. Era lo stesso di prima in quanto a composizione, ma il filo aggiuntogli dava una sensazione diversa a tutto. Le aveva dato una capacità in più: vivere di sensazioni, affidandosi a quelle e non più alla testa. Così facendo riusciva a comprendere molto meglio quel che capitava dentro di lei e nel mondo circostante.
Anche ai fatti, le cose erano cambiate di nuovo: lei era riuscita a tornare dall'uomo dai capelli lunghi, e questo aveva comportato la perdita del giovane.
Ma la perdita non poteva più essere totale. Lei aveva una parte di lui in sé: il suo cuore era stato cucito dal filo che lui aveva usato con le sue mani. E non era più sottile e fragile:era diventato corda intrecciata, resistente. E la cosa più importante sembrava essere che lui s'era dimenticato, non era riuscito o forse non aveva voluto tagliare il filo una volta completata l'opera, perciò qualcosa la legava a lui. La corda era come un piccolo sentiero, che dal cuore di lei portava a lui. E a lei non importava di nuovo più come: lo voleva accanto, perché se il filo tirava troppo per la distanza faceva male. Sarebbe potuta essere qualunque cosa lui avesse scelto: un'amica, una sorella, una confidente, una conoscente, la pazza psicopatica che non gli si toglie mai di torno... con cautela, perché l'uomo dai capelli lunghi era ferito e aveva paura del giovane. Aveva paura che questa corda potesse legarla a lui. Aveva paura che gliela strappasse dalle mani... e non voleva. Ma non si rendeva conto che a quel punto lei non voleva altro. Stava bene così, non aveva bisogno del giovane in nessun altro modo. Perché gli voleva bene, credeva in lui, e credeva in quel legame.
Il cuore della ragazza avrebbe col tempo assorbito il filo, rendendolo parte del suo muscolo, facendolo scomparire. Ma qualcosa sarebbe rimasto. Come l'acqua dentro dentro al cuore non si sarebbe mai potuta asciugare del tutto, come fosse un oceano, allo stesso modo il filo, seppure fosse scomparso col tempo, avrebbe mantenuto qualcosa: una parte di questo, sottile più d'un capello,avrebbe comunque continuato a legarli. La linfa di lui che scorre pigramente fino al cuore di lei, fosse anche solo per mantenere una vaga amicizia, un "non perdersi", un "sentirsi ogni tanto". Certo, a lei mancavano terribilmente le cose che dicevano insieme, le"coccole" che si facevano, le attenzioni che lui le dava. Quante cavolate riusciva a notare lei nel comportamento di lui, a cui lui non faceva minimamente caso, e che invece la facevano impazzire: ad esempio, quando lei gli mandava un messaggio e poi lui rimaneva collegato dopo averle risposto, e non perché stesse parlando con qualcun altro ma perché aspettava la risposta della ragazza. O quando lui le scriveva il buongiorno, e la buonanotte. Le piaceva da impazzire, e le mancavano quelle attenzioni sue. Le piaceva avere il suo sguardo addosso, la faceva sentire bella davvero.
Ma forse per lui, lei non poteva essere, in quel momento, una priorità. Perciò il legame stava lì, in attesa di sapere che fare. La linfa che scorre pigra, senza permettere, almeno a lei, di dimenticare. Gli voleva bene, voleva continuare ad esserci per lui.
Ma forse, un giorno, si sarebbero rincontrati. Erano troppe le coincidenze, troppi gli incastri per pensare che finisse così. Forse non era solo il momento. Forse erano loro quelli giusti e per la teoria del "non si sta con una sola persona tutta la vita" prima lui doveva vivere dell'altro. Forse si sarebbero ritrovati più in là, quando fossero stati al pari d'esperienze di vita, non per forza a livello sentimentale. Forse dovevano solo aspettare che il destino decidesse per loro, e allora tutto sarebbe stato facile: un'amicizia, un di più, oppure il nulla. Il filo nel frattempo li teneva uniti, lasciando però che ognuno facesse la sua vita. Non era una promessa,non era un patto, una certezza per il futuro, un obbligo. Era solo un'ancora: se fosse stato destino che le loro vite tornassero a toccarsi, sarebbe bastato seguire quel filo, sottile ma forse divenuto parzialmente indistruttibile, per ritrovarsi.
O forse sarebbe stato solo il mezzo che li avrebbe portati ad aspettarsi sempre un po'. Perché era così. Con tutto quello che sarebbe potuto succedere, sempre si sarebbero aspettati un po', c'avrebbero sperato un po': le loro porte erano socchiuse, come a dire "sono qui, faccio la mia vita, le mie cose, ma se tu decidi che è giusto, la porta è aperta, e io son qui".

Lei avrebbe sempre sperato un po'.

Il legameWhere stories live. Discover now