Come neve

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(esercizio di scrittura realizzato durante il laboratorio di scrittura creativa 'Sapori Letterari' di Monza con Loredana Limone)


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Avrebbe voluto ricordare com'era il Natale, una volta.

Avrebbe voluto ricordare cosa significava aspettare l'ultimo giorno di scuola con, nel cuore, lo spazio solo per un'emozione. L'eccitazione. E nessun pensiero. Uscire, e non preoccuparsi del freddo. Anzi, aspettandolo a braccia aperte, con gioia pura.

Si svegliava sempre presto, il giorno prima di Natale. Restava per ore col naso schiacciato contro il vetro appannato a guardare gli abeti, fuori, nei giardini dei vicini, illuminati di mille colori. Allora non erano un conforto, per lei. Erano soltanto belli, come lo erano così tante cose nel suo mondo di quegli anni. Belli quanto quello che ogni anno, da sola, addobbava in sala. Era grande, la sala. E si riempiva di parenti già dal primo pomeriggio.

Il momento che preferiva era la cena. Erano tutti insieme, sempre. Sua madre e le sue zie, per tradizione, cucinavano, e lei adorava scoprire, ogni 25 dicembre, il nuovo menù di quell'anno.

Ogni portata raccontava qualcosa di chi l'aveva preparata. I primi erano la specialità di Zia Emma: ricchi, sostanziosi, generosi, come lei. Sua madre Bianca era invece specializzata nei secondi piatti, sempre ricchi di sfumature ma decisi e rigorosi. Ovviamente, impeccabili. Infine la sua zia più piccola, Matilde, amava dedicarsi ai dessert: creava dolci deliziosi e delicati, e certamente nulla sapeva rappresentarla meglio.

Sì, amava terribilmente quei piccoli momenti, in cui eran tutti riuniti e le donne della sua famiglia narravano le loro storie, senza esitazione. Amava conoscere, ogni anno, qualcosa in più di ognuna di loro. Gli uomini si limitavano a mangiare, e a gustare quegli intimi pezzetti delle loro mogli, madri, sorelle. Erano regali, generosi doni natalizi di chi sapeva, da sempre, raccontarsi e raccontare la festa.

Sbattè gli occhi, e si scosse. Le lacrime le velavano gli occhi.

Forse ricordava fin troppo bene com'era il Natale, una volta. E forse era per questo che non sapeva come costruirne uno nuovo.

Entrò in cucina. Osservò le pentole immobili, i piatti, le posate. Le file di bicchieri e le scodelle. Come poteva sapere quale portata, quale sapore avrebbe potuto essere? Da così tanto non lo sapeva. La casa era vuota, e non aveva idea se per quel Natale si sarebbe riempita.

Uscì. Il freddo di metà dicembre le entrò nelle ossa come una coltellata, ma non gli diede peso. Rimase invece a guardare il cielo, in attesa. Passarono minuti, che a lei parvero ore. Fino a che qualcosa le toccò la mano. Poi il viso. Qualcosa di leggerissimo le si posò infine sulle labbra e lei, per istinto, se le inumidì.

Ghiaccio e acqua. Stava nevicando.

Sorrise, con tristezza. Qualcuno, da qualche parte, stava ascoltando White Christmas.

Ora lo sapeva. Il suo sapore era quello dei ricordi.

Come neveWhere stories live. Discover now