Mi trovavo seduto al bancone di un locale, aspettando che mi venisse servito il drink da poco ordinato. C'era gente in ogni angolo, un tale affollamento che l'aria risultava essere irrespirabile. Mi guardai intorno: ragazze seminude si strusciavano su uomini dalle intenzioni poco caste, gruppi di ragazzi ubriachi e strafatti ballavano e cadevano ripetutamente per terra, scatenando le risate sguaiate dei presenti e altri dormivano sui divanetti, reggendo ancora il bicchiere mezzo pieno in mano. Quel posto era l'emblema del degrado, e lo affermavo anche se io stesso ero solito frequentarlo.
"Ecco a lei!" disse la barista, porgendomi il bicchiere.
"Grazie" risposi, cominciando a bere.
Poco dopo qualcuno mi spinse. Mi voltai per capire chi fosse stato, e vidi una ragazza che correva e si faceva largo tra la folla, seguita a ruota da quello che supponevo fosse il suo fidanzato. Non riuscì ad andare molto lontano, in quanto lui la afferrò subito per un braccio e le tirò uno schiaffo. Vidi che lei stava cercando di calmarlo, ma un'altra manata la colpì in pieno viso. Poi la prese per i capelli e la strattonò, spingendola brutalmente contro il muro e facendole sbattere la testa. Altri due uomini si accorsero della scena e andarono in suo soccorso, bloccando le braccia del ragazzo e portandolo fuori. Io corsi subito verso di lei e la aiutai ad alzarsi. Piangeva, le tremavano le gambe e si massaggiava la nuca con la mano. Vidi del sangue, così mi tolsi la felpa ed iniziai a tamponarle la ferita.
"Andiamo fuori, d'accordo?" le chiesi prendendole la mano, per fare in modo che mi seguisse.
Lei mi guardava spaesata, senza aprire bocca. Una volta oltrepassata la massa di persone che riempivano la pista, riuscimmo ad uscire. Fortunatamente quel bastardo non c'era. Portai la ragazza fino alla mia macchina e la feci sedere. Mi inginocchiai per riuscire a guardarla meglio in faccia. Era conciata alquanto male: aveva lividi, ematomi, tagli e scottature di sigaretta sulle braccia, sul collo... ovunque.
"E' il tuo ragazzo?" le chiesi.
Lei annuì.
"Perché ti ha picchiata?"
"Quando è ubriaco dice che gli piace farlo"
A quelle parole rabbrividii. Gli piace farlo. Quell'animale -dato che chiamarlo uomo sarebbe stato un complimento- meritava di essere trattato allo stesso modo.
"E tu come ti chiami?" domandai gentilmente, ignorando il ribrezzo che mi scorreva nelle vene.
"Sara"
"Kevin, piacere"
In quel momento sentii dei passi dietro di me. La ragazza sgranò gli occhi e ricominciò a tremare. Mi voltai di scatto e un pugno mi colpì in pieno viso. Capii subito che si trattava del suo fidanzato, e che sicuramente era venuto lì per riprendersela, ma non avrei mai permesso che la picchiasse di nuovo. Doveva soffrire tanto quanto aveva sofferto lei, se non di più. Mi alzai e gli sferrai un pugno nello stomaco. Lui si piegò in avanti, scosso dai conati. Mi appoggiai alle sue spalle con entrambe le mani e gli tirai una ginocchiata sul mento. Cadde a terra, e ne approfittai per riempirlo di calci. Avrei voluto rompergli le costole e fargli vomitare sangue. Mi misi a cavalcioni su di lui, accesi una sigaretta e, dopo aver fatto un paio di tiri, gliela spensi sulla spalla. Le sue grida di dolore furono la mia ricompensa.
"Hai sentito cosa si prova, lurido bastardo? " gli chiesi, con un ghigno "Se ti vedo in giro, ti uccido" conclusi, sputandogli in faccia.
"Sara, chiudi la portiera" dissi poi alla ragazza, che ubbidì. Sembrava veramente abituata a ricevere ordini.
Salii in macchina, misi in moto e sgommai via.
"Dove abiti? Ti riporto a casa"
"Vivo con il mio ragazzo, ma io lì non ci voglio più tornare" rispose lei, con voce tremante.
"La tua scelta è più che comprensibile. Allora ti porto dai tuoi genitori, va bene?"
"No, no. Con loro ho chiuso i rapporti molto tempo fa, non mi vogliono più vedere" continuò, fissando fuori dal finestrino.
La curiosità di conoscerla e scoprire i suoi scheletri nell'armadio era forte, ma sarei stato a dir poco indiscreto se le avessi chiesto di entrare nei particolari. E poi ero sicuro che non me li avrebbe mai raccontati.
"E hai qualche amica da cui potresti andare?"
"No, non ho nessuno"
"Senti... Se vuoi puoi passare la notte a casa mia" le feci questa proposta nel modo più pacato e naturale possibile. Non volevo pensasse che io fossi un depravato o un maniaco, ma dopo tutto quello che aveva passato non l'avrei biasimata se avesse rifiutato. In che altro modo avrei potuto gestire una conversazione del genere? Non l'avrei di certo lasciata per strada, che fine avrebbe fatto? Magari quel pazzo psicopatico l'avrebbe trovata, e non volevo nemmeno immaginare cosa sarebbe stato capace di farle.
"Grazie, sei gentile" rispose incerta, dopo qualche minuto di silenzio.
Durante il resto del viaggio nessuno dei due parlò, e una volta arrivati a casa lei si irrigidì. Si guardava intorno e si soffermava a fissare il tavolo, le sedie, le scale. Si accarezzava nervosamente il braccio e aveva lo sguardo assente. Chissà a cosa stava pensando, quale orribile episodio le fosse venuto in mente. Non volevo distoglierla, forse aveva solo bisogno di un po' di tempo per osservare e capire che non avrei potuto farle del male.
"Vieni a sederti qui, vediamo com'è messa la ferita" mi rivolsi a lei con tono gentile, indicandole la sedia.
I suoi movimenti erano lenti, prudenti, come se avesse paura di combinare qualche danno. Presi del disinfettante e un po' di cotone dal mobiletto del bagno e lo portai in salotto. Le scostai delicatamente i capelli per riuscire a pulirle il taglio, e non appena la sfiorai sussultò.
" Lo so, brucia, ma tra poco ti passa" dissi.
Quando ebbi finito, mi inginocchiai di fronte a lei e notai che stava fissando dei segni che aveva sulle gambe. Non volevo si immergesse troppo nei suoi ricordi, così le posai il braccio sulle ginocchia.
"Per quanto possano essere brutte certe esperienze, ci insegnano sempre qualcosa"
Appena finii di parlare lei mi scostò il braccio con un gesto secco. Feci finta di niente e mi alzai da terra. Ad essere sincero non pensavo che avrebbe reagito in quel modo, ma a quanto pare il contatto fisico la metteva parecchio in soggezione.
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Submissive
Novela JuvenilSara è succube del suo ragazzo, incatenata ad un'apparente storia d'amore da cui non riesce ad evadere. Fragile, abbandonata a se stessa. Kevin la conoscerà durante una sera che sembrava essere come tante altre, ma sarà proprio questo incontro a cam...
