Hero.

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Decisi di smetterla.
Dovevo smettere, era un obbligo, era diventato troppo da sopportare. Il mio corpo non avrebbe retto ulteriori sforzi; come quelli che stava affrontando ora... a causa sua, a causa di quella dannata.
Era cominciato tutto come un gioco, inizialmente lo facevo solo per provare piacere, unicamente per quello scopo.
Io ero sempre stato forte di carattere, ma lei era comunque riuscita a piegarmi al suo volere, ed io la tenevo sempre dentro me. Sempre.
Io adesso ho diciotto anni; è da quando ne avevo sedici che questa storia va avanti... è da ben due anni che io sono un sottomesso. Ho rischiato tanto e la mia vita è tuttora in bilico; gioca a fare l'equilibrista, sulla lama di un coltello, sempre rivolto con la sua punta affilata verso di me, pronto a colpirmi e ad uccidermi. Per ora è riuscito solo a ferirmi, anche gravemente. Io pensavo che lei mi avrebbe salvato, invece mi ha distrutto. Sono passati due mesi da quando l'ho lasciata andare, ma porti ancora addosso i suoi segni, indelebili.
Ripeto che era tutto partito da un gioco, una scommessa che avevo fatto con me stesso. Ero l'unico nella mia compagnia di amici che il piacere non lo aveva mai provato, non volevo restare indietro. Infine presi una decisione: lo avrei provato anche io quel piacere di cui parlavano, ma ne avrei provato tanto.
Mi vedevo con lei tutti i giorni, tutte le sere e tutte le notti.
Inizialmente si trattava di rapporti occasionali, ma poi divenne parte di me e io scoprii di non poterne più fare a meno, avevo bisogno di lei. Un disperato bisogno.
A scuola i miei risultati cominciarono a calare; frequentavo la terza in un liceo classico, l'impegno che serviva per andare avanti era notevole, e io non lo riuscivo più a trovare... l'impegno. I miei professori non riuscivano a capire perché i miei risultati, sempre stati eccellenti, fossero calati improvvisamente, non si facevano una ragione del perché fossi diventato taciturno e relativamente violento; per loro io ero sempre stato Nicholas, il ragazzo calmo e studioso, non il ragazzo violento e menefreghista che ero diventato. Ma si sa, l'amore stravolge le vite e porta anche problemi, molti.
E io di problemi cominciai ad averne tanti, non solo a scuola, purtroppo. Anche a casa cominciai a far uscire fuori il peggio di me: rispondevo male ai miei genitori anche quando non ce n'era motivo, arrivai persino a minacciare mia madre che l'avrei uccisa se mi avesse osato riprendere un'altra volta. Neanche loro si spiegavano il perché di tanto mutamento, mi portarono dai più rinomati psicologi della città, ma per tutti io risultavo avere la mente sana. In effetti lo pensavo anche io di avere la mente apposto, credevo che solo il mio corpo avesse bisogno di lei, del suo calore, della tranquillità che mi portava, dei suoi baci e dei suoi graffi, ma mi sbagliavo.
I mesi passarono ed io non migliorai, anzi, cominciai a frequentarla tutti i giorni, uscivamo sempre insieme, io e lei, da soli, ci divertivamo tantissimo. Facevamo tutto insieme, io la amavo e lei amava me. Sentivo che il mio corpo non resisteva agli sforzi che quella relazione comportava, sforzi enormi. Ma decisi di ignorare ciò che il mio corpo mi comunicava, ero follemente innamorato.
Passò un altro po' di tempo e la situazione peggiorò uleriormente; adesso quando lei non era con me, vomitavo, soffrivo terribilmente, perciò ripresi a chiamarla per stare con me e ricominciai a stare bene, finché, un giorno in cui lei non era potuta venire a scuola, uscito dalla classe svenni. Ricordo solo le voci dei miei compagni che urlavano il mio nome, poi solo il vuoto.
Mi svegliai tre giorni dopo, immerso nel bianco, i miei occhi neri come la pece cercavano disperatamente di mettere a fuoco l'ambiente in cui mi trovavo, ma non ci riuscivano. Vedevo solo bianco, non distinguevo le forme... solo bianco... come il Paradiso. Questo stato di trance apparente durò fino a che non sentii una mano accarezzarmi i capelli biondi ed una voce chiamare il mio nome.
"Nicho, Nicho, svegliati. Ti prego."
Era lei! Era tornata da me, pure nell'oblio mi stava accanto, urlai, mossi freneticamente le mani nel vuoto, una mano me le fermò.
"Nicho, che stai dicendo?"
"Hero..." mormorai.
"No, stupido, non sono Hero" sentii ridere, "sono Laura."
"Laura, che ci fai tu qui? Non perdere tempo con me."
Lei aumentò la stretta sulle mie mani.
"Non lo capisci che non sto perdendo tempo, che io sono qui perché lo voglio, e non perché qualcuno mi ha obbligato."
Sorrisi debolmente.
"Grazie" mi disse.
"Di cosa?" risposi.
"Di sorridere, di esistere, di esserci, di vivere." Sentii le sue lacrime bagnarsi le mani, una cadde sui miei occhi ed io, quasi miracolosamente, riuscii a mettere a fuoco. La prima cosa che vidi furono due occhi blu che mi fissavano, stracolmi di lacrime, poi vidi la stanza, era davvero tutto bianco. Mi trovavo in ospedale, avevo flebo in entrambe le braccia e un enorme dolore addosso.
"Nicholas! Sei veramente sveglio ora!"
"Sì" sussurrai, "sì, sono sveglio, grazie a te. Grazie per essere qui."
"No, stupido, non ringraziarmi" mi disse, "ti porterò via da lei, per sempre. Non permetterò che nessun'altra ti faccia soffrire, ti proteggerò"
Sorrisi e le presi il viso tra le mani. In seguito dovetti svenire nuovamente, perché dentro porto solo il ricordo del buio.

So solo che Laura mi ha davvero salvato da chi mi stava uccidendo e portando allo stremo le mie forze. Non sono ancora guarito del tutto, e a volte ne soffro ancora la mancanza.
Eroina, che dovrò mai fare per dimenticarti?

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⏰ Last updated: Aug 13, 2016 ⏰

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