Veanne.
Questo è il mio nome.
Nella lingua degli sh'amlen significa "Destino".
Mia madre me lo diede quasi per gioco, perché le piaceva.
Ma non sapeva quanta ironia ci sarebbe stata in un solo nome.
Veanne. Buffo.
Stavo in ginocchio in quella che sembrava la cella di una prigione. Come ero arrivata lì? Odiavo gli spazi chiusi, come elfa Dalish ero abituata a radure e boschi. Infatti, ero nel panico più totale solo sentendo quel terribile puzzo di chiuso ed umidità.
Ad ogni angolo della claustrofobica cella, una guardia armata fino al collo mi puntava la spada contro. Avrei voluto chiedere dell'acqua, o solo di alzarmi, ma decisi all'istante di lasciar perdere. Probabilmente non aspettavano altro che una mia mossa per infilzarmi.
Abbassai gli occhi sulle mie mani, fissando per qualche secondo le pesanti manette che mi stringevano i polsi in una morsa ferrea. Strinsi appena i pugni, respirando in modo regolare con la bocca socchiusa per evitare di sentirmi male. Di punto in bianco, dal palmo della mia mano sinistra fuoriuscì una piccola esplosione elettrica di un inquietante colore verdognolo. Sobbalzai ed alzai gli occhi sulla porta di fronte a me che si apriva con una veemenza inimmaginabile.
Quando due donne entrarono, le guardie rinfoderarono le loro spade e rimasero sull'attenti, portando il pugno destro all'altezza del cuore. La prima donna che entrò, avvolta in un'armatura, iniziò a girarmi attorno come un predatore che accerchia la sua preda, mentre l'altra si fermò davanti a me con le mani incrociate dietro la schiena. I miei occhi verde acqua seguivano attenti ogni loro movimento.
"Dimmi perché non dovrei ucciderti subito." disse la prima alle mie spalle. "Il Conclave è stato spazzato via. Tutti i partecipanti sono morti.. Tranne te." si era abbassata per parlarmi pericolosamente vicina all'orecchio, per poi sollevarsi ed affiancarsi all'altra, guardandomi dall'alto.
Io rimasi in silenzio, assottigliando appena lo sguardo senza riuscire però a mettere a fuoco nessun dettaglio di loro.. Cosa si aspettava? Che le dessi un elenco dove passo per passo davo i motivi per i quali non dovevo morire? 'Sono troppo giovane, troppo carina, troppo abile per morire'? Ma per favore. Dopo qualche secondo mi prese la mano sinistra e la sollevò in modo spazientito.
"Spiegami questo." non era una richiesta, ma un ordine. Dal palmo continuavano a fuoriuscire piccole scosse che, a dirla tutta, nemmeno io sapevo spiegarmi. Mi lasciò andare ed io esitai. Come potevo spiegare ciò che non conoscevo? Non sapevo nemmeno dove mi trovavo!
"N-non posso.." balbettai, guardando un punto fisso di fronte a me. Le due mi giravano attorno, studiandomi come se fossi un qualche tipo di animale.
"Cosa significa 'non posso'?" domandò di rimando la prima con un tono leggermente più acuto.
"Non so cosa sia" risposi subito, più decisa, alzando il viso ed incrociando i suoi occhi. "ne come sia finito sulla mia mano!" ed era vero. Mi sembrava di vivere un incubo.
"Stai mentendo!" sbottò afferrando le manette e strattonandomi con forza. Io sobbalzai, intimorita da quei suoi occhi marroni pieni di odio e rabbia, che così vicini riuscii a vedere chiaramente.. L'altra donna la afferrò da un braccio e la allontanò da me, piazzandosi in mezzo come a volermi difendere. Non era un atto di carità, ne ero certa, ma ero tacitamente grata alla donna incappucciata. Il mio respiro era più pesante e la nausea si faceva sentire più di prima.
"Lei ci serve, Cassandra." disse con voce calma mentre io abbassavo di nuovo gli occhi. Il mio cuore aveva aumentato il ritmo freneticamente e probabilmente ero pallida in viso. Odiavo quel posto, e odiavo soprattutto non sapere quale crimine avevo commesso per essere rinchiusa chissà dove. Non dovetti nemmeno alzare lo sguardo per capire che le due mi stavano di nuovo guardando.
L'ultimo ricordo nitido e sensato che avevo era del Conclave. Una sorta di riunione tra esponenti di tutte le razze che il capo della Chiesa degli Sham'len aveva organizzato, alla quale io avevo partecipato in nome del mio clan, il clan Dalish Lavellan.
"Tutte quelle persone.. Sono.. Morte.." dissi con voce strozzata, ricordando poco e niente se non qualche volto, tra umani, maghi e nani. "Allora adesso cosa accadrà?" chiesi, rilasciando il mio panico ma tentando di apparire calma per quanto mi fosse possibile. La seconda donna sospirò e si avvicinò, con le mani giunte.
"Ricordi cosa è accaduto? Come tutto ha avuto inizio?" mi domandò lei con estrema tranquillità. Mi lasciai sfuggire un sospiro mentre cercavo di scavare nella mia memoria.
"Ricordo solo.. Che stavo scappando. C'era qualcosa che mi inseguiva. E poi.. Una donna.." dissi ad occhi chiusi.
"Una donna?"
"Si è protesa verso di me" continuai riaprendo gli occhi e fissando il pavimento. "ma poi.. Poi.." mi fermai, emettendo un versetto seccato e chiudendo gli occhi. Non ricordavo nulla, ne prima ne dopo di ciò che avevo raccontato. Cassandra -così si chiamava giusto? - allungò una mano dietro la schiena dell'altra donna, conducendola verso la porta.
"Vai all'accampamento Leliana. Io la condurrò allo squarcio." disse lei con una calma. Leliana, la donna incappucciata con la voce calma, annuii e se ne andò.
Io sentivo sempre più forte il panico che cresceva in me mentre quasi mi accasciavo al suolo. Gocce di sudore freddo mi rigavano il viso ed inumidivano i miei capelli bianchi come la neve. In quel momento Cassandra si accucciò dinnanzi a me e mi liberò dalle manette che mi ancoravano al suolo, tenendo però i miei polsi legati con una corda.
"Cos'è accaduto?" chiesi con voce stanca, guardando prima le mani della donna e poi il suo viso. Lei fece lo stesso, per poi aiutarmi ad alzarmi sulle mie ormai deboli gambe.
"Lo vedrai con i tuoi occhi." rispose secca, dandomi le spalle.
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My Demons.
FanfictionIn un mondo in guerra, mentre il Thedas viene minacciato dall'ennesima catastrofe, un fenomeno sconosciuto squarcia il Velo che divide il mondo dall'Oblio, permettendo a demoni e spiriti di camminare liberamente sulla terra. Solo una persona può fer...
