Cap. 2

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Mi sembra di essere tornata al primo giorno di scuola. Dai, Amanda, dai. Non fare la bambina. Non può essere così terribile. Ho dormito poco questa notte, così applico un po' di correttore sotto le occhiaie e abbondo con l'ombretto e il mascara. Mi guardo allo specchio. Sembro un panda. Sciacquo tutto e metto solo un po' di eyeliner. Così va meglio, ma i capelli non ne vogliono sapere di stare a posto. Un ciuffo ribelle mi cade davanti agli occhi e non c'è modo di sistemarlo. Spazientita, prendo un paio di forbici e mi faccio una frangia improvvisata. Sembro più piccola, ma gli occhi risaltano di più.

Scendo in cucina e la mamma è già lì, con una tazza di caffè bollente in mano e la tastiera del computer davanti a sé.

«Che fai?», le chiedo.

«Cerco le agenzie di lavoro qui intorno», mi risponde. Poi alza gli occhi su di me. Si porta una mano alla bocca.

«Che hai fatto ai capelli?»

«Nuovo look. Come sto?»

Mia madre scuote la testa. «Sei matta come un cavallo», sussurra dopo un istante.

Faccio spallucce.

«Vado, o farò tardi», la informo.

«Non mangi nulla?»

«No, grazie», rispondo e mi fiondo verso la porta prima che abbia il tempo di replicare.

Ho lo stomaco bloccato e una strana sensazione al petto. E' come una morsa. Sto solo andando a scuola. Eppure mi sembra che oggi debba succedere di tutto. Sarà perché a Sesto ho sempre visto le stesse facce, dalla prima elementare fino alla seconda liceo. Ora non conosco nessuno. Deve essere per quello. Non c'è nient'altro che potrebbe...

Mi fermo un attimo, davanti alla chiesa, perché il cuore ha iniziato a battere forte. So che il motivo non è solo quello. Solo che se mi metto a pensarci, mi sembra di impazzire. Stringo i pugni e scaccio le lacrime. Canto la nostra canzone preferita, la canto sottovoce, anche se bisognerebbe urlarla, saltando come pazzi, coi capelli sudati e le braccia rivolte verso l'alto. Urlando contro il cielo. Mi tranquillizza, il Liga. Mi dà un attimo di pace e finalmente torno a respirare e posso ricominciare a camminare. Arrivo davanti al Liceo e chiedo alla bidella della mia classe, la terza B.

Anche lei mi squadra. Un ragazzo moro mi passa accanto e non fa nulla per evitare che il suo braccio tocchi il mio zaino. Deve essere molto forte, perché mi sbilancia e per poco non cado. Si volta a guardarmi, e riconosco quel ghigno dai denti perfetti. E' il tizio del giorno prima, che stava fumando davanti al bar.

 E' il tizio del giorno prima, che stava fumando davanti al bar

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Quello che mi ha presa in giro. Vedo che entra in quinta C. Farò in modo di stare alla larga da quella classe, per non avere problemi.

Quando entro nella mia, mi sembra di soffocare. Un gruppetto di ragazze sta parlando in un angolo, non si voltano neanche a guardarmi. Hanno tutte dei jeans molto attillati, mentre io ho indossato degli stupidi pantaloni larghi e una maglietta che andava bene alle medie. E poi questa frangia che mi cade sugli occhi è stata decisamente un'idea cretina. Non voglio mettermi in prima fila, così cerco un posto in mezzo all'aula, ma sono tutti già occupati.

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